No, Vladimir Shukhov NON ha progettato la celebre copertura dei magazzini Gum sulla Piazza Rossa

Storia
GEORGY MANAEV
Nonostante l’avveniristica struttura in vetro e metallo ricordi lo stile caratteristico del geniale ingegnere, padre delle torri a struttura iperboloide, lui non ha niente a che spartire con questo capolavoro. Eppure molti affermano il contrario. Da dove nasce il malinteso?

Ogni volta che lo sguardo cade sul tetto trasparente del più antico e popolare centro commerciale di Mosca, il Gum sulla Piazza Rossa, restano pochi dubbi: è stato creato da un genio. Il suo aspetto ricorda parecchio la torre iperboloide costruita da Vladimir Shukhov nel quartiere Shabolovka di Mosca, ed è facile fare due più due. Tuttavia, vi sbagliereste a pensare che ci sia lui dietro al progetto del celebre tetto del Gum. Ma non sareste i primi a fare questo collegamento errato, e la verità storica non è stata certamente aiutata da numerosi articoli in pubblicazioni, sia mainstream che specializzate in architettura, che hanno confermato questa errata attribuzione.

La leggenda sulla partecipazione di Vladimir Shukhov alla creazione delle coperture del tetto di quello che sarebbe poi diventato il Grande Magazzino di Stato (Gosudarstvennyj Universalnyj Magazin; GUM) è stata diffusa e rafforzata prima dal suo studente e collega Grigorij Kovelman, e poi dalla pronipote dell’ingegnere, Elena Shukhova.

Chi c’è veramente dietro il progetto del tetto del Gum?

Secondo lo storico dell’arte e dell’architettura Ilja Pechenkin, la prima menzione “ufficiale” del fatto che le coperture in vetro e metallo siano opera di Shukhov si trova nel libro di Elena Shukhova “Vladimir Grigorjevich Shukhov. Il primo ingegnere della Russia”. Il libro cita un suo studio dal libro “Perizia sui tipi razionali di travi a struttura rettilinea e teoria delle travi ad arco” (1897), che, secondo la ricercatrice, contiene i calcoli che hanno posto le basi per la creazione delle coperture del Gum.

Certamente, simili informazioni, pubblicate non solo da un ricercatore, ma da una discendente diretta dell’ingegnere, furono prese dalla comunità scientifica come valide. Tuttavia, alcune imprecisioni sono rinvenibili nella ricerca della Shukhova.

Il tema della progettazione di un tetto trasparente per i “Verkhnie torgovye rjady” (ossia “Gallerie commerciali superiori”; come si chiamava allora il grande magazzino) venne sollevata, secondo Pechenkin, per la prima volta nel 1890. Fu allora che l’architetto Aleksandr Pomerantsev, l’uomo dietro all’attuale edificio del Gum, presentò la sua idea di copertura luminosa ai membri della corporazione dei commercianti e al consiglio di amministrazione. Le coperture dovevano essere costruite secondo il “sistema Polonso”, cioè avere un tetto a capanna.

Il consiglio di amministrazione indisse una gara d’appalto separata per la costruzione del tetto, distribuendo i progetti di Pomerantsev a tutte le maggiori imprese di costruzione dell’epoca. Delle sei che risposero all’appello, fu scelto il progetto della Metallicheskij Zavod di San Pietroburgo. Secondo l’architetto, la loro idea, “pur con tutta la sua leggerezza, riesce a mantenere attributi piuttosto importanti per quanto riguarda l’illuminazione”. Tuttavia, il progetto non si basava sulle coperture di tipo Polonso, ma su altre, orientate ad arco. Una simile copertura non era una novità: era infatti già stata vista nella serra termale del Palazzo della Tauride, creata nel 1888-1889, e successivamente trasferita al Giardino Botanico di San Pietroburgo. Lì si possono facilmente individuare le sovrapposizioni ad arco che vediamo oggi al Gum di Mosca.

Il grande complesso metallurgico della capitale ricevette un ordine per la fabbricazione delle coperture e, a giudicare dalle ricevute visionate da Pechenkin negli archivi, completò con successo il compito entro il 1893.

Ma da dove ha avuto origine la leggenda?

Dalla prefazione di un opuscolo di Shukhov sulle strutture, scritto da un altro grande ingegnere dell’epoca, Pjotr Khudjakov, scopriamo che “il sistema di Shukhov... è stato prima progettato e poi ampiamente implementato in un certo numero di edifici espositivi da una ditta appartenente all’ingegnere Bari".

Ma l’“Elenco di travi metalliche ed edifici, costruiti nel 1885-1920 su progetto di V.G. Shukhov da A.V. Bari" non contiene alcuna menzione delle strutture dei padiglioni del Gum.

Allora, da dove viene la leggenda? Pechenkin ritiene che la fonte sia il libro di Gregorij Kovelman “Le opere dell’ingegnere e accademico onorario Vladimir Grigorjevich Shukhov”. Kovleman era un allievo di Shukhov. “Questo sistema è indicato come ’sistema Shukhov’, indipendentemente dal credito attribuito alla società della Fabbrica metallurgica di San Pietroburgo, poiché V.G. Shukhov fu il primo a offrire un’analisi dettagliata delle sovrapposizioni con travi incrociate e il primo ad avviare un loro uso diffuso”, scrive Kovelman, aggiungendo: “Le costruzioni e i progetti per il tetto furono approntati dalla Fabbrica metallurgica di Pietroburgo consultandosi con il progettista Artur Loleit, per quanto ne sappiamo”.

Tuttavia, Artur Loleit (1868-1933) partecipò sì alla progettazione delle “Gallerie commerciali superiori”, ma in una veste completamente diversa, come esperto nell’uso del cemento armato; la struttura richiedeva infatti la costruzione di ponti di collegamento. Loleit non ebbe assolutamente alcun legame con la progettazione della cupola trasparente del tetto del Gum. E il fatto che Kovelman si riferisca a lui come “co-autore” della stessa, mostra, secondo Pechenkin, “una mancanza di comprensione approfondita da parte di Kovelman del processo di costruzione dell’edificio, a cui non ha preso parte”. In altre parole, Kovelman non aveva le idee chiare e voleva semplicemente sottolineare ancora una volta l’importanza del contributo professionale del suo maestro Shukhov.

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