Come rispondeva Pushkin alle critiche e agli insulti?

Legion Media
Oggi è considerato il classico per eccellenza, ma in vita dovette leggere sui giornali e sulle riviste letterarie molti giudizi severi sulle sue opere, e in certi casi, rispose per le rime

I critici e gli invidiosi non hanno mai avuto pietà degli scrittori. Oggi consideriamo Aleksandr Pushkin (1799-1837) probabilmente il più importante poeta russo, eppure alcune delle recensioni dei suoi contemporanei furono feroci e persino offensive. Nel 1830, Pushkin scrisse alcune note per rispondere alle recensioni, dove ammise di aver sempre rispettato i veri critici e cercato di entrare nel loro modo di pensare, anche se di solito senza riuscirci.

Gli insulti nelle riviste, ammise Pushkin, lo facevano star male per un bel po’ di tempo, quindi i loro autori potevano essere felici di aver raggiunto il loro obiettivo. Ma in un articolo intitolato “L’esperienza di riflettere certe accuse non letterarie” (“Опыт отражения некоторых нелитературных обвинений”; “Opyt otrazhenija nekotorykh neliteraturnykh obvinenij”) Pushkin scrisse di vergognarsi di stare a spiegare verità evidenti per smentire i critici ingiusti, e che in ogni caso il motivo principale per cui non aveva risposto era la sua pigrizia. Il poeta disse di non essersi mai arrabbiato abbastanza con coloro che lo etichettavano in malo modo tanto da iniziare a disputare e cercare di dimostrare che avevano torto. Lo considerava uno stupido passatempo. Pushkin, tuttavia, cercò di smentire alcuni insulti e critiche.

La polemica con Nadezhdin

Nikolaj Nadezhdin (1804-1856), critico letterario e primo etnografo russo, in un ritratto di autore non noto

Uno dei critici con cui Pushkin ebbe più conflitti è stato Nikolaj Nadezhdin (1804-1856), etnografo e pubblicista. Nel 1829, pubblicò un articolo sulla rivista “Vestnik Evropy” (“Il Messaggero d’Europa”) contenente una recensione piuttosto rude sul racconto in versi di Pushkin “Il conte Nulin”, del 1825, affermando che “non vale niente”. Nadezhdin descrisse questo lavoro come “una bolla di sapone che brilla in modo affascinante con tutti i colori dell’arcobaleno”. Quello stesso anno, sempre su quella rivista, criticò aspramente anche il racconto in versi “Poltava” (1828). L’articolo aveva la forma della conversazione di Nadezhdin con altre due persone. Una di loro diceva: “Io penso che ‘Poltava’ sia stata una vera Poltava per Pushkin! Era destinato a vivere la sorte di Carlo XII!”. Ossia del re svedese che a Poltava subì una dura sconfitta. Alla fine dell’articolo, Nadezhdin si diceva d’accordo con questo personaggio, dicendo: “Sicuramente, le lodi assolute hanno annoiato Aleksandr Sergeevich [Pushkin]. Forse, la voce della verità sarà piacevole per lui, almeno per variare un po’”.

Pushkin non poté sopportare l’affronto e rispose con diversi epigrammi. In uno di essi, intitolato “Na Nadezhdina” (“Per Nadezhdin”), definisce il critico “pagliaccio da rivista” e “scaltro schiavo” e gli si rivolge così: “Fante, resta nella sala della servitù!”. In un altro epigramma. intitolato ‘Malchishka Febu gimn podnes’ (“Il ragazzetto ha innalzato un inno a Febo”), Nadezhdin è mostrato come un seminarista (aveva effettivamente studiato in seminario) che porta un “quaderno di dissertazioni da valletto” a Febo, il dio della luce solare e della poesia. A Febo non piacciono i lavori del seminarista e ordina di farlo picchiare a bastonate. Infine, il terzo epigramma intitolato “Sapozhnik (Pritcha)” (“Calzolaio (Parabola)”) racconta di un calzolaio che cerca di giudicare un dipinto, ma l’artista gli dice di non criticare le parti del dipinto che si trovano sopra gli stivali. La morale della parabola è rivolta a Nadezhdin: Pushkin dice che il critico cerca di farsi un’opinione sul mondo intero, ma dovrebbe semplicemente giudicare fino al suo basso livello. Nonostante queste risposte dure, l’atteggiamento di Nadezhdin nei confronti di Pushkin divenne più positivo con il passare del tempo.

Il conflitto con Bulgarin

Faddej Bulgarin (1789-1859), giornalista e scrittore, esponente del movimento slavofilo, qui in un ritratto del 1828 di I. Friderik

Molti critici pro monarchici odiavano Pushkin principalmente per le sue opinioni politiche. Uno di loro era Faddey Bulgarin (1789-1859), giornalista e scrittore polacco russizzato (era nato Tadeusz Bulharyn). Nel 1830, Bulgarin scrisse un romanzo storico intitolato “Il Falso Dimitri I” ambientato nel Periodo dei Torbidi, la crisi di passaggio tra le due dinastie in Russia, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. Presto la “Literaturnaja Gazeta” pubblicò un articolo anonimo che criticava i “personaggi vuoti” e gli “errori storici” del romanzo. L’articolo era stato in realtà scritto da Anton Delvig (1798-1831), un caro amico di Pushkin, ma Bulgarin sospettava che fosse stato Pushkin in persona a scrivere l’articolo. Delvig sottolineò che l’autore del libro stava troppo dalla parte dei polacchi nel descrivere gli eventi storici del romanzo e supponeva che il motivo fosse che Bulgarin stesso era di origini polacche. Bulgarin, orgoglioso di essersi naturalizzato russo, trovò questa parte dell’articolo la più offensiva.

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Bulgarin decise di vendicarsi e pubblicò un feuilleton intitolato “Anekdot” (“Aneddoto”) nel suo giornale “Severnaja Pchela” (“L’Ape del Nord”). Lì, Pushkin era rappresentato allegoricamente come un poeta francese che “serviva con entusiasmo Bacco e Pluto” (divinità greche della vinificazione e della ricchezza) invece delle muse, e il cui cuore era “una cosa fredda e muta, come un’ostrica”, che attaccava E. T. A. Hoffmann perché non poteva scrivere di Francia essendo di origini tedesche.

Pushkin ricordò questo episodio nel suo articolo succitato, insieme ad altri casi che secondo lui non potevano rientrare ne campo della critica letteraria ed erano solo insulti personali.

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Pushkin ha scritto che arrabbiandosi, una volta, non poté fermarsi fino a quando non ebbe esaurito tutte le sue scorte di diversi insulti e commenti taglienti. Nel 1831 si nascose sotto lo pseudonimo di Feofilakt Kosichkin e pubblicò alcuni articoli puntuti. Uno di questi si intitolava “Alcune parole sul mignolo del signor Bulgarin e altri”. Il titolo si riferiva a una frase di Nikolaj Grech (1787-1867), co-editore e grande alleato di Bulgarin: “Nel suo mignolo [di Bulgarin] c’è molta più arguzia e talento che nelle teste di molti dei suoi critici”. Il sedicente Kosichkin (Pushkin) si chiede nell’articolo chi Grech cerchi di minacciare, prendendolo di mira, invece che con l’indice, “con il mignolo malizioso di Kosichkin”. 

Pushkin subì molti altri insulti ed ebbe scontri anche duri con altri critici, ma ciò non ci impedisce di apprezzare tutte le sue opere e il suo genio, nonostante le polemiche con i suoi contemporanei.


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