I russi vanno pazzi per la zuppa vietnamita: una giovane imprenditrice ci racconta il suo successo

Jinny Lien Ngo
Jinny Lien Ngo è nata ad Hanoi e ha ereditato dai genitori la passione per la Russia (suo padre è ora l’ambasciatore del suo Paese a Mosca). Lei ha deciso però di non cullarsi sugli allori della vita da figlia di un diplomatico e di darsi al business della ristorazione

Tutto è iniziato con i miei genitori che hanno studiato all’Università Statale di Mosca da giovani. Mio padre ha studiato Legge e mia madre Linguistica. Sono cresciuta ascoltando le storie dei miei genitori sulla Russia, su quanto sia grande e bella e su quanto sono simpatici i russi. Anche una parte del mio nome, Jinny Lien Ngo, significa “Russia” (“Russia” in vietnamita è “Nga”): e Lien è parte dell’espressione “Lien Xo” che significa “Vecchio Soviet”.

Nel 2018 mio padre è diventato ambasciatore del Vietnam in Russia, e io l’ho seguito. Ho studiato Economia all’University College di Londra (UCL), mi sono laureata nel 2011 e ho iniziato a lavorare, prima per una società di investimento a Londra e poi in Africa occidentale, dove ho aperto una mia attività, esportando legname e anacardi in Vietnam. Mi sono occupata di business per un po’. Quando sono arrivata in Russia, il cibo vietnamita stava crescendo in popolarità, ma i ristoranti erano tutti abbastanza simili, e offrivano più o meno gli stessi piatti. Volevamo fare qualcosa di autentico e fatto in casa, così abbiamo avviato il piccolo caffè “Em Oi”. Abbiamo pho bo (noodle in brodo di manzo), tom yum e mango shake, ma ci sono anche noodle di riso con manzo saltato, maiale grigliato e piatti di riso con anatra alla griglia o gamberi in agrodolce. 

Ho fatto tutto senza dirlo ai miei genitori e abbiamo aperto a gennaio di quest’anno, senza riscontrare problemi burocratici. La più grande lotta è stata quella di conquistare e mantenere i clienti. Durante le prime due settimane abbiamo avuto un sacco di russi, ma il nostro cibo inizialmente non era abbastanza buono, così non tornavano. Solo due mesi fa, quando abbiamo incontrato il nostro attuale chef, le cose hanno davvero iniziato a crescere. Ora le persone ci consigliano ai loro amici e facciamo 60-70 coperti di media nei giorni normali. La maggior parte di loro sono studenti stranieri provenienti dall’Asia. 

L’investimento iniziale necessario per aprire un piccolo caffè in Russia è di circa 20-30 mila dollari (18.800-26.700 euro). L’unico problema è l’affitto: è un po’ alto qui. A Mosca ci si può aspettare di pagare da 5.000 rubli (68 euro) a 14.000 rubli (191 euro) al metro quadrato.

Il nostro team è giovane ma determinato, e sono stata incredibilmente fortunata a conoscere queste persone, perché questo non è qualcosa che si può fare da soli. Il core team è composto da sei persone, e io sono la più grande. Lo chef ha 27 anni e il resto della squadra ha circa 20 anni. Lavoriamo tutti sodo, a volte 13 ore al giorno, ci dedichiamo anima e cuore al progetto. Penso che le persone possano sentirlo quando vengono da noi. 

La maggior parte della squadra parla russo, ma io no. Non conoscere la lingua non mi crea grandi problemi, ma a volte vorrei comunicare con i clienti russi ed è difficile, perché molti non conoscono l’inglese. So però che “ochen vkusnyj” vuol dire “molto buono”, e quindi quando lo sento so che a loro è piaciuto il nostro cibo. 

Il pho bo è molto popolare qui e una delle cose più strane è che abbiamo un sacco di clienti russi che fin dall’inizio vengono qui con grande regolarità per mangiarlo. Ci sono tre gruppi di persone che vengono ogni giorno per il pho bo, tranne i fine settimana, quando non lavorano. Un giorno avevamo finito il pho bo, sono venuti e se ne sono andati senza provare altro. Abbiamo poi un cliente molto affezionato che viene ogni giorno, quindi quando non lo vediamo sappiamo che è in viaggio. Ma quando è qui mangia pho bo. È divertente, e allo stesso tempo è molto confortante sapere che anche nei giorni peggiori queste persone ci sosterranno. 

Siamo stati fortunati a trovare fornitori russi affidabili e generalmente abbiamo un buon rapporto con loro. All’inizio era fastidioso che a volte i partner impiegassero un’eternità per rispondere alle email, così gradualmente abbiamo iniziato a chiamarli per il follow-up. Inoltre, in Asia siamo abituati a consegne istantanee nel giorno stesso, mentre qui ci possono volere alcuni giorni, anche se ordini qualcosa all’interno della città.

Prima di avviare un’attività in Russia, ci sono tre cose a cui pensare. Prima di tutto, avrete bisogno di qualcuno che sia qui da molto tempo, che comprenda gli aspetti legali e culturali legati all’avviamento di un’impresa in loco. Quando la parte legale è a posto, potrete concentrarvi su tutto il resto. In secondo luogo, non dovreste sottovalutare il mercato: assicuratevi che il vostro prodotto sia di buona qualità, il prezzo sia ragionevole e di conoscere il vostro pubblico di destinazione. Non potete semplicemente pensare di aprire e che la gente verrà. Terzo, siate pazienti. Dovete essere pazienti con tutto ciò che mettete in piedi, specialmente in Russia, dove l’economia non sta andando troppo bene ora. 

Abbiamo imparato alcune lezioni lungo il percorso, ma, se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, rifarei tutto da capo, perché ho incontrato così tante persone incredibili in questo viaggio. Il mercato è aperto a nuove idee e noi ne abbiamo tante, quindi sono fiduciosa per il futuro.

 ***

Questa storia fa parte della nuova serie di articoli di Russia Beyond sui professionisti stranieri che lavorano e fanno affari in Russia. Conoscete qualcuno che potrebbe avere qualcosa da raccontare o volete condividere la vostra esperienza personale? Vi preghiamo di contattarci qui: direttore@it.rbth.com

 

Altre testimonianze:

Guy Eames: come un manager britannico ha affrontato trentanni di turbolenta vita russa  

Luigi Tozzi-Spadoni: Vodka, banja e donne al potere, un top manager italiano racconta com’èlavorare in Russia 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie