Truppe polari russe nell'Artico

Le operazioni di sbarco delle truppe polari russe sulla costa dell’isola di Kotelny (Foto: function.mil.ru)

Le operazioni di sbarco delle truppe polari russe sulla costa dell’isola di Kotelny (Foto: function.mil.ru)

Cresce l’interesse della comunità internazionale nei confronti dell’Artico, dovuto al consolidamento dei confini esterni della piattaforma continentale, alle possibilità di transito lungo le rotte dei passaggi marittimi e alle promettenti prospettive di sfruttamento delle risorse naturali

Il 25 ottobre 2012, per la prima volta nella storia della Marina Militare russa, le truppe costiere della Flotta del Nord, nel corso di una serie di esercitazioni a livello di comando e di equipaggio del Distretto militare occidentale, sono sbarcate sulla costa dell’isola di Kotelny.

“Durante le operazioni di sbarco, sono state studiate nuove rotte di navigazione e possibili punti di attracco in diverse aree della costa artica. È stata condotta un’operazione di ricognizione nei territori delle isole dell’arcipelago di Novosibirsk ed è stato testato l'uso di attrezzature militari e di armamenti nella regione artica”,  ha comunicato il primo capitano V. Serga, responsabile dell’ufficio stampa del Distretto militare occidentale della Flotta del Nord.

Il passaggio a Nord-Est

È la tratta marittima più breve che collega la parte europea della Russia con l'Estremo Oriente. Un'alternativa al passaggio a Nord-Est sono le arterie che attraversano i canali di Suez o Panama. Tuttavia, se, ad esempio, il tragitto, percorso dalle navi, dal porto di Murmansk al porto di Yokohama (Giappone), attraverso il Canale di Suez, è di 12.840 miglia nautiche, attraverso il passaggio a Nord-Est, esso si riduce a sole 5.770 miglia. Il principale ostacolo al passaggio delle navi rimane il ghiaccio. Ciononostante, le rompighiaccio moderne rendono possibile, se necessario, la navigazione tutto l'anno

È la prima volta che, nel corso di questo tipo di esercitazioni militari, vengono condotte operazioni mirate a garantire la sicurezza di strutture civili, quali stazioni scientifiche, piattaforme di perforazione e impianti per la produzione di energia, situati nella regione artica. Nel corso delle esercitazioni, nelle regioni artiche del passaggio a nord-est, si è ricorsi alla grande nave anti-sommergibile “Viceammiraglio Kulakov” e all’incrociatore pesante, lanciamissili,a propulsione nucleare “Pietro il Grande”.

Le esercitazioni a livello di comando e di equipaggio coinvolgono più di 7mila soldati e più di 150 attrezzature militari. Le operazioni si svolgeranno nei poligoni di addestramento militare situati nel Mare di Barents, nelle regioni artiche lungo il passaggio a Nord-Est, nei poligoni costieri del distretto Pechenskij, nella regione di Murmansk, e nelle penisole di Srednij e Rybachij.

La Russia non è il primo Paese ad aver annunciato la creazione di basi militari nell'Artico. All'inizio del 2012, anche il Canada aveva annunciato l’intenzione di costruire una propria base artica sull'isola di Cornwallis. Anche la Danimarca si prepara ad aumentare la propria presenza militare nel Mar Glaciale Artico. Già nel 2009, aveva annunciato la creazione di uno speciale comando militare artico e di una forza di reazione rapida. Un anno dopo, nel 2010, la Norvegia ha trasferito una parte delle proprie truppe nel Circolo Polare Artico e gli Stati Uniti e il Canada hanno già iniziato a condurre, su base regolare, esercitazioni militari.

Una simile attività militare è del tutto comprensibile. La corsa alla conquista del continente bianco, in particolare a seguito del riscaldamento crescente di queste latitudini, si è, negli ultimi tempi, intensificata. Si stima che i giacimenti di idrocarburi nell'Artico costituiscano un quarto di tutte le riserve mondiali tuttora inesplorate.

Nella regione si concentrano gli interessi economici e geopolitici di diversi Paesi e l’Artico sta acquisendo sempre più importanza a livello di regione di transito. Il vicepresidente dell'Accademia dei Problemi geopolitici, Konstantin Sivkov, afferma che: “Nel momento in cui l’asse dello sviluppo economico si sposterà dall'Europa alla regione del Pacific Rim, l'importanza del passaggio a Nord-Est crescerà”.

Inoltre, l'Artico rappresenta il percorso più breve non solo per le imbarcazioni, ma anche per l’aviazione strategica e i missili balistici intercontinentali, spiega Konstantin Sivkov: “La possibilità di distribuire nella regione potenti sistemi di difesa missilistica e sottomarini a propulsione nucleare con missili balistici sarà particolarmente importante per tutti gli attori mondiali. Per quanto ne so, i sottomarini americani pattugliano costantemente le acque del bacino artico, in particolare quelle del Mare di Barents, già dagli anni ‘90”.

È chiaro che il compito principale di difendere le strutture artiche russe spetta alla Marina Militare Russa. Nel programma statale russo di sviluppo degli armamenti fino al 2020 è prevista la creazione di nuove navi destinate proprio alla Flotta del Nord. “In primo luogo, abbiamo bisogno di imbarcazioni che siano in grado di svolgere, nel lungo periodo, operazioni nella regione artica. Esse devono essere a propulsione nucleare ed essere in grado di operare in mezzo ai ghiacci. In secondo luogo, abbiamo bisogno, sempre nella zona artica, di navi da combattimento costiero - in particolare nel Mare di Barents e possibilmente anche nel Mare di Kara - che siano in grado di mantenere delle condizioni operative favorevoli e di garantire la sicurezza delle attività marittime ed economiche”, ha affermato, a metà ottobre 2012, il contrammiraglio Vasilij Ljashok, responsabile del dipartimento di pianificazione e sviluppo della Marina Militare, nonché vice capo di Stato Maggiore della Marina Militare.

Inoltre, secondo le informazioni dei media russi, la Russia intende, fino al 2013, posizionare un gruppo di caccia intercettori a lungo raggio MiG-31 sull'arcipelago di Novaja Zemlja nel Mar Glaciale Artico per difendere i propri territori da possibili attacchi provenienti da Nord.

Sono state intensificate anche le operazioni per il rafforzamento delle infrastrutture polari russe di confine. Nel mese di agosto 2012, il segretario del Consiglio di Sicurezza della Russia, Nikolaj Patrushev, ha dichiarato che si sta progettando la creazione di diverse basi per le imbarcazioni militari e la guardia di frontiera lungo la rotta del passaggio a Nord-Est del Mare del Nord.

Infine, secondo Igor Paluca, capo del Dipartimento della guardia di frontiera, deiServizi federali per la sicurezza della Federazione Russa, incaricato del pattugliamento delle frontiere marittime, entro il 2021, verranno create 11 nuove stazioni di frontiera. È prevista anche la realizzazione e messa in funzione di porti e aeroporti con duplice finalità.

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