Nonno Shalyapin, gigante dell'opera

Nella sua casa romana Lidia Liberati, nipote del cantante lirico russo, schiude i suoi ricordi e rievoca l'artista amato da D'Annunzio e Toscanini
Lidia Liberati, nipote del cantante lirico russo Fedor Shalyapin (Foto: archivio personale)
Lidia Liberati, nipote del cantante lirico russo Fedor Shalyapin (Foto: archivio personale)

La casa è accogliente. Nascosta in mezzo a un dedalo di vie in un quartiere residenziale di Roma. Le pareti sono ricoperte di quadri, fotografie e ritratti di famiglia in bianco e nero. Chiusa dentro una cornice dorata, la locandina di un teatro: "Serata di gala alla Scala", recita. Tra gli ospiti, a caratteri cubitali, spicca il nome di Fedor Shalyapin.

 

È qui infatti, tra l'eredità di mille ricordi, che vive Lidia Liberati, nipote del celeberrimo cantante lirico russo, il basso più famoso di tutto il Novecento, capace, con la sua voce e la sua presenza scenica, di segnare la storia della musica.

 

Foto: Maria Chiara Calvani

 

A 83 anni portati con brio, Lidia Liberati incarna ancora con grazia e carisma un'eleganza borghese, riflessa su un volto che non nasconde le proprie origini slave, ereditate da quel nonno che le ha trasmesso la classe e la bellezza delle donne dell'Est. "Sono appena stata invitata in Russia per l'inaugurazione di una statua dedicata a mio nonno, ritratto insieme a Gorky - racconta Lidia sfogliando un vecchio album dove Shalyapin è fotografato con la moglie -. Ormai vivo di luce riflessa: essendo morti tutti i figli, ora si rivolgono a me".

 

Nata a Parigi dal matrimonio tra un italiano e la figlia del celebre artista, fuggito dalla Russia insieme alla famiglia con lo scoppio della Rivoluzione, Lidia vive oggi a Roma circondata dagli oggetti che raccontano, uno a uno, pezzi di vita di Shalyapin, dai suoi viaggi in Europa alle sue esibizioni sui più gradi palcoscenici internazionali, dal rapporto con il figlio Boris che lo ha immortalato in molteplici ritratti, all'amicizia con Gabriele D'Annunzio, che gli ha dedicato una lettera, anch'essa incorniciata e appesa per preservarla dallo scorrere del tempo. "Così la tua voce umana e sovrumana attraversa le anime d’ogni latitudine e d’ogni tempra", recita la missiva. Datata 27 marzo 1930.

 

La nipote di Fedor Shalyapin, Lidia Liberati, è stata la protagonista del video "Via Picco tre signori", realizzato dall'artista Maria Chiara Calvani, ed esposto a Roma a marzo 2012 nell'ambito della mostra "All'ombra del bianco”

"Non ho molti ricordi di mio nonno. È morto quando io ero bambina. E poi viaggiava tanto, cosicché lo vedevo di rado - spiega Lidia, innamorata della musica e incapace di annoiarsi, divisa tra i mille impegni che la mantengono attiva ancora oggi -. Era una persona estremamente affettuosa con noi nipoti. Ho questa immagine, stampata nella mente, di un uomo enorme, alto quasi due metri. Quando mi pigliava in braccio mi sembrava di volare". Ma con il suo talento, definito eccezionale anche dal direttore d'orchestra italiano, suo contemporaneo, Arturo Toscanini, Shalyapin si è dimostrato piuttosto avaro: "Nessuno in famiglia ha preso la sua voce. Mio figlio è alto un metro e novanta e ha gli occhi azzurri, proprio come i russi. Però quella voce, ahimè, non l'ha ereditata nessuno".

 

In compenso, in eredità è rimasto l'affetto della gente, che "impallidisce al nome del grande Fedor", e si butta al collo appena capisce di avere di fronte la nipote diretta dell'artista. "Devo però riconoscere che sono soprattutto gli stranieri ad illuminarsi davanti al nome di mio nonno - spiega -. Gli italiani spesso nemmeno lo conoscono".

 

 

Lei, invece, di viaggi in Russia ne ha fatti parecchi. Non solo per visitare la casa-museo di suo nonno a Mosca (“Mi è sembrato di vivere in una favola”), ma anche per andare alla disperata ricerca di un prezioso orologio che lo stesso Shalyapin aveva ricevuto in dono dallo zar. Per volere della figlia dell’artista, l’orologio era stato anni addietro regalato al museo del Cremlino, e da lì se ne sono poi perse le tracce. “Ci ho messo dieci anni a ritrovarlo – racconta con enfasi Lidia Liberati -. Ho scritto lettere all’Ambasciatore, al ministro russo della Cultura, al museo stesso. Ma niente. Mi è toccato recarmi di persona a Mosca per riuscire, dopo dieci anni e mille ricerche, a rintracciarlo: era finito in una piccola collezione di orologi, esposta da qualche parte nella capitale”.

 

Ora, di quel mondo di fama e successo che ha inondato la vita dell’artista, restano decine di foto di inizio Novecento, scatti del grande Fedor insieme alla famiglia, con la nipote Lidia tra le braccia. Ma anche francobolli, omaggio di una Russia da sempre legata a quel nome. “Ho sempre subito il fascino di questo Paese – dice Lidia, sistemando alcune cornici -. Purtroppo però la lingua non l’ho mai imparata. Leggo, è quello che posso fare per assorbire il più possibile questa cultura. Amo Dostoevskij, in particolar modo “L’idiota”, e continuo a vivere con la convinzione che gli uomini russi siano, in qualche modo, terribilmente romantici”.

 

Lidia Liberati è stata anche al centro di un progetto artistico realizzato dalla giovane Maria Chiara Calvani, “Via Picco tre signori”, inserito nell'ambito della mostra "All'ombra del bianco” ed esposto a Roma a marzo 2012.

 

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