Così la Russia accoglie il nuovo Presidente degli Stati Uniti

09 novembre 2016 Ekaterina Sinelshchikova, RBTH
Mosca scommetteva su Trump per instaurare nuove relazioni tra i due Paesi. Ma come ha reagito la società russa ai risultati delle elezioni americane?
Spaso House
Una donna scatta un selfie tra due figure di cartone rappresentanti Donald Trump e Hillary Clinton. Fonte: Vyacheslav Prokofyev/TASS

L'America ha scelto il suo Presidente. Il candidato repubblicano, il fiammeggiante miliardario Donald Trump, ha battuto la democratica Hillary Clinton, sconcertando non solo gli esperti, che stentano a credere a questo esito, ma anche i mercati azionari di tutto il mondo e la comunità di internet. La pagina web del servizio dell’immigrazione in Canada (Citizenship and Immigration Canada) è andata in tilt per il flusso di richieste dagli Usa. Tutto è cominciato ad andare in crisi non appena il vantaggio di Trump si è fatto più o meno evidente.

I candidati sono andati di pari passo, con una differenza di pochi punti percentuali. Sembrava che sul finire della campagna pre-elettorale Trump avesse tutti contro: democratici, establishment americano, sponsor e persino il partito stesso. Prima delle elezioni, la dirigenza repubblicana aveva richiesto la sua rimozione, sostenendo che in caso di vittoria sarebbe diventato “il Presidente più avventato della storia d’America”.

Ciononostante, il Trump “fuori sistema”, che ha raccolto più dei 270 voti necessari pur senza un passato politico, ha vinto. Il rapporto con la Russia era una delle differenze più profonde tra la sua e la retorica della Clinton. Mosca, ovviamente, scommetteva su Trump per instaurare relazioni tra i due Paesi in prospettiva. Ci scommetteva ed era attaccata agli schermi: il giorno della finale del “più grande show televisivo d’America” è diventato anche il principale “show” in Russia, con dirette dai seggi sui canali federali, tavole rotonde e commentatori di vario livello, da deputati a diplomatici. Vladimir Putin è stato il primo Presidente a congratularsi con Trump per la vittoria.

Le reazioni sui social network

"Siete contenti o terrorizzati?”, forse è questa la domanda più frequente sui social network la mattina del 9 novembre. Le sensazioni sono davvero duplici. L'uomo che ha promesso, in caso di vittoria, di chiudere in prigione Hillary Clinton e di costruire al confine con il Messico un "grande muro" da 8 miliardi di dollari sembrava in Russia un "tizio così divertente". Ma ora ha vinto e il gioco si fa serio.

"Come mai tutti così tristi? Perché nessuno si rallegra? Trump è Presidente degli Stati Uniti! È terribilmente divertente e di sicuro sarà molto interessante!”, ha scritto su Twitter il giornalista Ilya Azar

I liberali si sono dimostrati un po’ più turbati: "Non capisco perché il Cremlino sia per Trump. Non hanno letto il suo programma. Questo tizio farà cadere i prezzi del petrolio con la liberalizzazione di produzione ed esportazione negli Stati Uniti”, ha detto il leader dell'opposizione Aleksej Navalnij. "Capisco gli americani, che insieme all'elezione di Trump votavano anche per la legalizzazione delle droghe. Non resta che bucarsi e partire per il mondo dei sogni”, ha scritto il corrispondente della radio Eco di Mosca Vladimir Varfolomeyev, ricordando che oltre a votare per il Presidente degli Stati Uniti, i cittadini in questo giorno votavano anche per la legalizzazione della marijuana in alcuni stati.

Il fatto che il Cremlino volesse davvero vedere al più presto Trump nello studio ovale ha generato decine di battute, alimentando ancora una volta una popolare versione complottista: Donald Trump è un agente di Putin. "Non so di preciso come Trump sia stato ingaggiato (forse durante la sua visita a Mosca nel 2013 per un concorso di bellezza). Ma so per certo che è stato ingaggiato”, scrive l'utente Natalya Goryachko Basalyga.

Roman Gromadskij ha scherzato sul fatto che il giorno delle elezioni Putin avrebbe emesso un decreto che recitasse: "...e nominare Donald Trump rappresentante plenipotenziario del Distretto Federale del Nord America".

Il profilo satirico russo di Trump su Twitter @DonaldTrumpRF non ha tardato a reagire, tempestando sin dal mattino la Rete con scherzi del tipo: “Molti in Russia già pensano che con me lì compariranno le strade, smetteranno di pisciare negli atrii dei palazzi e scomparirà l’epidemia di HIV. Non lo permetterò!”. Il profilo satirico del Ministero degli esteri russo, invece, ha iniziato a chiedersi “quando inizierà la vendita dei biglietti per Marte?”.

Lo sguardo della politica

"Delle elezioni americane ci hanno parlato con ben più dettagli delle recenti elezioni parlamentari in Russia”, ha detto il commentatore di Kommersant FM Stanislav Kucher

Il modo in cui i media russi hanno coperto le elezioni negli Stati Uniti ad alcuni è sembrato ben più rivelatore di tutte le argomentazioni su cosa significhi per la Russia. È sembrato proprio che nel 2016 gli americani abbiano colonizzato se non tutta la Russia, almeno i media russi, al 100%, scrive Kucher. Hanno trattato l’argomento così assiduamente, che sembrava dovessero compensare l’impossibilità di commentare in maniera così "rilassata e disinteressata" la propria politica. Definendo questo fenomeno come espressione di un "complesso d’inferiorità", il giornalista ha concluso: "Quando e se le trasmissioni TV americane nazionali inizieranno a discutere in prima serata i dettagli delle elezioni presidenziali in Russia con la bava alla bocca, solo allora potremo dire che siamo davvero grandi".

Intanto il capo redattore del canale TV e dell’agenzia di stampa Russia Today Margarita Simonyan ha scritto su twitter: "Oggi farò così: a una finestra metterò la nostra bandiera, all'altra quella americana. Simbolo di pace-amore-chewing gum. In anticipo". Alla Duma di Stato hanno accolto la vittoria di Trump con applausi scroscianti. Il leader del partito liberal democratico russo, Vladimir Zhirinovsky, ha promesso di organizzare in onore del nuovo Presidente degli Stati Uniti un banchetto con champagne, mentre il senatore della Crimea Olga Kovitidi si aspetta da Trump il riconoscimento della Crimea come parte della Federazione Russa.

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