La “Hiroshima di Ivanovo”, quel terribile disastro nucleare avvenuto a soli 300 km da Mosca

Russia Beyond (Foto: Pixabay; Nikolaj Moshkov/TASS)
All’inizio degli anni ‘70 il paese organizzò una nuova detonazione nucleare sotterranea nell’ambito del programma “Esplosioni nucleari per l'economia nazionale”. Ma qualcosa andò storto...

Il 19 settembre 1971, sulle rive del fiume Shacha, nella Regione di Ivanovo, in URSS, si registrò una potente esplosione nucleare sotterranea. Per quasi tre settimane dal suolo fuoriuscì un potente getto di gas e acqua che portò in superficie una gran quantità di sostanze radioattive. E la cosa più sorprendente è che il luogo dell’incidente dista dalla Piazza Rossa di Mosca appena 363 km!

L'incidente

Quell’esplosione nucleare sotterranea avvenuta nelle immediate vicinanze della capitale sovietica non fu un incidente. Nel 1965, infatti, fu avviato il programma “Esplosioni nucleari per l'economia nazionale”, che mirava a creare bacini artificiali e canali per collegare i fiumi, oltre a sviluppare i giacimenti minerari.

L'Unione Sovietica fece esplodere la sua prima bomba atomica il 29 agosto 1949, nel sito di test di Semipalatinsk, in Kazakhstan

Si credeva che un’esplosione sotterranea avrebbe evitato la propagazione delle radiazioni in superficie e l’inquinamento dell’ambiente circostante. Ma la detonazione nella Regione di Ivanovo, conosciuta come Globus-1, rivelò esattamente il contrario. 

In un primo momento tutto andò come previsto: sul fondo di un pozzo scavato a 610 metri di profondità e riempito con una gettata di cemento, fu depositata una testata nucleare con una capacità di 2,3 chilotoni (sei volte meno della bomba lanciata su Hiroshima nel 1945).

Esercitazioni delle truppe sovietiche di difesa radiologica, chimica e biologica

L'esplosione ebbe luogo alle 16:15; ma 18 minuti dopo, un getto perforò il terreno a un metro dal pozzo, riversando in superficie acqua freatica, gas, sabbia e argilla radioattivi. Come si scoprì successivamente, la cementificazione del pozzo non era stata eseguita correttamente.  

Nei 20 giorni successivi, venne contaminata un’area di 10.000 metri quadrati. Subito dopo l’incidente, le zone più colpite vennero decontaminate e abbandonate. 

Un disastro taciuto

Esercitazioni delle truppe sovietiche di difesa radiologica, chimica e biologica

Alla popolazione del villaggio di Galkino, situato a quattro chilometri dal luogo dell'incidente, fu detto che si stavano effettuando delle esplosioni sotterranee per cercare il petrolio nelle vicinanze. Ma la gente non aveva idea che l’area fosse contaminata da radiazioni.

I residenti del villaggio, così come l’intera popolazione del paese, non furono informati del disastri nucleare: le autorità si limitarono ad affiggere un cartello con la scritta “Zona interdetta. Vietato l’accesso in un raggio di 450 metri”. Ma fu praticamente impossibile tenere lontani i bambini dalla zona. Due ragazzini, infatti, si avventurarono fin sul luogo della detonazione: cominciarono a perdere rapidamente le forze e morirono poco dopo. Come causa ufficiale della loro morte fu indicata la meningite. 

La Regione di Ivanovo 30 anni dopo la catastrofe

Nemmeno gli abitanti del posto si tennero lontani dal quel luogo maledetto: molti di loro vi si recavano regolarmente, attratti dalle attrezzature abbandonate dagli scienziati; o spinti dal bestiame al pascolo; o per raccogliere funghi e bacche nella zona circostante. Poco dopo, il numero di malattie oncologiche aumentò bruscamente; iniziarono a nascere bambini prematuri e si registrarono molti casi di aborti spontanei. Nella zona nacque addirittura un vitellino con due teste. 

La “Hiroshima di Ivanovo”, come fu poi soprannominato l'incidente, colpì non solo la popolazione locale, ma anche gli scienziati che vi lavoravano. Nel 1975, il sismologo V. Fedorov, che all’epoca aveva 44 anni e aveva supervisionato la preparazione e lo svolgimento dell'esplosione, perse completamente la vista.

Le conseguenze del disastro

La Regione di Ivanovo 30 anni dopo la catastrofe

L'incidente del Globus-1 rappresentò un pericolo non solo per i villaggi circostanti, ma anche per molte grandi città. Visto che il fiume Shacha è un affluente di uno dei più importanti fiumi del paese, il Volga, la vita e la salute di migliaia di persone erano in pericolo.

Le autorità sovietiche e poi russe hanno costantemente controllato la zona contaminata più vicina a Mosca, e hanno proceduto alla decontaminazione del territorio. Successivamente, il corso del fiume Shacha è stato deviato lontano dalla zona contaminata.

La Regione di Ivanovo 30 anni dopo la catastrofe

Oggi, l’area del Globus-1 continua a essere una zona pericolosa: il livello di radiazioni di 600 micro-röntgen all'ora consente di rimanerci solo per poco tempo (lo standard per una persona è al di sotto dei 50 all'ora). Inoltre, in alcune zone l'intensità delle radiazioni supera i 3.000 micro-röntgen!

Consapevoli del pericolo, gli abitanti hanno cominciato a lasciare Galkino. Oggi più nessuno vive in quello che si è trasformato in un villaggio fantasma. Ci vorranno decine di migliaia di anni prima che il territorio di Globus-1 torni a essere completamente sicuro.

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