Le spaventose fiabe slave, che è meglio non raccontare di notte

Quali sono i personaggi da brividi, protagonisti dei miti e delle leggende dell’antica tradizione russa? Eccone cinque, da conoscere e da evitare

Baba Jagà
La più famosa tra i cattivi delle fiabe della mitologia slava è la cannibale Baba Jagà. Ancora oggi i genitori spaventano i bambini disobbedienti, minacciando l’arrivo di questa vecchia strega, che se li porterà via nella sua isba, li metterà nella stufa e dopo averli ben cotti, se li papperà.
All’inizio Baba Jagà era una specie di traghettatrice tra il mondo dei morti e quello dei vivi e la sua figura si associava all’eredità degli antenati. E a questo rimanda la sua principale caratteristica: vive in una piccola isba che si regge su zampe di gallina. Da dove proviene una simile bizzarra costruzione? Quando gli antichi slavi seppellivano i morti, preparavano per il defunto una piccola casetta simbolica, posta su alti ceppi, i quali in qualche modo, effettivamente ricordavano delle zampe di gallina.
Baba Jagà viveva dunque nel rifugio dei morti. E in quanto custode dell’esperienza terrena degli avi, celebrava il rito di iniziazione dei ragazzi alla guerra, e questo rituale prevedeva dure prove fisiche e punizioni corporali. Proprio per questo, nell’antichità, temevano Baba Jagà sia i ragazzini, sia le loro madri. Ma era solo dopo questo rito che i giovani diventavano veri uomini, fatti e finiti.

In tutte le fiabe russe i giovanotti si imbattono in Baba Jagà, dopo essere partiti alla ricerca della loro fidanzata rapita, e se riescono a sfuggire alla morte e a superare tutte le prove imposte dalla maliarda, allora lei dà loro saggi consigli, su come riavere indietro l’amata scomparsa.
Fattucchiera e cannibale, Baba Jagà è invece diventata solo su influenza della religione cristiana (la conversione al cristianesimo della Rus’ di Kiev si fa convenzionalmente risalire al 988), i cui predicatori, con grande impegno, cercarono di cancellare dalla mente degli slavi ogni immagine positiva legata alla antica custode della stirpe. Ma, pur avendo mutato ruolo, non ha smesso di essere estremamente spaventosa!

Koshchéj Bessmértnyj
Spesso le mamme dicono ai bambini magrolini, che non vogliono saperne di mangiare: “Ma guardati, sei uguale a Koshchej!”. Il nome di questo personaggio malvagio deriva infatti, con ogni probabilità, dalla parola russa “kost”, “osso”, e la rappresentazione tradizionale di questo cattivone della mitologia slava è quella di uno scheletrico vecchiaccio tutto pelle e ossa.

Anche Koshchej Bessmertnyi (a doverlo tradurre, si potrebbe arrischiare un “Pelleossa l’immortale”) è una di quelle figure della tradizione russa che vive nel mondo di mezzo tra i vivi e i morti, e, proprio per questo, ha forze magiche pressoché illimitate ed è eterno. Di solito appare nelle fiabe sotto le sembianze di uno spaventoso principe stregone dalle infinite ricchezze, che rapisce belle ragazze per prenderle in moglie.
In una fiaba pietrifica un’intero regno, in un’altra punisce la figlia dello zar, Vasilisa, trasformandola in una rana.
È molto difficile sconfiggerlo. Infatti, tecnicamente non è immortale, ma per ucciderlo bisogna far fuori non solo il suo corpo ma anche la sua anima, che è ben nascosta: si trova sulla punta di un ago, e l’ago è dentro un uovo, e l’uovo dentro un’anatra, e l’anatra dentro una lepre e la lepre dentro un baule, avvolto di grosse catene e posto sulla cima di una grossa quercia. Secondo le fiabe più antiche, Koshchej è inoltre cieco e, per vedere il suo nemico, chiede ai suoi servi di alzargli le palpebre.
La figura di Koshchej era associata, tra gli antichi slavi, al rito di consacrazione del matrimonio. Così, nelle fiabe, la ragazza può andare in sposa all’amato, solo dopo essere stata rapita da Koshchej l’Immortale e dopo che il fidanzato l’ha liberata, sconfiggendo il vecchio e con lui le forze del male.

Bogìnka
L’anima delle donne, che hanno ucciso il loro figlio, o che sono morte nubili, secondo gli antichi slavi si sarebbe senza scampo trasformata in una boginka.

La boginka si presentava sotto le spoglie di una vecchia zoppicante, nuda e deforme, che si aggira per boschi, campi e burroni nei giorni di tempo cattivo e a mezzanotte. I rischi maggiori li correvano i bambini: a seconda dell’umore, una boginka poteva disturbare il loro sonno, mandar loro un malanno, spaventarli o persino rapire quelli più piccoli. Alcune di loro amavano anche spaventare le mandrie di animali, rubare o ingarbugliare il filato, e picchiare i passanti occasionali, lasciando loro spaventosi lividi.

Rusàlki e Vodjanòj

La Rusalka, la sirena russa, non è per niente una carina monella con la coda di pesce, come nelle fiabe di Hans Christian Andersen. Nella mitologia slava, la rusalka o è stata affogata o ha scelto di suicidarsi annegando, o comunque è morta nubile.
Durante la notte, le rusalki si nascondono tra i cespugli sulle rive dei fiumi e dei laghi e attendono che passi qualcuno. Se una persona infelice passa troppo vicino all’acqua, la trascinano sul fondo e le fanno il solletico fino a procurarne la morte.
E nei posti dove si aggirano le rusalki, di sicuro vive anche il loro capo supremo, Vodjanoj, Spirito dei laghi, dei fiumi e delle paludi. Si riteneva che Vodianoj fosse in grado di salire fino in cielo e di creare nuovi specchi d’acqua e che, con grande godimento, affogasse le persone, soprattutto le ragazze, che andavano a nuotare dopo il tramonto. E le più belle tra le annegate se le prendeva poi in moglie.

Kikìmory
Le kikimory possono essere di diverse specie: di bosco, di palude, di campo… Ma di solito amano vivere nelle case degli uomini e creare tutti i guai possibili e immaginabili.

Si tratta di spiriti malvagi di piccola statura, che quasi sempre si rendono invisibili. Quando una kikimora si stabilisce in una casa, inizia a far venire incubi al proprietario, scassa i mobili, rompe i piatti, fa imbestialire gli animali domestici. Quello che le piace di più è filare. Solo che lo fa malissimo: o rompe il filo o imbroglia la lana… A volte le kikimory sono beccate in flagrante dallo sguardo umano. È il caso peggiore. Allora sì che c’è da aspettarsi qualcosa di brutto: o una grande sventura cade sulla casa o qualcuno dei membri della famiglia muore entro poco tempo.
Secondo le credenze più antiche, le kikimory sono gli spiriti dei bambini morti non di morte naturale. Uno stregone può impossessarsi di questi spiriti, metterli in una bambola rituale e lasciarla furtivamente nella casa di persone incolpevoli, che inizieranno ad avere disgrazie. A difendersi dalle kikimory aiutano i rametti di ginepro e di assenzio.

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