Dmitrij Baltermánts (1912-1990) è uno dei pochi fotografi sovietici che durante la sua vita ha ottenuto riconoscimenti all’estero. Negli anni Sessanta ha avuto mostre personali di successo a Londra e New York, e in Unione Sovietica milioni di lettori della rivista “Ogonjok” decoravano i muri delle loro stanze con le sue fotografie.
La sua carriera dietro l’obiettivo era iniziata nel 1939. Matematico di formazione, Dmitrij abbandonò i numeri per il suo amore per la fotografia e diventò corrispondente fotografico di “Izvestija”, finendo al fronte con lo scoppio della guerra. Fu proprio la guerra a farlo entrare nel novero dei classici della fotografia mondiale. Gli scatti realizzati durante la difesa di Mosca, a Stalingrado e in Crimea gli procurarono la fama.
Tuttavia, in Unione Sovietica si cominciò a parlare del suo genio dopo il conflitto. Mentre durante la guerra molte delle sue foto non furono stampate perché non ritenute buone: “Perché si vede solo mezzo uomo lì?”, obiettarono più di una volta. La cronaca di guerra richiedeva immagini standardizzate di “gloriosi guerrieri sovietici”, mentre nel lavoro di Baltermants si rifletteva la grande epoca dell’avanguardia sovietica. Ma questo plasmò il suo linguaggio visivo che continuò a parlare allo spettatore anche in tempo di pace. Abbiamo raccolto alcune delle sue opere principali del Dopoguerra.
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