I 260 anni del primo teatro russo

L'edificio del teatro Aleksandrinskij.

L'edificio del teatro Aleksandrinskij.

: ufficio stampa
L'Aleksandrinskij di San Pietroburgo festeggia un nuovo traguardo. Fondato il 30 agosto 1756 su progetto dell'architetto italiano Carlo Rossi, ha ospitato le rappresentazioni de "Il gabbiano" di Chekhov e "Che disgrazia l’ingegno" di Griboedov

Il suo palcoscenico ha ospitato le rappresentazioni de "Il gabbiano" di Chekhov e "Che disgrazia l’ingegno" di Griboedov. E la sua facciata in stile classico russo è diventata il simbolo dell’arte di questo Paese. Quest'anno l'Aleksandrinskij di San Pietroburgo, il primo teatro russo, compie 260 anni. Progettato dall'architetto italiano Carlo Rossi, il lussuoso palazzo che ospita il teatro ancora oggi “collega” la moderna metropoli all'epoca in cui Aleksandr Pushkin si aggirava per il suo auditorium e Gogol lavorava alla rappresentazione del “Revisore”.

L'edificio è stato costruito nel 1832 e ha ricevuto il suo nome in onore dell'imperatrice Aleksandra Feodorovna, moglie di Nicola I. Ma la storia dell’Aleksandrinskij inizia quasi 80 anni prima. "Oggi abbiamo ordinato di istituire il Teatro russo per la rappresentazione di tragedie e commedie, per il quale sia messo a disposizione l’edificio in pietra Golovinskij, che si trova sull'isola Vasilevskij, accanto alla sede dei cadetti - recita l’editto dell'imperatrice Elizaveta del 30 agosto 1756 -. Per esso abbiamo ordinato di selezionare attori e attrici: gli attori che serviranno tra gli studenti-cantori e tra quelli di Yaroslavl, studenti del Corpo dei cadetti; in più, attori non in servizio e anche un buon numero di attrici. La direzione del detto teatro russo è da noi affidata al brigadiere Aleksandr Sumarokov".

Il teatro Aleksandrinskij su una litografia degli anni 1840. Fonte: ufficio stampaIl teatro Aleksandrinskij su una litografia degli anni 1840. Fonte: ufficio stampa

Ma la troupe ha dovuto girare un po’ per San Pietroburgo prima di ottenere la sua sede permanente. D’altronde, nei secoli XVIII e XIX, di solito i drammi imperiali, le opere e i balletti non erano legati a un teatro in particolare. Così il palco dell’Aleksandrinskij ha visto le prime di Petipa e la sua troupe permanente ha messo in scena la première della grande opera “La tempesta” di Ostrovskij in un altro teatro imperiale, il Mariinskij.

Una questione di importanza nazionale

La peculiarità del teatro russo era che, come una calamita, attirava le menti migliori. Alla sua base stava il brillante letterato Aleksandr Sumarokov, che non solo ha posto le basi del dramma russo, ma si è impegnato molto perché il teatro in Russia diventasse qualcosa in più di mero teatro.

 L'interno del teatro. Fonte: ufficio stampa L'interno del teatro. Fonte: ufficio stampa

La generazione di spettatori successiva ha visto in scena le opere dell’imperatrice Ekaterina II, che concepiva l’arte come una questione di importanza nazionale e trasformò il teatro di corte in uno svago accessibile al largo pubblico. A quel tempo, a scrivere per la scena di San Pietroburgo era Denis Fonvizin, più tardi Ivan Krylov.

Il teatro, focalizzato al momento della sua nascita su modelli europei, anche in seguito ha mantenuto un forte interesse per le idee occidentali pur sviluppando il proprio stile: alta emotività, registri e intonazioni leggermente alterati, così come sviluppato nel XIX secolo da Gogol, Lermontov, Turgenev e Aleksej Tolstoj.

Tradizione con nomi diversi

A cavallo tra XIX e XX secolo, l’Aleksandrinskij, così come gli altri teatri imperiali, ha subito lo shock dell’abolizione del monopolio sugli spettacoli a San Pietroburgo e Mosca, cosicché in entrambe le capitali sono comparsi molti teatri privati. Tuttavia, è riuscito a mantenere la sua posizione unica grazie all’unione delle forze: scriveva per il teatro Chekhov, mentre artisti famosi in tutta Europa come Leon Bakst, Aleksandr Golovin e Konstantin Korovin ne preparavano le decorazioni teatrali.

La ceremonia di apertura del teatro dopo la ricostruzione nel 2006. Fonte: ufficio stampaLa ceremonia di apertura del teatro dopo la ricostruzione nel 2006. Fonte: ufficio stampa

L'ultimo direttore dei teatri imperiali Vladimir Telyakovskij, che ha fatto tanto per l'introduzione dell'istituto del teatro di regia in Russia, ha scritto nel suo diario il 18 novembre 1907, giorno del suo primo incontro con il regista-innovatore Vsevolod Meyerhold: "Meyerhold ha ricevuto una miriade di attacchi da parte del pubblico e della stampa, e questa forte indignazione nei suoi confronti mi ha convinto che in lui ci debba essere qualcosa di speciale e perciò interessante". L’invito rivolto a questo regista costituisce una delle pagine più importanti della storia dell’Aleksandrinskij, che ha mantenuto in repertorio per quasi 30 anni la sua messinscena di "Ballo in maschera" di Lermontov, creata nel 1917 e diventata uno dei simboli dei terribili rivolgimenti di epoca rivoluzionaria.

Una scena tratta dallo spettacolo "Ballo in maschera" di Lermontov, 1938. Fonte: ufficio stampaUna scena tratta dallo spettacolo "Ballo in maschera" di Lermontov, 1938. Fonte: ufficio stampa

In epoca sovietica il luogo è diventato uno dei pilastri del teatro di regia: hanno lavorato qui Sergej Radlov, Nikolaj Akimov e Georgij Tovstonogov. Ha di nuovo cambiato nome per poi tornare al suo nome storico “Aleksandrinskij”. Il teatro è stato sottoposto a un grande restauro, grazie al quale oggi regala la sua solenne facciata e sfrutta lo spazio innovativo della Nuova scena. È poi passato nelle mani dei registi Valerij Fokin e Andrej Moguchij, capaci di reinventare il passato di questo teatro e creare nuove tradizioni.

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