Tolstoj e gli altri: gli scrittori russi che arrivarono a un passo dal Nobel senza vincerlo mai

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Penalizzati per via delle loro idee politiche o esclusi a seguito di altri favoritismi, avevano tutte le carte in regola per aspirare al premio. Ma la storia volle diversamente...

1/  Lev Tolstoj (1828 – 1910)

Tolstoj era già una leggenda vivente quando fu assegnato il Nobel per la Letteratura nel 1901. Ma a vincere l’ambito premio quell’anno fu il poeta francese Sully Prudhomme, sconosciuto ai più; e il Comitato del Nobel continuò a chiudere gli occhi davanti al capolavoro di “Guerra e pace” anche negli anni successivi. 

La riluttanza a prendere in considerazione Tolstoj fu in gran parte dovuta a Carl Wirsen, membro del Comitato, che criticava il punto di vista anarchico del grande scrittore. "Tolstoj ha condannato tutte le forme di civiltà e ha insistito per adottare uno stile di vita primitivo, separato da tutte le istituzioni dell'alta cultura", disse Wirsen.

Ciò tuttavia non impedì che il nome di Tolstoj venisse proposto ogni anno fino al 1906, quando lo stesso scrittore chiese all'Accademia Russa delle Scienze di sostenere un altro candidato. L’autore di “Anna Karenina” fu ben felice, infatti, di essere lasciato in pace: “Mi hanno salvato dal dover gestire il [premio in] denaro che, così come sempre avviene con i soldi, può solamente comportare problemi”, disse. 

2/ Maksim Gorkij (1868 – 1936) 

Il primo russo a vincere il Nobel per la Letteratura fu Ivan Bunin, nel 1933. Emigrò all’estero maledicendo il nuovo regime comunista e si contese il Nobel con un altro scrittore russo, Maksim Gorkij, ormai suo ex amico, che al contrario di Bunin accolse con favore la rivoluzione bolscevica. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, Gorkij venne nominato cinque volte per il Nobel: aveva insomma quasi le stesse possibilità di Bunin di vincere il premio. 

Ma la scelta non aveva a che fare solamente con la letteratura: scegliendo Bunin al posto di Gorkij, il Comitato dichiarò apertamente di tenere più considerazione la cultura russa in esilio rispetto a quella in URSS. “Gorkij (...) è smisuratamente più grande di Bunin. Più grande, più umano, più peculiare, più vitale... Ma poiché si tratta di politica, il re di Svezia non può assegnare il premio a quel comunista di Gorkij...”, commentò successivamente Marina Tsvetaeva. 

3/ Dmitrij Merezhkovskij (1865 – 1941)

Oggi molto meno conosciuto rispetto a Gorkij (per non parlare di Tolstoj!), Merezhkovskij riuscì ad attirare con i suoi saggi e i romanzi filosofici religiosi l’attenzione dell’Europa. Venne per questo nominato per il Nobel non meno di dieci volte. 

Esattamente come Bunin, emigrò dopo la Rivoluzione d’Ottobre e dall’estero lanciò aspre critiche nei confronti dei bolscevichi, affermando che in Russia si era imposto “il regno dell’anticristo”. Politicamente, quindi, soddisfaceva appieno quei criteri non scritti che all’epoca venivano tenuti in considerazione per assegnare il Nobel, ma ogni volta si ritrovava a scontrarsi con candidati ben più meritevoli.

4/ Mark Aldanov (1886 – 1957)

Il re indiscusso in termini di nomination fu Mark Aldanov, pseudonimo di Mark Landau: venne indicato al Comitato per ben 13 anni! Questo scrittore -  prevalentemente romanziere storico - lasciò la Russia dopo il 1917 e venne accolto sotto l’ala di Bunin. Fu proprio Bunin, negli anni successivi, a sottoporre all’Accademia Svedese il nome di Aldanov, con i suoi saggi e i romanzi storici, molto popolari tra i russi emigrati all’estero. 

Ma così come dimostrano gli archivi, il Comitato non ritenne “degni di nota” i lavori di Aldanov. "Aldanov non possiede le qualità necessarie per ricevere il premio o per essere considerato allo stesso livello di Ivan Bunin”, si legge. 

5/ Vladimir Nabokov (1899 – 1977) 

Giustamente considerato uno scrittore russo e statunitense, l’aristocratico russo Vladimir Nabokov si trovava pienamente a suo agio a scrivere sia nella propria lingua madre, sia in quella di adozione. Lasciò in eredità al mondo 17 romanzi, ma in cambio non ricevette alcun premio... probabilmente a causa della sua opera più famosa. 

Nel 1963, il membro permanente del Comitato Anders Österling bloccò infatti la sua candidatura, affermando: "L'autore del romanzo immorale e di successo ‘Lolita’ non può in nessun caso essere preso in considerazione per il premio”.

Seppur nominato anche l’anno successivo, Nabokov perse contro Jean-Paul Sartre, il quale denunciò apertamente la parzialità politica del Comitato che, quando si trattava di scrittori politici, favoriva sempre gli emigrati (come Bunin) o i dissidenti (come Pasternak). Il rimprovero del filosofo francese a quanto pare venne ascoltato, visto che nel 1965 il premio fu assegnato al comunista Mikhail Sholokhov. Nabokov, tuttavia, rimase a mani vuote.

6/ Anna Akhmatova (1889 – 1966)

Nel 1965 l’Accademia Svedese prese in considerazione la possibilità di dividere il premio tra due scrittori sovietici: il già citato Sholokhov e la poetessa Anna Akhmatova. Ma l’idea venne nuovamente bocciata da Österling, che disse: "L'unico motivo per assegnare congiuntamente il premio ad Anna Akhmatova e Mikhail Sholokhov sarebbe perché entrambi scrivono nella stessa lingua. A parte questo, non hanno niente in comune".

In effetti, essi differivano molto l’uno dall’altra. Sholokhov, autore del celebre romanzo “Il placido Don”, era il beniamino del governo sovietico, mentre Akhmatova con le sue liriche subì non poche persecuzioni. Tuttavia Österling apprezzava il lavoro della poetessa ed era convinto che avrebbe potuto vincere il premio in un’altra occasione. Ma l’anno successivo la penna di Akhmatova smise di scrivere per sempre. 

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