Così il Trattato di Nystad segnò l'ingresso della Russia nel rango delle grandi potenze europee

La battaglia di Poltava del 27 giugno 1709 fu la vittoria decisiva di Pietro I di Russia su Carlo XII di Svezia in una delle battaglie della Grande guerra del nord (1700-21) tra Russia e Svezia

La battaglia di Poltava del 27 giugno 1709 fu la vittoria decisiva di Pietro I di Russia su Carlo XII di Svezia in una delle battaglie della Grande guerra del nord (1700-21) tra Russia e Svezia

Culture Club/Getty Images
Firmato il 10 settembre 1721, pose fine alla Grande Guerra del Nord e segnò il tramonto della potenza svedese

Esattamente 300 anni fa, il 10 settembre 1721, fu firmato uno dei trattati più importanti della storia russa: il Trattato di Nystad, che poneva fine alla Grande Guerra del Nord. Il conflitto, durato 21 anni, vide come principali rivali Svezia e Russia. E se per la Svezia il trattato causò la perdita del suo status di grande potenza, per la Russia accadde esattamente il contrario: segnò l'inizio di una nuova era, facendola entrare nel “firmamento” degli Stati più potenti del mondo.

La firma del trattato di pace di Nystad, 20 agosto 1721

Alla fine del XVII secolo, il Regno di Svezia aveva raggiunto l'apice della sua potenza. Esercitando il proprio controllo sulla Finlandia, su vasti territori del Baltico e sul nord della Germania, gli svedesi avevano di fatto trasformato il Baltico nel loro “mare privato”. L'esercito e la marina reali svedesi erano considerati tra i più forti d'Europa.

Carlo XII, 25 luglio 1700

Ma anche la Svezia aveva le sue debolezze: in primis la popolazione numericamente ridotta e le risorse limitate, che non le permisero di difendere adeguatamente i suoi estesi confini. In queste circostanze, gli svedesi facevano affidamento sulla velocità di dispiegamento dell’esercito e sull’efficacia dei soldati in battaglia, sull’estro dei comandanti e sulla risolutezza del sovrano svedese. Quando nel 1697 l'inesperto Carlo XII - all’epoca 15enne - salì sul trono svedese, molti Stati europei sentirono che era giunta l’occasione per schiacciare insieme quel potente rivale di lunga data.

Carlo XII di Svezia (1682-1718)

L'Alleanza del Nord, formata nel 1699, mise insieme Russia, Danimarca e Polonia, il cui re, Augusto II detto “il Forte”, era anche Elettore di Sassonia. Questi Stati, che nei conflitti precedenti avevano sofferto per via degli svedesi, speravano ora di riconquistare i territori persi e di annetterne di nuovi. Per la Russia, l'obiettivo principale era quello di ottenere l'accesso al Mar Baltico, che aveva perso contro gli svedesi all'inizio del XVII secolo. 

Augusto II detto “il Forte”

Sorprendendo gli alleati, Carlo XII dimostrò di essere più tosto di quel che si credeva. Il 4 agosto 1700 apparve all'improvviso fuori Copenaghen con un esercito di 15.000 uomini, costringendo la Danimarca a chiedere la pace. Il 30 novembre dello stesso anno il re svedese sconfisse completamente l'esercito dello zar Pietro I nella battaglia di Narva, sul territorio dell'attuale Estonia. Negli scontri morirono circa 8.000 soldati russi e una quantità considerevole di artiglieria andò persa. Solo alcuni reggimenti, che erano stati formati seguendo il modello occidentale, resistettero in battaglia, mentre gli altri si dispersero e fuggirono in preda al panico. “Le battaglie contro i russi non danno alcun piacere”, disse il re al colonnello Axel Sparre, esprimendo il suo disappunto per le qualità di combattimento del nemico. 

La battaglia di Narva

Pensando che la Russia fosse ormai sconfitta, Carlo XII si spinse verso ovest per combattere i polacchi e i sassoni. Ma Pietro I non aveva alcuna intenzione di arrendersi così facilmente e sfruttò l’occasione a proprio favore: formò rapidamente un nuovo esercito e impose di rivedere la formazione dei soldati. Di conseguenza, negli anni successivi le truppe russe riuscirono a prendere il controllo di quasi tutta l’Ingria svedese. E fu proprio lì che nel 1703 fu fondata la futura capitale dello Stato russo: San Pietroburgo. Lo zar propose a Carlo XII di porre fine alla guerra a condizione che la regione restasse sotto il controllo della Russia. “I termini della pace possono essere discussi a Mosca”, rispose il re con aria di sfida, indicando apertamente l'obiettivo della sua nuova spedizione. 

La posa della fortezza di San Pietroburgo

Dopo aver calpestato il territorio polacco e sconfitto Augusto il Forte, l'esercito svedese nel 1708 invase il territorio dello Stato russo. Ma Carlo XII decise di non avanzare nel cuore della Russia attraverso i territori di campagna che le truppe russe avevano precedentemente devastato. Fece invece rotta verso la fertile Ucraina, dove l'etmano Ivan Mazepa, che era passato dalla parte del nemico, gli aveva promesso supporto. Ma la spedizione non si rivelò così tranquilla come il re aveva sperato: l'avversario che ora affrontava non era più quello che aveva incontrato a Narva.

Carlo XII e l'etmano Ivan Mazepa

Il 9 ottobre 1708, nel villaggio di Lesnaya, nell'attuale Bielorussia, Pietro I distrusse le truppe del generale Adam Lewenhaupt che era in viaggio da Riga con un'enorme colonna di rifornimenti per l'esercito del re. L'8 luglio 1709, nella battaglia di Poltava, venne sconfitto Carlo XII, che, tra morti e feriti, perse sul campo di battaglia 9.000 soldati (le perdite russe furono circa 5.000). “In questa famosa battaglia - scrisse il teorico militare russo del XIX secolo, il barone Nikolaj Medem -, tutti gli ordini dello zar portano il marchio del genio militare: l'ingegnosa ritirata della cavalleria che ha attirato il nemico verso le nostre batterie, la scelta del momento giusto per mandare Menshikov contro Roos, e infine l'idea di avanzare fuori dal campo per affrontare il nemico... La battaglia ha dimostrato chiaramente che (...) l'esercito russo è ora in grado di reggere il confronto con le migliori truppe europee”. 

La battaglia di Poltava

Subito dopo la vittoria, Pietro I invitò gli ufficiali svedesi catturati a una cena durante la quale brindò alla loro salute e li descrisse come “maestri nelle arti militari”. E mentre Carlo XII si rifugiò nell'Impero Ottomano, il suo esercito sconfitto e demoralizzato si ritirò nella città di Perevolochna, dove l'11 luglio tutti i 13.000 uomini si arresero e furono fatti prigionieri. Da quel momento, la Russia prese saldamente l'iniziativa nella guerra. “Finirono così i nostri tempi felici”, avrebbe scritto più tardi il soldato Joachim Lyth, che aveva preso parte agli eventi. 

La resa dell'esercito svedese

Dopo il trionfo russo a Poltava, Danimarca e Sassonia tornarono in guerra contro gli svedesi. Le truppe russe si impadronirono di tutto il Baltico e invasero la Finlandia, e nel 1719 sbarcarono più volte sulle coste della stessa Svezia. Alla fine, nel 1721, il re Federico I (Carlo XII era stato ucciso tre anni prima nell’assedio della fortezza norvegese di Fredriksten) decise di chiedere la pace con la Russia: il 10 settembre nella città finlandese di Nystad fu firmato il trattato di pace.

Il corteo funebre con la salma di Carlo XII

Il Regno di Svezia cedette alla Russia “per il suo completo, assoluto ed eterno possesso” i territori dell’Ingria, la Lettonia centrale e settentrionale, l’Estonia e anche la parte sudorientale della Finlandia. In cambio, i russi si impegnarono a pagare agli svedesi due milioni di talleri per diversi anni: ciò equivaleva alla metà del bilancio annuale della Russia o all'intero bilancio annuale della Svezia. Il resto delle terre finlandesi occupate furono restituite a Stoccolma. Il 2 novembre 1721, nella Cattedrale della Vecchia Trinità a San Pietroburgo, Pietro I adottò il titolo di “Padre della Patria, Imperatore di tutte le Russie”. La Russia fu così proclamata ufficialmente un impero, anche se in Europa aveva cominciato a essere descritta in questo modo molto prima, fin dal tempo della vittoria di Poltava.

La mappa della divisione dei territori secondo il trattato di Nystadt

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