Ecco perché la Russia allenta l’embargo

La Russia ha deciso di riattivare le importazioni di alcuni prodotti destinati alla produzione di alimenti per l’infanzia.

La Russia ha deciso di riattivare le importazioni di alcuni prodotti destinati alla produzione di alimenti per l’infanzia.

: Chris Goldberg/Flickr
Il governo ha deciso di revocare in parte il divieto di import su una serie di prodotti utilizzati per l’alimentazione destinata all’infanzia. Una manovra che dovrebbe stimolare la produzione interna. Ma alcune aziende ammettono di utilizzare già da tempo materie prime nazionali

Si allenta la morsa sull’embargo. È di ieri infatti la notizia che il governo russo ha deciso di consentire l’import di alcuni prodotti destinati all’alimentazione per l’infanzia, fino a prima inseriti nella lista nera degli articoli banditi. Si tratta di carne bovina, carne di pollo e suoi derivati, verdure crude, cotte, surgelate e secche.

Il Ministero dell'Agricoltura ha spiegato che questa decisione è mirata a migliorare la competitività dei produttori nazionali. "Gli alimenti per l'infanzia importati entravano liberamente sul mercato e i produttori russi erano spesso limitati nella scelta di materie prime qualitativamente adeguate”, ha spiegato la rappresentante del Ministero dell'Agricoltura Yana Perepechaeva. Secondo il piano preliminare, la decisione del Ministero circa l'importazione di prodotti sarà basata sulle richieste da parte del produttore. La richiesta dovrebbe includere i dati sul quantitativo di materia prima necessario da importare, il nome del fornitore e il Paese di origine, così come lo specifico uso che se ne farà. Dopo aver verificato la validità della richiesta, il Ministero dell'Agricoltura darà il permesso all'importazione. Il Ministero dell'Agricoltura dovrebbe sviluppare e concordare le regole di importazione delle materie prime per la produzione di alimenti per l'infanzia nei prossimi tre mesi.

Secondo i dati di BusinesStat, nel 2015 il volume del mercato russo di alimenti per l'infanzia è diminuito del 3,5%, fino a 1,6 milioni di tonnellate, mentre il volume delle importazioni di prodotti finiti, secondo il Servizio federale delle dogane, è pari a 41.100 tonnellate. Il capo del Centro economico di analisi e previsioni di Gazprombank, Daria Snitko, è convinta che l'esclusione dall'embargo delle materie prime per la produzione di alimenti per l'infanzia non inciderà sulla produzione nazionale. Secondo lei tutti gli operatori del mercato, tra cui le multinazionali attive in Russia (PepsiCo, Danone, Nestlé, ecc.), sono riusciti a sostituire le materie prime oggetto del blocco. La Nestlé (che produce gli omogeneizzati Nan, Nestrogen, i porridge Nestlé e i purè Gerger) ha detto che in 20 anni di lavoro in Russia ha stabilito "collaborazioni a lungo termine con una serie di fornitori locali di materie prime". Più del 90% dei prodotti finiti sono realizzati con merce locale. Ad esempio, i cereali per bambini nascono in una fabbrica a Vologda, aggiunge un rappresentante di Nestlé.

"Questi cambiamenti non avranno alcun effetto sulla nostra produzione. Le materie prime per la realizzazione di alimenti a marchio ‘Agusha’ anche prima dell'introduzione delle restrizioni erano reperite da fornitori russi (perlopiù verdure) e dall'America Latina (carne, verdure, frutta)”, ha spiegato il vice presidente per le relazioni istituzionali di PepsiCo per Russia, Ucraina, CIS e l'Europa centrale, Sergej Glushkov. Secondo lui, nella produzione di alimenti per l'infanzia, il 30% degli ingredienti proviene dalla Russia, senza contare il latte russo utilizzato per tutti i prodotti lattiero-caseari.

A favore di questo provvedimento nell'agosto 2015 si era espresso anche Stefan Hipp, membro del consiglio di amministrazione del gruppo tedesco HiPP, che dalla fine del 2010 fabbrica alimenti per l'infanzia nei pressi di Kaliningrad, con un volume di investimenti pari a 15 milioni di euro e una capacità annua di 32 milioni di barattoli. Stando alle sue parole, dopo l'introduzione dell'embargo la fabbrica in Russia è riuscita a produrre solo il 20% di tutta la gamma di prodotti a causa dell'assenza di determinate materie prime nella Federazione. Se l'embargo non verrà annullato in un prossimo futuro, la HiPP sarà costretta a chiudere lo stabilimento, aveva dichiarato in un'intervista a Kaliningrad.ru.

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