Lo scrittore Jonathan Littell girerà un film in russo come regista

Getty Images
Celebre per “Le benevole”, romanzo monumentale sulle efferatezze naziste, l’autore franco-americano passa dietro alla macchina da presa per un progetto ancora top secret in lingua russa

Lo scrittore statunitense naturalizzato francese Jonathan Littell (1967-) ha il dono di esplorare l’oscurità della natura umana. Il suo dramma sull’olocausto “Le benevole”, scritto in francese nel 2006 (titolo originale: “Les bienveillantes”; in Italia è pubblicato da Einaudi) conduce i lettori ai confini dell’umanità e dell’umiliazione, e ha portato all’autore fama e premi letterari. Per sfidare se stesso, Littell, i cui nonni emigrarono negli Stati Uniti dalla Russia alla fine del XIX secolo, ha deciso di dirigere il suo film d’esordio in lingua russa.

I dettagli, tuttavia, vengono tenuti segreti. Quello che si sa è che Littell ha finito di scrivere la sceneggiatura, e che le riprese inizieranno nel 2021. Sarà una coproduzione tra Russia, Francia e Germania. Uno dei produttori del film, Ilya Stewart, dell’emergente Hype Film, compagnia con sede a Mosca, ha affermato che l’autore de “Le benevole” è “giustamente considerato un genio letterario del nostro tempo”.

“Ciò che conta di più, e ciò che apprezziamo veramente, è che Littell ha deciso di fare il suo debutto cinematografico in russo. Mostra così tanto interesse per la nostra cultura”, ha detto Stewart.

Se gli ammiratori di Littell sono lasciati per ora nel dubbio su cosa sarà basata la sceneggiatura, una cosa è chiara: ha la scrittura nel sangue. Suo padre, Robert Littell (1935-), è l’autore di thriller di spionaggio, come “Mother Russia”, “L’epigramma di Stalin” (edito in Italia da Fanucci; titolo originale: “The Stalin Epigram”) e “Comrade Koba” (Koba era uno degli pseudonimi di Stalin).

LEGGI ANCHE: Perché Stalin ha scelto proprio questo soprannome? 

Nato nel 1967 a New York da una famiglia ebrea, Littell Jr. ha trascorso la sua infanzia in Francia. Jonathan ha fatto però un’inversione di rotta quando è tornato negli Stati Uniti e si è laureato alla Yale University. Ha scritto il suo primo libro, “Bad Voltage” durante gli anni del college, ma in seguito ha detto che quel debutto letterario era stato un fiasco. La persona che lo influenzò più di tutte fu William S. Burroughs (1914-1997), che introdusse l’aspirante narratore alle opere degli scrittori modernisti Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) e Samuel Beckett (1906-1989).

“Le benevole”

Jonathan Littell ha avuto un enorme successo immediato con “Le benevole”. Il romanzo gli è valso l’ambito Prix Goncourt e il Grand Prix de l’Académie Française. Lo scrittore ha detto di essere stato ispirato nella scrittura del libro da “Shoah” di Claude Lanzmann (1925-2018), il gigantesco documentario di oltre 10 ore sull’Olocausto. Inoltre, a dargli slancio sarebbe stata una fotografia di Zoja Kosmodemjanskaja, una partigiana sovietica impiccata dai tedeschi a 18 anni per atti di sabotaggio contro i nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Per prepararsi alla scrittura del suo corposo tomo (circa mille pagine), Littell ha letto oltre duecento libri sul nazismo e il Terzo Reich.

LEGGI ANCHE: Il museo della martire partigiana Zoja Kosmodemjanskaja è troppo bello: diventa lo sfondo perfetto per le fashion blogger 

Il gigantesco libro è caduto come una bomba sul mondo intellettuale e letterario nel 2006, creando una netta separazione tra un esercito nutrito di sostenitori e alcune decine di accaniti critici.

È risaputo che per produrre un grande libro si debba prima scegliere un argomento forte. Il suo descrive le atrocità naziste perpetrate durante la Seconda guerra mondiale, raccontando le efferatezze commesse dagli ufficiali tedeschi in Polonia e in Ucraina. Littell non dà tregua al lettore, descrivendo le feroci atrocità con freddezza.

“Le benevole” dovrebbe davvero avere in copertina un avvertimento: “Non adatto ai deboli di cuore e di stomaco”. L’inquietante racconto di fantasia è stato scritto dal punto di vista di un ufficiale delle SS, di nome Maximilien Aue.

Racconta l’inquietante trasformazione di un giovane apparentemente normale in una macchina assassina nazista. Littell accompagna i lettori in un tour dei pensieri e delle azioni dell’ufficiale nazista, consentendo loro di trarre le proprie conclusioni dopo aver ricevuto un’anteprima di una psiche orrendamente malata. Ma Littell usa Max Aue non per rappresentare il volto del male, ma per dar conto delle folle di “passanti” che pensano di essere migliori degli altri.

Nelle zone di conflitto

Littell ha cercato a lungo di analizzare la violenza umana, l’omicidio di massa e le zone di conflitto. Nel 1993, ha iniziato a lavorare per un’organizzazione umanitaria internazionale, assistendo alla miseria e alla disperazione durante la guerra in Bosnia. Lo scrittore newyorkese ha trascorso sette anni della sua vita nel bel mezzo delle azioni belliche in Sudan, Congo, Sierra Leone e Afghanistan, solo per citare alcuni luoghi. Littell era nel Caucaso durante le due guerre cecene e fu ferito durante un combattimento. Nel 2009, è tornato in Cecenia per intervistare il leader Ramzan Kadyrov, ma l’intervista non ha mai avuto luogo. Ciò non ha impedito a Littell di scrivere il suo ritratto della Repubblica cecena.

Nel 2012, il temerario romanziere si è intrufolato nella città siriana di Homs, dove prima del conflitto vivevano 600 mila persone. Mentre era dilaniata dagli scontri, Littell ha tenuto un diario in cui documentava la sua vita quotidiana e ha pubblicato il suo “Taccuino siriano” (Einaudi), affinché altri potessero vedere le tristi conseguenze dei pesanti combattimenti e delle devastazioni della guerra.

Littell ha continuato a studiare la violenza umana e la disperazione in “Wrong Elements”, il suo documentario d’esordio del 2016. Ambientato nell’Uganda del 1989, ha puntato i riflettori su un gruppo di adolescenti, rapiti intorno ai 12 anni e costretti a entrare nei ranghi dell’Esercito di Resistenza del Signore, con tutte le conseguenze dolorose che si possono immaginare.

Littell sembra scrivere sempre sullo stesso tema; sugli “elementi sbagliati” del mondo: vittime e testimoni, assassini e buoni samaritani. E il problema è che siamo sempre tutti sulla stessa barca. E lo scrittore sembra porci sempre la stessa domanda da un milione di dollari: cosa faresti se fossi dall’altra parte della barricata?


Mikhail Romm, il regista che diresse il primo film su Lenin e raccontò meglio di tutti il fascismo 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie