America al voto: cosa cambierà per la Russia?

08 novembre 2016 Vladimir Mikheev, RBTH
Urne aperte negli Stati Uniti per eleggere il 45esimo Presidente. Quale forma potrebbero assumere i futuri equilibri con Mosca? Il parere di alcuni esperti
Opinion
the second presidential debate
Secondo un recente sondaggio della WIN/Gallup International Association, realizzato in 45 Paesi, la Russia è l’unico Paese dove Donald Trump supererebbe Hillary Clinton, con un margine di 23 punti. Nella foto, i due candidati alla Casa Bianca. Fonte: AP

Mentre l’America sceglie il proprio futuro, con i seggi aperti per le operazioni di voto, i mezzi di comunicazione occidentali non smettono di ripetere che la Russia avrebbe favorito uno dei due candidati, utilizzando attacchi cibernetici per manipolare le elezioni. Affermazioni discutibili che potrebbero essere interpretate come una mossa mediatica per influenzare l’opinione pubblica.

In tutta questa vicenda l’unica cosa certa è la preoccupazione di Mosca in merito al peso che potrebbe assumere l’inerzia della retorica contro il Cremlino nel caso in cui a vincere fosse Hillary Clinton. Tuttavia alcuni esperti continuano a credere che tutto ciò non abbia alcuna importanza e si dicono convinti che per Mosca sarebbe più vantaggiosa una presidenza democratica.

La Russia “ha bisogno di qualcuno che sia prevedibile”, afferma Peter Kuznick, professore dell’American University di Washington D.C. “Trump potrebbe fare qualsiasi cosa. Parla dell’utilizzo delle armi nucleari. Non sa nemmeno cosa siano. Krusciov disse che, quando venne informato della capacità delle armi nucleari nel 1952, non riuscì più a dormire per giorni interi”.

Di recente Kuznick si è recato a Mosca per partecipare a una conferenza sulla società civile, i mass media e il potere. “Trump fa appello ai peggiori istinti della politica statunitense. Si rifà alle tendenze più aggressive e alla paura. Nei suoi discorsi dipinge come pericolosi i neri, gli immigrati e gli stranieri”.

Altri accademici ritengono che, nonostante i suoi limiti, “Trump parli di questioni legate alla sicurezza come un uomo d’affari. Questo è mio, questo è tuo e il resto è negoziabile”, dice Eduard Lozanskij, presidente dell’Università Americana di Mosca.

Il periodista britannico di destra John Laughland si dimostra invece favorevole alla vittoria di Trump. “In diverse occasioni ha ripetuto che vuole arrivare a degli accordi con la Russia ed è stato criticato per questo. E ha aggiunto che vorrebbe dare priorità alla lotta contro lo Stato Islamico rispetto all’antagonismo con Mosca - dice Laughland -. Non mi sembra che siano affermazioni pronunciate da un pazzo. Anzi, mi sembrano cose perfettamente ragionevoli”.

Il braccio di ferro con Mosca

Secondo Josepeh Dunford, direttore del think tank Centro per gli Studi strategici e internazionali, se gli Usa creassero una zona di divieto di sorvolo aereo in Siria, cosa voluta da Hillary Clinton, si rischierebbe “una guerra” con la Russia.

Non si dice del tutto d’accordo Eduard Lozanskij: “Quando si arriva alla presidenza le posizioni assumono toni più moderati - spiega -. Tuttavia Hillary Clinton è già stata lì. Non è una appena arrivata. È già stata nella Casa Bianca e nel Dipartimento di Stato e ha appoggiato le guerre in Iraq, Libia e Siria. Perciò bisogna essere consapevoli della realtà che potrebbe prospettarsi”.

Anche John Laughland ritiene che i pericoli siano reali visto che “l’establishment statunitense e britannico si stanno preparando mentalmente a un conflitto con la Russia”. Secondo il giornalista, i generali statunitensi avrebbero dichiarato che “la guerra è inevitabile e che sarà rapida e letale”. Laughland traccia poi un parallelismo con i generali tedeschi che nel 1913 “erano convinti, molto prima di Hitler, che il blitzkrieg, la guerra lampo, avrebbe potuto risolvere i loro problemi. Il piano Schlieffen era solo una questione di tempo”.

“Ora i militari Usa sostengono che, nel caso in cui la Russia non venga contenuta attraverso un confronto militare, la posizione dell’Occidente potrebbe indebolirsi. Non sono d’accordo con loro”.

Non tutte le posizioni però sono così catastrofiche: Kuznick, chiaro sostenitore della Clinton, pone enfasi ai nuovi equilibri di potere all’interno del partito democratico. “Ora attorno a Hillary Clinton ci sono molte più influenze progressiste - dice -. Ci sono Elizabeth Warren [senatrice del Massachusetts], Bernie Sanders, Russ Feingold [senatore del Wisconsin], Barbara Lee [congresso della California] e il Congressional Black Caucus”.

“Credo che ci sia molta gente ragionevole che potrebbe fare pressioni sulla Clinton per evitare che ci si avvii verso un confronto con la Russia”, sostiene Kuznick.

“Trump non deve essere idealizzato”, aggiunge Elena Ponomaryova, professoressa dell’Istituto statale di Mosca per le Relazioni internazionali. Ad ogni modo Ponomariova riconosce che nel caso in cui Hillary Clinton vincesse le elezioni, potrebbe esserci il rischio di “un’accelerazione nello scontro con la Russia”. Se vincesse Trump, invece, le relazioni bilaterali potrebbero “essere complicate, seppur con qualche possibilità di raggiungere degli accordi”, visto che le aziende statunitensi, comprese quelle militari, potrebbero guadagnarci a livello economico nel caso di una cooperazione con la Russia.

Una delle questioni più intriganti di quella che è stata definita “la soap opera politica americana” ha comunque a che fare con il sistema politico, che dimostra una mancanza di credibilità e sembra aver bisogno di importanti riforme. E le elezioni del 2016 si sono trasformate in un punto di flessione per la democrazia occidentale, caratterizzata da evidenti lacune e da un elettorato frustrato. È chiaro che, indipendentemente da chi vincerà, gli Stati Uniti non saranno più gli stessi.

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