Pizzi e pietre preziose, così nascono i costumi del Bolshoj

Sul palco del Teatro Bolshoj

Sul palco del Teatro Bolshoj

Damir Yusupov/bolshoiteatr.com
Cuciti individualmente per ogni ballerina, gli abiti sono decorati con dettagli unici, studiati per essere visti anche dagli spettatori più lontani. Ecco quali segreti si celano nelle sartorie che lavorano per lo storico teatro moscovita

Sono delle vere opere d’arte: costumi e accessori per l’opera e il balletto sono oggetti realizzati con una tale cura e una maestria che diventano parte imprescindibile dello spettacolo. Siamo andati alla scoperta di quei riti scaramantici e dei segreti racchiusi dentro le quinte del Bolshoj, il teatro più leggendario di tutto il Paese. 

Ma cosa significa “far rivivere” dei costumi e perché prima era vietato fotografarli? “A volte succede che i dettagli di un costume non risaltino alla luce o che non siano visibili dalle ultime file della platea. A quel punto bisogna rivedere le rifiniture, aggiungere delle tonalità o delle sfumature particolari per ‘far rivivere’ il costume”, spiega Natalya Aldsohina, responsabile del reparto costumi femminili.

Alla vigilia di una prima è vietato fotografare i costumi perché sono protetti dalla legge sul diritto d’autore.

Per scaramanzia, finché la prima dello spettacolo non si è conclusa, i costumisti non rimandano i tessuti in magazzino. E quando consegnano un costume, prima buttano via tutte le spille che tenevano uniti i dettagli per evitare che il costume torni indietro.  

Preparando i costumi per il balletto di Pyotr Tchaikovsky "La bella addormentata". Fonte: Ria Novosti/Vladimir Vyatkin

Quanto tempo si impiega a cucire un tutù e quanto tessuto occorre?

Le gonnelline rigide a più strati dei tutù, che sono i costumi base di un balletto, sono un lavoro a parte.

Un tempo venivano confezionati con mussola, tarlatana e calicò. Maya Plisetskaya ricorda che il suo primo tutù pesava qualche chilogrammo  e che “era rigido, spiovente e sapeva di cherosene”. I ganci del corsetto erano pesanti. Poi hanno cominciato a confezionarli col nylon e per non farla flettere la gonna veniva retta al centro da un sottile cerchio d’acciao.

Nel 2007 c’è stata quella che i costumisti definiscono la “rivoluzione del tutù”. Fu deciso di riproporre il balletto imperiale “Il corsaro” e lo scenografo utilizzò i bozzetti dei costumi della fine del XIX secolo. I tutù vennero allungati e fatti scendere all’ingiù. I costumi erano simili a sculture architettoniche.

Per i nuovi allestimenti occorrono una grande quantità di costumi. Oggi i tutù si confezionano in un giorno solo e vengono cuciti individualmente per ogni ballerina.

“Ogni striscia va piegata (…) Poi si assembla tutto e si aggiungono le mutandine” spiega la sarta tatiana Romanenko. “Per confezionare un tutù occorrono dai 15 ai 28 metri di tessuto. “E per il ‘Corsaro’, dove i tutù sono lunghi, ne è occorso anche di più”.

I costumisti ammettono che realizzare un costume non è una cosa semplice. Deve adattarsi perfettamente, ogni centimetro o grammo di stoffa in più ostacolerebbe i movimenti della danza.

Quanto pesano le pellicce dello zar Boris Godunov

Per lo spettacolo “kolossal” del Bolshoy, l’opera “Boris Godunov”, sono stati creati più di 900 costumi per un costo di quasi un milione di dollari.

Sulla gruccia è appesa una pelliccia da boiardo senza maniche. Sulla targhetta si legge: “Boris Godunov”. Corista Dmitry Nekrasov. La pelliccia dovrebbe pesare dai 7 agli 8 chilogrammi.

“Quella indossata da Fedor Fedorovsky nell’allestimento del 1948 pesava 20 chilogrammi”, dice ridendo il costumista. “È stato possibile alleggerirla grazie a speciali inserti di tessuto ideati dal costumista scenografo Pavel Kaplevich. Mediante un macchinario speciale siamo riusciti a inserire nei tessuti dei fili d’oro e d’argento, ottenendo un effetto vintage. Sembra broccato, ma pesa molto meno. Per alleggerire ulteriormente i costumi abbiamo utilizzato anche del pelo sintetico.

I costumi della nuova messinscena del “Boris Godunov” sono decorati da una profusione di pietre preziose. Per esempio, su ognuno dei tre costumi indossati da Marina Mnishek, sono cucite migliaia di pietre e su ciascuna delle quattro pellicce di Boris Godunov le pietre sono almeno 5.000.

Quali artisti hanno il proprio manichino

Il reparto confezioni è ingombro di manichini. Con il “petto” e altri dettagli delle cantanti d’opera. Altre sagome indossano gli abiti vaporosi delle silfidi. Questi manichini appartengono alle prime ballerine.

Molti artisti solisti hanno un proprio manichino che riproduce esattamente la loro figura. Davanti a una parete si trova quello della ballerina Svetlana Zakharova. Sull’esile, elegante manichino sta appeso il costume della principessa Mary dello spettacolo “Un eroe del nostro tempo”. L’abito è ora in restauro. 

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