Così Mosca cerca di salvarsi dall’onta del doping

8 dicembre 2016 Indira Shestakova, RBTH
Dopo essere stata travolta dallo scandalo, la Russia cerca di recuperare la propria immagine con l’aiuto di Vitalij Smirnov, l’81enne presidente onorario del Cio, tra i nomi più prestigiosi e rispettati all’interno della comunità sportiva internazionale
the World Anti-Doping Agency
La sede dell’Agenzia mondiale antidoping. Fonte: Reuters

Dopo la pubblicazione in luglio del rapporto della Commissione indipendente dell’Agenzia internazionale antidoping, redatto dal giurista canadese Richard McLaren, l’immagine della Russia ha assunto contorni demoniaci. Contro la Russia era stata mossa l’accusa di aver creato un sistema di doping di Stato le cui pratiche illecite sistematiche sarebbero culminate con i Giochi invernali di Sochi del 2014.

Le scoperte effettuate da Grigorij Rodchenkov, ex direttore del Laboratorio antidoping di Mosca, che sono alla base del rapporto stilato da McLaren, delineano un quadro raccapricciante da cui risulta che gli ufficiali dei servizi di sicurezza russi avrebbero sostituito nottetempo le provette con i campioni di urina.

Benché il Cio abbia ammesso una parte rilevante degli atleti russi ai Giochi di Rio, l’immagine del Paese ne è uscita comunque screditata.

Allora le autorità russe hanno risposto con l’artiglieria pesante. La missione di salvare lo sport russo è stata affidata a un nome di assoluto prestigioso, quello di Vitalij Smirnov. Proprio all’81enne funzionario sportivo, che ha collaborato con il Cio dal 1971 al 2015, e che ora figura come suo membro onorario, il Presidente Vladimir Putin ha infatti proposto alla fine di luglio di assumere la guida commissione antidoping indipendente di recente istituzione. E malgrado la sua veneranda età, Smirnov ha accettato.

Vitalij Smirnov, alla guida della commissione antidoping. Fonte: Sergej Fadeichev / TASSVitalij Smirnov, alla guida della commissione antidoping. Fonte: Sergej Fadeichev / TASS

Il lavoro di Smirnov

Vitalij Smirnov è un funzionario dalla reputazione immacolata sia in Russia sia all’estero. Dal 1990 al 2001 è stato a capo del Comitato olimpico nazionale ed è stato membro del Cio ininterrottamente per 44 anni, un record di durata ineguagliato nel mondo. 

Smirnov ha dovuto agire in gran fretta dal momento che i primi grandi esiti del suo lavoro devono essere sottoposti alla commissione esecutiva del Cio già entro l’8 dicembre. Mentre il 9 dicembre McLaren presenterà la seconda parte del suo rapporto.

La priorità di Smirnov è quella ottenere la reintegrazione dei diritti per l’Agenzia russa antidoping (Rusada), la cui attività era stata sospesa dalla Wada nel novembre 2015. Per convincere l’Agenzia mondiale antidoping che la Rusada non subirà pressioni da parte del governo, Smirnov ha escluso dal suo staff il suo fondatore, il Ministero dello Sport russo, e ha coinvolto due esperti stranieri che già erano stati rappresentanti di federazioni sportive. Smirnov ha anche proposto alla Wada di designare un esperto straniero alla direzione del Laboratorio antidoping di Mosca.

Un’altra idea prodotta da Smirnov è stata quella dell’introduzione della responsabilità penale per incoraggiamento all’uso di sostanze dopanti. La legge approvata al riguardo è entrata in vigore a novembre.

Smirnov ha inoltre ammesso nelle cittadelle segrete russe, dove si trovano impianti destinati alla produzione militare bellica, alcuni rappresentanti della Wada. Tempo fa gli atleti russi erano stati accusati di far uso di sostanze dopanti nelle basi ubicate nelle cittadelle segrete, inaccessibili agli stranieri.

Smirnov ha elaborato un programma minimo di sopravvivenza per lo sport russo della durata di quattro mesi. Il 30 novembre ha dichiarato che la Russia ha adempiuto alla maggior parte delle richieste della Wada enunciate in 14 punti. Si è detto soddisfatto del lavoro dei colleghi russi e di Richard McLaren. La palla passa ora al Cio e alla Wada da cui si attendono per l’inizio di dicembre nuove risoluzioni sulla Russia.      

Sarà d’aiuto il prestigio di Smirnov?

Serviranno l’autorevolezza, l’esperienza e l’influenza di Smirnov ad ammorbidire l’atteggiamento della Wada verso la Russia? Tatyana Lebedeva, campionessa olimpica di salto in lungo nel 2004, ritiene che tale esito sia possibile solo se entrambe le parti saranno disposte a dialogare.

“Smirnov è uno dei pochi che possa coordinare il lavoro e fare da intermediario”, ha detto la Lebedeva a Rbth.

Dmitrij Svishchev, membro della Commissione della Duma per lo sport, rileva che i risultati dell’operato di Smirnov devono diventare un segnale per i partner stranieri. “Smirnov gode di un grande prestigio in Occidente… L’altra questione è se i nostri partner stranieri siano davvero interessati a questo aspetto. Alcuni obiettivi sembrano di difficile realizzazione”, rileva Svishchev intervistato da Rbth.

L’avvocato dello sport Aleksandr Chebotarev, ritiene, al contrario, che le misure adottate siano insufficienti e che anche l’autorevolezza di Smirnov non sarà d’aiuto. “Devono esserci delle ingiunzioni concrete… Se non sono concrete, come sostengono alcuni dei nostri funzionari, bisogna chiedere che lo diventino e cominciare ad adempiere alle richieste della comunità sportiva internazionale”, dichiara Chebotarev intervistato da Rbth.

Come reagirà McLaren?

Per il giorno successivo alla seduta della commissione esecutiva del Cio è stata programmata la pubblicazione della seconda parte del report dell’esperto indipendente della Wada Richard McLaren. In Russia le aspettative al riguardo sono contrastanti.

“Mancheranno ancora una volta dei fatti comprovati… E i responsabili delle federazioni sportive ormai sono stufi e reclamano delle prove”, sostiene Svishchev. 

L’avvocato dello sport Aleksandr Chebotarev ritiene che i tentativi della Russia di appianare il dialogo con la comunità sportiva internazionale non avranno alcuna influenza sull’andamento dell’indagine di McLaren.

+
Metti "Mi piace" su Facebook