Quando i leggendari “Balletti Russi” andavano in giro per il mondo: ecco le foto più rare

E. O. Hoppé; A.Botkin; The New York Public Library
La compagnia del grande Sergej Djagilev fece conoscere il balletto in Occidente, creando un prodotto culturale di gran moda

All’inizio del XX secolo, l’impresario Sergéj Djàgilev (1872-1929) organizzò tournée regolari di artisti russi all’estero. Le prime rappresentazioni si tennero nel 1907-1908 a Parigi con il titolo di “Saisons Russe” (“Stagioni russe”), con in cartellone le opere liriche “Boris Godunov” (di Modest Musorgskij), “Il principe Igor” (di Aleksandr Glazunov), “La fanciulla di Pskov” (di Nikolaj Rimskij-Korsakov) e “Ruslan e Ljudmila” (di Mikhail Glinka). Nel 1909, Djagilev incluse anche un programma di balletto nelle “Saisons Russe”, in cui si esibirono i ballerini dei teatri Mariinskij di San Pietroburgo e Bolshoj di Mosca.

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Poster delle Stagioni Russe al Théâtre du Châtelet, 1909

L’anno successivo, Djagilev decise di portare sul palco solo spettacoli di balletto e, nel 1911, l’impresario trasformò le tournée stagionali nella compagnia itinerante dei “Ballets Russes”, con sede a Monte Carlo.

I Balletti Russi a Siviglia, Spagna, 1916

La più importante delle conquiste di Djagilev fu la scoperta di nuove stelle. Nella sua compagnia si esibirono i ballerini destinati a essere i più famosi della Russia: Anna Pavlova, Tamara Karsavina, Vaslav Nijinsky, Ekaterina Geltzer. Michel Fokine (all’anagrafe Mikhail Fokin) accompagnava la troupe come coreografo. I costumi erano creati da Léon Baskt e Aleksandr Benois e il compositore dei primi programmi era Igor Stravinskij.

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I Balletti Russi durante le prove: seduto al pianoforte, sulla destra, il compositore Igor Stravinskij; in piedi, Michael Fokine. Al centro, la ballerina Tamara Karsavina

La stagione del 1909 si aprì al Théâtre du Châtelet di Parigi con le cinque rappresentazioni di Fokine: “Le Pavillon d’Armide” con la Pavlova e Nijinsky, “Le danze polovesiane”, la suite da ballo “Le Festin”, il balletto romantico “La Sylphide” e il balletto in un atto “Cléopâtre”. Tutte le prime furono accolte dal pubblico con grande entusiasmo e il balletto russo divenne un marchio conosciuto in tutto il mondo.

I Balletti Russi a Londra: Sergej Djagilev con degli amici

Le stagioni 1910 e 1911 si tennero anche a Berlino e Bruxelles. Furono inaugurate con nuovi balletti con le coreografie di Fokine: “Carnaval”, che il maestro considerava il suo capolavoro, “L’uccello di fuoco” con Tamara Karsavina, “Scheherazade”, “Giselle” e “Les Orientales” (un divertissement coreografico che riuniva danze da vari balletti).

A sinistra, Tamara Karsavina nei panni di Zobeida in

Nel 1912, Sergej Djagilev (o Serge, come amava farsi chiamare alla francese) iniziò a collaborare con i compositori francesi Joseph Maurice Ravel, Reynaldo Hahn, Claude Debussy e Jean Cocteau, trasformando il balletto classico in una danza sperimentale. Tra questi spettacoli ci furono “Le Dieu bleu” (a tema indiano), “Il pomeriggio di un fauno”, coreografato da Nijinsky, e “Dafni e Cloe” definito da Ravel una “sinfonia coreografica”.

Nizhinskij e Karsavina, 1912

Uno degli spettacoli di balletto più stravaganti fu “Parade”, messo in scena da Cocteau nel 1917, per il quale l’artista Pablo Picasso aveva disegnato fondali e costumi. Il tema principale del balletto era una sfilata di artisti circensi, che cercavano di attirare il pubblico ad assistere alla loro esibizione. La musica era accompagnata dai suoni di una macchina da scrivere, di un corno e dal tintinnio di bottiglie. I parigini non gradirono questa performance: le recensioni la stroncarono senza appello. Tuttavia, due anni dopo, la “Parade” ebbe un grande trionfo a Londra e, in futuro, molti compositori iniziarono a utilizzare suoni non musicali nelle loro opere.

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A sinistra: il balletto

Durante la Prima guerra mondiale, il balletto russo quasi non si esibì in Europa, ad eccezione di alcuni concerti di beneficenza a favore della Croce Rossa, anche perché Nijinsky era prigioniero in Austria e Fokine e la Karsavina non potevano lasciare la Russia. Nel 1916, Djagilev invitò nuovi ballerini, tra cui Vera Nemchinova e Lidija Sokolova, a unirsi alla troupe, e fece un grande tour negli Stati Uniti e in Sud America. Nel 1919, la tournée continuò nel Regno Unito.

Il coreografo Enrico Cecchetti (al centro) e i Balletti Russi a New York, 1916

Nel settembre 1917, Nijinsky ballò per l’ultima volta nel balletto “Le Spectre de la rose”, poi lasciò il palco e si trasferì con sua moglie in Svizzera.

A sinistra, Nizhinskij e Karsavina nella prima rappresentazione di

Le prove a Monte Carlo ripresero solo all’inizio degli anni Venti. La futura star del balletto Serge Lifar si unì alla troupe, mentre la sorella di Nijinsky, Bronislava, divenne la coreografa.

Le danze polovesiane dell'opera lirica

Una delle ultime première dei “Ballets Russes” fu l’“Apollon musagète”, un balletto neoclassico scritto da Igor Stravinskij e messo in scena dal giovane George Balanchine nel 1928. I costumi furono disegnati da Coco Chanel, che sostenne attivamente Djagilev. Pagò anche per il suo funerale nell’agosto 1929 (è sepolto a Venezia, al cimitero di San Michele).

Aleksandra Danilova e Serge Lifar in
Serge Lifar e Coco Chanel

Dopo la morte di Djagilev, il ballerino Léonide Massine rilevò i “Ballets Russes de Monte-Carlo”, che continuarono a esibirsi in tutto il mondo. Lifar diresse il balletto alla Grand Opéra, mentre Balanchine partì per gli Stati Uniti, dove divenne noto come il “padre del balletto americano”.

George Balanchine a New York


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