San Pietroburgo, il fascino della città di Pietro I

Monumento alla Vittoria, San Pietroburgo

Monumento alla Vittoria, San Pietroburgo

Ivano Dei Giudici
Dopo aver lasciato Mosca, la blogger Agnese Palma arriva insieme alla famiglia nella capitale del nord: un luogo ricco di storia e cultura, tra canali, palazzi imperiali e bancarelle di souvenir

A pochi chilometri da San Pietroburgo ci fermiamo al parco di Gatchina, una delle residenze estive che gli zar fecero edificare in prossimità della loro capitale. Non è la più sontuosa, era una residenza di caccia, con un parco di 136 ettari e ci fermiamo qui proprio per il parco. Caterina la regalò al conte Orlov, suo favorito.

La reggia di Peterhof

Una mattinata in bicicletta tra i suoi viali, intorno al lago, è uno svago piacevole. Folaghe, anatre ed uccellini vari popolano i laghetti, scoiattolini di un bel colore marrone bruciato scendono a raccogliere i semi di girasole direttamente dalle mani degli abituali frequentatori del parco. Questa fauna la troveremo in tutti i parchi cittadini, anche nella turistica e affollata reggia Peterhof. Arriviamo a San Pietroburgo, città “premeditata” come la definì Dostoevskij. Premeditata perché creata a tavolino dalla politica di Pietro I che volle uno sbocco mercantile al Baltico. Furono chiamati i migliori architetti e progettisti, soprattutto italiani, per realizzare la nuova capitale, ma non fu uno scherzo.

Uno stemma sulla Fortezza di Pietro e Paolo

Il delta del fiume Neva è paludoso, le zanzare ve lo potranno testimoniare ancora oggi, terreno inadatto alle costruzioni.

Nella fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo

Una città relativamente giovane nella vecchia Europa, fondata nel 1700 che ha cambiato spesso nome: San Pietroburgo, Pietrogrado, Leningrado, poi nuovamente San Pietroburgo. Pare che oggi ogni russo la chiami come vuole, il nome è lungo, quindi c'è chi la chiama solo Pietroburgo, o Piter, o addirittura con la sigla SPB, e chi ancora la chiama Leningrado.

Dentro all'Ermitage di San Pietroburgo

Del resto è nell'oblast di Leningrado che non ha mai cambiato nome, sarebbe come dire San Pietroburgo provincia di Leningrado. Abbiamo prenotato anche qui una specie di campeggio, forse l'unico all'interno della città, ma il livello è più basso di quello di Mosca. Si tratta di un piccolo stadio dentro un parco. Viktor, il simpatico sorvegliante che ci accoglie (gira con la rivoltella sotto il braccio), mi indica un basso edificio con i bagni, ma all'interno sembrano risalire all'assedio di Leningrado. Le docce sono di poco più recenti, avranno solo una quarantina di anni, ma almeno sono grandi come saloni e con tanta acqua calda. Ritroviamo la stessa carovana di camper italiani.

Monumento alla Vittoria, San Pietroburgo

Per andare a prendere la metro più vicina si attraversa Prospekt Stacek, ovvero Viale degli Scioperi, la toponomastica russa è fantastica... Se la metro di Mosca è uno spettacolo insuperabile, qualche perla si trova pure qui a Leningrado: proprio la nostra stazione, la Narvskaja, è una delle più belle. Bella illuminazione, e come nella moscovita Piazza della Rivoluzione ha le statue con la gente del popolo nelle arcate, solo più piccole ed in pietra. Per le stazioni storiche qui vanno meglio le ferrovie, che servivano la ricca nobiltà del XIX secolo nei frequenti spostamenti. La bella stazione Vitebskij, elegante e liberty, fu la prima delle ferrovie russe ed è ancora usata pur sembrando il museo d'Orsay a Parigi. Leningrado città europea non ha il melting pot asiatico di Mosca, qui sono quasi tutti biondi, alti e simili ai vicini scandinavi.

Dentro all'Ermitage di San Pietroburgo

Se Mosca è tutta in cirillico, qui la metro e molte indicazioni stradali hanno la doppia scritta in alfabeto latino. Se nel centro di Mosca non si trova un chiosco, qui sono numerosissimi e tutti sponsorizzati dalla Coca Cola. Se nel centro di Mosca non esiste una bancarella di souvenir, qui è un mercatino in ogni monumento. Se nel centro di Mosca non esistono ambulanti, qui vedi in pieno centro vetture furgonate tipo Fiorino che sul retro hanno la macchina del caffè espresso, che ci guardiamo bene dal provare. Il repertorio dei souvenir, oltre alle classiche matrioske, gli oggetti di legno laccati, l'ambra, molti busti del vecchio concittadino Lenin e qualche busto di Stalin, espone in vendita le t-shirt con la faccia del Presidente Putin, molte di più che a Mosca. È lui la vera star dei souvenir leningradesi: sempre in ray-ban scuri, con la mimetica o con la giacca da soldato siberiano, sembra l'icona dell'uomo d'azione.

Dentro all'Ermitage di San Pietroburgo

Non so se queste t-shirt siano l'articolo più venduto, soprattutto tra i turisti stranieri, ma vengono esposte in tutti i negozi, forse più per orgoglio nazionale che per esigenza commerciale. Negozi o bancarelle, con i russi non si contratta. Il prezzo, generalmente onesto, è fisso; non ti fanno lo sconto nemmeno di un rublo; se volete comprare bene altrimenti bene lo stesso, non insistono. Al massimo, se avete comprato qualcosa e vi trovano simpatici, vi faranno un piccolo regalino al posto dello sconto.

 

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A Mosca! A Mosca! On the road fino alla capitale russa (e oltre) 

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