I nuovi nodi del caso Yukos

Un ingresso dell’edificio della compagnia Yukos a Mosca.

Un ingresso dell’edificio della compagnia Yukos a Mosca.

AP
Le autorità russe hanno contestato tutte le sentenze riguardanti la confisca dei beni statali nelle cause intentate da Yukos in Francia. A tale scopo il Cremlino è stato costretto ad adottare una serie di misure anomale tra cui quella di secretare i dati sulle proprietà statali all’estero

Le autorità russe hanno contestato le 150 istanze riguardanti la confisca dei beni statali all’estero nelle cause intentate dagli ex proprietari di Yukos, in cui sarebbe stato chiesto un risarcimento di oltre 50 miliardi di dollari. A comunicarlo è Andrea Pinna, socio dello studio legale De Gaulle Fleurance & Associés, che rappresenta gli interessi della Russia, secondo quanto riferisce il giornale commerciale Rbk-Daily. A suo avviso, tutte le sentenze di prima istanza emanate dai tribunali in territorio francese sarebbero state contestate.

I beni confiscati

In base alle sentenze già emanate sarebbero stati sequestrati otto o nove palazzi, utilizzati come sedi diplomatiche, ubicati soprattutto a Parigi, precisa Pinna. Secondo le fonti di Rbk-Daily, in quest’elenco figurerebbe, per esempio, anche il palazzo sede parigina dell’agenzia di informazione Tass. “Tali misure non impediranno, tuttavia, alla Federazione Russa di utilizzare questi edifici. A essere proibita è solo la vendita, ma la Russia non l’aveva in progetto” ha spiegato al giornale Pinna.

Oltre che in Francia, gli ex azionisti di Yukos hanno avviato dei procedimenti legali nei tribunali di Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna. Per difendere i suoi diritti la Russia si avvale della consulenza dello studio legale White & Case. “Il caso Yukos presenta degli aspetti un po’ anomali. L’accusa stessa ha molte “falle”, in particolare, lo status degli investitori, ex azionisti della Yukos, potrebbe essere messo in dubbio”, spiega Petr Dashkevich, analista di Ufs Ic. A suo avviso, la parte russa per il momento sta costruendo solo formalmente la sua difesa.

Le conseguenze possibili

A seguito del conflitto le autorità hanno smesso di pubblicare i dati sui beni russi all’estero. Secondo fonti di Rbk-Dailyle informazioni sarebbero state di fatto secretate. “Per ragioni di sicurezza nazionale, inclusa la politica ostile di alcuni paesi, le informazioni sulle proprietà federali all’estero non sono disponibili in internet nel sito di Rosimushchestvo, ha dichiarato Aleksey Chubar, vice direttore di Rosimushchestvo (il dicastero responsabile della gestione dei beni statali in Russia). Per le stesse ragioni è auspicabile che tali informazioni non vengano fornite ai media”.  

Come viene indicato in un’indagine effettuata dalla Camera dei Conti (l’organo preposto al controllo della  gestione  delle risorse statali), nel 2012 la Russia possedeva 973 proprietà all’estero, tra cui 166 terreni e 807 immobili, ma il registro dei revisori non è stato pubblicato. La Russia può secretare i suoi beni, ma questa norma potrebbe essere in contraddizione con la legislazione degli altri stati, osserva Emil Martirosian, docente dell'Istituto di Economia e gestione amministrativa presso l’Accademia russa di Economia nazionale e della Pubblica amministrazione.

Nel 2014 la Corte arbitrale permanente aveva riconosciuto per gli ex azionisti della compagnia petrolifera Yukos un risarcimento di 50 miliardi di dollari. A rappresentare gli interessi degli ex proprietari erano tre compagnie offshore: Yukos Universal, Hulley Enterprises e Veteran Petroleum. Secondo le sentenze emanate dalla corte la società petrolifera Yukos sarebbe stata espropriata a vantaggio di Rosneft, la compagnia statale petrolifera russa. 

Tuttavia, secondo la parte russa, la Corte arbitrale permanente dell’Aja non sarebbe legittimata a dirimere la controversia e inoltre avrebbe commesso degli errori nella stima delle perdite. Nel gennaio 2015 le autorità russe hanno presentato istanza all’Aja per l’annullamento della sentenza emanata. Secondo gli esperti la controversia potrebbe protrarsi ancora lungo e risolversi solo dopo un accordo raggiunto tra le parti”, sottolinea Martirosian. 

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