Gli effetti del caso Yukos

L'edificio della Yukos intorno al 2000 (Foto: Ap)

L'edificio della Yukos intorno al 2000 (Foto: Ap)

Gli ex azionisti hanno vinto una causa del valore di 50 miliardi di dollari contro la Russia presso la Corte permanente di arbitrato dell'Aia. I rischi? Potrebbe essere sequestrata ogni attività del paese all'estero

In base alla decisione del Tribunale dell'Aia, pubblicata il 28 luglio 2014, la Russia, come parte soccombente dovrà restituire agli ex azionisti della compagnia “YUKOS” circa 50 miliardi di dollari. In sostanza si tratta del risarcimento per la bancarotta e la vendita dei beni della compagnia petrolifera nel 2004. Secondo l'arbitrato, la Russia ha infranto il protocollo della Carta dell'Energia quando nel 2004 ha di fatto espropriato la compagnia petrolifera ai suoi legittimi proprietari. In particolare, una delle risorse chiave della Yukos - la società di estrazione petrolifera "Yuganskneftgaz"-  è passata sotto il controllo della compagnia di stato "Rosneft". Come affermato dal ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov, la Russia farà appello contro la decisione dei tribunali d’arbitrato dei Paesi Bassi. n particolare, secondo i dati diffusi dalle agenzie stampa ufficiali, la Russia non ha ratificato la carta dell'energia ma ha solo firmato il trattato di adesione, il che significa che il caso non può essere arbitrato dal Tribunale dell'Aia.

In ogni caso, secondo Anton Soroko - analista della società di investimento “Finam - "questo costituisce un campanello d’allarme per gli investitori, che giustamente o ingiustamente escludono il nostro paese". Inoltre, potenzialmente, possono risentirne negativamente i colossi statali russi di estrazione del petrolio e gas: Rosneft e Gazprom, che il Tribunale dell'Aia ha dichiarato essere i beneficiari della bancarotta della Yukos. "Poiché Gazprom e Rosneft sono stati coinvolti nella causa come co-imputati della Federazione Russa, la decisione giudiziaria relativa al recupero dei 50,02 miliardi di dollari si estende anche a loro", ha detto Dmitry Gorbatenko, avvocato presso lo studio legale “Pleshakov, Ushkalov & partners”. Questo a sua volta significa che è possibile che l’ammontare dell’indennizzo venga addebitato a Gazprom e Rosneft e nel peggiore dei casi, potrebbe comportare il sequestro dei loro beni all'estero. "Certamente, la decisione riguarda fortemente la dimensione politica. Per le imprese russe la decisione della Corte rientra nella sfera del conflitto di attività nel business russo", concorda il principale esperto della compagnia di investimento UFS IC Aleksey Kozlov.

Attività sotto minaccia

A partire dalla sentenza della Corte di arbitrato dell'Aia, la Russia ha 10 giorni per fare ricorso contro questa decisione nei tribunali dei Paesi Bassi. Nella moderna storia russa, è già accaduto che l’assetto del paese fosse oggetto di arbitrato in tribunali stranieri. Il più famoso incidente si è verificato nel 1993, quando la Corte di Lussemburgo ha accolto la causa contro la Russia della ditta svizzera Noga. L'importo in contestazione è stato di 300 milioni di dollari e l'azienda per diversi anni ha bloccato aerei da guerra russi, un'esposizione di dipinti, conti delle aziende di stato, ecc. Ma nell'anno 2009, la Corte federale d'appello degli USA ha infine respinto le richieste avanzate dalla Noga alla Russia. A sua volta, l'imprenditore tedesco Franz Zedelmajer nel 1998, è stato citato in giudizio dalla Russia presso la Corte di arbitrato di Stoccolma per circa 2 milioni di euro. Nel 2010, la Corte di Stoccolma, ha sequestrato l'edificio della rappresentanza commerciale russa in Svezia e nel febbraio 2014, l'edificio è stato rivenduto all'asta, e il denaro è stato pagato all’uomo d'affari.

Come previsto dagli esperti se la Russia non riuscirà a dimostrare in appello le proprie ragioni in merito alla causa “Yukos”, allora i querelanti cercheranno le attività russe all'estero per sequestrarle. Secondo l'avvocato dello studio legale "Pleshakov, Ushkalov e soci” Dmitry Gorbatenko, possono essere sequestrati tutti i beni della Federazione russa che non siano protetti dall'immunità dello stato". Come notato dal capo del dipartimento informativo analitico di ACG "Gradiente Alfa” Vitaly Tsvetkov, sono escluse solo le proprietà all’estero utilizzate per uso pubblico, come ambasciate, consolati, uffici di rappresentanza, ma le proprietà commerciali della Russia all'estero ammontano a 50 miliardi di dollari. "Sono minacciate le attività estere di aziende di stato, ma la prassi del sequestro di tali immobili non è ancora consolidata, quindi, i relativi processi sarebbero lunghi e complessi" ha detto l'esperto.

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