Quattro supereroi dei poemi epici dei popoli della Russia che farebbero impallidire Iron Man

Anton Romanov
I protagonisti dell’epos della Baschiria, del Caucaso, della Carelia e della Calmucchia non hanno niente da invidiare a certi personaggi in calzamaglia che ci propone Hollywood

Uràl-Batýr – Baschkiria

Ural-Batyr è un eroe così glorioso che l’intero epos nazionale baschiro prende il suo nome. Per tutta la vita questo eroe ha combattuto con spirito di sacrificio contro “div” (demoni), serpenti e draghi e ha difeso la razza umana, inoltre si è dimostrato buono, perdonando sempre il suo malvagio fratello Shulgen, che è passato dalla parte dei demoni. Tutti adoravano Ural-Batyr e seguivano il loro eroe.

La missione di Ural-Batyr era quella di sconfiggere la Morte stessa, in modo che le persone vivessero per sempre e non morissero mai, ma un giorno incontrò un vecchio immortale, stanco di vivere, che gli disse: “Ciò che chiamiamo Morte, ciò che siamo abituati a considerare un male, è il solo eterno ordine delle cose… C’è solo una cosa al mondo che non muore e rimane per sempre giovane… è il bene.” A quel punto Ural-Batyr si calmò e trovò la felicità.

L’eroe è morto sacrificando se stesso: ha bevuto un intero lago in cui si nascondevano div e spiriti maligni, per proteggere le persone, e le creature malvagie hanno morso Ural-Batyr dall’interno. Dopo aver ordinato alla gente di vivere in giustizia e in pace, Ural-Batyr è spirato. Fu sepolto su un’alta montagna, che prese il suo nome. E presto tutta la terra intorno a quelle montagne cominciò a essere chiamata Uràli.

Shatàna – Caucaso

“Snella, dagli occhi scintillanti come un angelo, si girerà e come una freccia volerà via, e la sua voce è come un canto da usignolo”, dice della bellissima Shatana l’epopea dei Nart (comune a molti popoli caucasici: abcasi, adighé, osseti, balcari). Questa donna era conosciuta non solo per la bellezza, ma anche per la sua intelligenza e astuzia: così, quando decise di sposare il più forte dei bogatyr dei Nart, Uryzmag, fu costretta a ingannarlo indossando il vestito di sua moglie (che in seguito morì di invidia).

Ma la cosa principale per la quale Shatana si è guadagnata lo status di eroina e l’adorazione universale è che è stata lei (secondo i Nart) ad aver inventato la birra. Vide un uccello beccare il malto, lasciato a essiccare al sole, e inebriarsi, e comprese che con luppolo e malto si poteva fare una bevanda meravigliosa e inebriante. Iron Man avrà anche salvato l’universo, ma inventare la birra è qualcosa di molto più eroico!

Kùllervo – Carelia 

Kullervo, il figlio di Kalervo, è il personaggio della famosa epica careliano-finlandese “Kalevala” (in particolare nei runi, capitoli, dal 31 al 36), non si adatta perfettamente alla definizione di eroe. È piuttosto una figura tragica, trasformata in cattivo dalle circostanze, ma sono questi personaggi ambigui che spesso si guadagnano le simpatie dei “bravi ragazzi” (come ci insegna Joker).

Kullervo non bruciava nel fuoco e non affogava nell’acqua, era bello, molto avvenente, ma non sapeva fare nulla, tutto gli andava storto. Si prende cura di un bambino, e accidentalmente gli strappa le mani, va nel bosco per tagliare un albero, soffia e abbatte tutto. È cresciuto schiavo nella casa del nemico, fin dall’infanzia è stato vittima di bullismo, ma anche quando si è scoperto che i suoi parenti erano in realtà vivi, questo non ha portato felicità a nessuno. In una terra straniera, ha sedotto una ragazza, e dopo si è scoperto che questa era sua sorella, e non avendo sopportato la vergogna, lei si è suicidata.

Disperato, Kullervo uccide tutti i nemici della sua famiglia, vendicando la sua vergogna e la sua vita infelice, ma questo non gli procura conforto, e mentre è impegnato a combattere, tutti i suoi parenti muoiono di vecchiaia. Rimasto solo, Kullervo, che nel “Kalevala” è definito “l’eroe sfortunato”, si getta sulla propria spada. Crudeli, le leggende nordiche.

Khongòr – Calmucchia

Khongor, l’eroe del “Dzhangar”, il poema epico dei calmucchi sul leggendario Paese di Bumba (i cui coraggiosi guerrieri proteggono le persone dai demoni malvagi), è soprannominato “Leone scarlatto”, è il più glorioso dei bogatyr e, secondo i cantastorie, riunisce in sé,  “tutte le novantanove virtù umane”. Nessuna freccia poteva sconfiggerlo e Khongor piegava i più potenti guerrieri nemici come fuscelli.

Khongor aveva tempo anche per far baldoria, e nel “Dzhangar” si dice che il suo calice venne riempito a una festa festa settanta volte di seguito. Ma anche dopo, “con la facilità di una scintilla”, si sedette in sella e cavalcò verso nuove avventure e atti eroici per la gloria del suo saggio khan Dzhangar, suo fratello d’armi. Anche quando gli spiriti maligni lo catturarono e lo rinchiusero negli inferi, dove fu frustato dodicimila volte al giorno, Khongor riuscì a liberarsi e a uccidere tutti i nemici. A differenza di molte altre epopee, questa ha un happy end: Khongor e Dzhangar non muoiono, ma rimangono vivi per l’eternità.

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