La Fanciulla di ghiaccio della Siberia: il mistero della mummia della sciamana rinvenuta intatta

Storia
GEORGY MANAEV
Sul suo corpo, straordinariamente conservato, sono visibili ancora oggi i tatuaggi tribali. Le popolazioni dell’Altaj sostengono che abbia poteri soprannaturali. Oggi la salma di questa fanciulla di probabile etnia scita è conservata in un museo

Nel 1993 l'archeologa russa Natalya Polosmak e la sua squadra scoprirono un'antica tomba sull'altopiano di Ukok, nella regione dei Monti Altaj, in Russia, vicino al confine con la Cina. Il contenuto della tomba era incastonato nel ghiaccio.

Man mano che gli archeologi scioglievano accuratamente lo strato di ghiaccio, venne alla luce il tumulo di una persona evidentemente molto importante: vicino alla bara in legno realizzata con il tronco di un massiccio larice erano stati sacrificati e sepolti sei cavalli con le briglie. All’interno della bara gli studiosi trovarono il corpo di una giovane donna arrivato fino a noi in un sorprendente stato di conservazione: perfino i tatuaggi sulla sua pelle erano pressoché intatti e chiaramente visibili! 

Gli archeologi trasportarono quindi il corpo a Novosibirsk per sottoporlo ad accurate ricerche, causando però una forte indignazione tra la gente dell’Altaj: lì si crede infatti che la “Principessa dell'Altopiano di Ukok”, o come è stata ribattezzata dalla stampa inglese, “La fanciulla del ghiaccio siberiano”, sia la mistica custode dell'Altaj, la guardiana contro le potenze del male. La gente del posto sosteneva infatti che la “Principessa” fosse la progenitrice del popolo Altaj e che dovesse essere riportata nel suo luogo di sepoltura.

Era davvero una principessa?

Il corpo della donna, accuratamente imbalsamato con torba e corteccia, era disteso su un fianco come se stesse dormendo. Era giovane e aveva i capelli rasati, ma indossava una parrucca e un enorme copricapo. Era alta 167 cm. Sulla sua pelle pallida sono rimasti alcuni tatuaggi tribali raffiguranti degli animali: creature con corna che evolvono in forme floreali. La sua bara era stata realizzata appositamente di grandi dimensioni per poter contenere il cappello di feltro di 90 cm che portava sulla testa. Indossava inoltre una lunga gonna di lana a strisce rosse e bianche e calze di feltro bianche.

La “fanciulla” apparteneva alla cultura Pazyryk, una congregazione di tribù nomadi scite che visse sulle montagne dell'Altaj tra il VI e il III secolo a.C. Ma come ha potuto conservarsi così bene?

In questa regione molte tombe Pazyryk furono inondate, probabilmente da infiltrazioni sotterranee, e congelarono. Per questo i resti organici sono rimasti pressoché intatti dalla decomposizione. Nei 20 anni che la “Fanciulla” ha trascorso a Novosibirsk, gli scienziati hanno studiato il suo corpo e hanno pubblicato i risultati di quelle indagini.

Il corpo imbalsamato è stato sepolto almeno tre mesi dopo la morte. Per tutto questo tempo, la misteriosa donna ha continuato ad avere un ruolo speciale nella vita della sua tribù: a giudicare dai segni trovati sul corpo, sembra essere stata sistemata su alcune sedie; la lunga e complessa cerimonia di imbalsamazione, poi, è indice dello status straordinario della defunta. Tuttavia gli scienziati negano che si tratti di una “principessa”.

“Non è esatto chiamarla ‘principessa’. Non era una principessa, bensì una rappresentante della fascia media della società Pazyryk”, spiegò nel 2012 alla rivista Expert-Siberia l'archeologo Vyacheslav Molodin, studioso dell'Accademia russa delle Scienze e marito di Natalya Polosmak. “Il clamore intorno alla nostra scoperta si genera quando nell’Altaj si verificano certi eventi come i terremoti, le elezioni o un deficit del bilancio locale. Ed ecco che viene immediatamente tirata in ballo questa “signora”: [alcune persone sostengono che] tutti i problemi si verificano perché lei si trova a Novosibirsk e non nell'Altai”, concluse Molodin.

La sciamana 

La tomba della “Fanciulla dei ghiacci” non era così grande e riccamente decorata come le tombe dei nobili Pazyryk, rinvenute nella stessa zona. Ma ciò che attira l’attenzione, è che si trova a una certa distanza dalle sepolture “nobili”. Nelle culture antiche, questo tipo di sepoltura “a distanza” veniva eseguito da donne la cui occupazione professionale comportava un voto di celibato. Secondo gli scienziati, la giovane era probabilmente una guaritrice o una sciamana. Così come è emerso dalle analisi chimiche, inalava periodicamente i fumi del rame e del mercurio, probabilmente nell’ambito di qualche rituale: fumi che ovviamente si sono rivelati dannosi per la sua salute. Tuttavia, secondo gli scienziati, non potevano essere fatali. Di cosa è morta allora la fanciulla dell'Altaj?

Il mistero è stato risolto solo una decina di anni fa con l'aiuto di una tomografia computerizzata, dalla quale è emerso che la fanciulla soffriva di un cancro al seno che l'ha uccisa in circa tre anni. Al momento della sua morte aveva 25 anni. Gli studi sul DNA hanno dimostrato che la “Fanciulla” è strettamente legata geneticamente ai contemporanei Selkup e Ket: tribù indigene siberiane che ancora oggi vivono in Russia.

Nel 2012, la mummia è tornata in Altaj, ma non nella sua tomba. “Mentre gli sciamani eseguivano rituali nel luogo in cui era stata sepolta, i capi indigeni e gli anziani l'hanno accompagnata nel Museo Nazionale della Repubblica dell'Altaj, a Gorno Altajsk, un museo storico all'avanguardia curato da élite indigene che celebra la cultura altaiana”, ha scritto Gertjan Plets sul Post-Soviet Affairs nel 2019.

E a quanto pare Vyacheslav Molodin aveva ragione quando sosteneva che la salma è stata spesso usata per pura “pubblicità”: “A volte è difficile parlare apertamente di politica, così la usiamo come metafora per discutere le difficili condizioni della gente dell’Altaj in Russia. Rivendicare lei è rivendicare la nostra terra”, ha detto a Plets una giornalista locale, moglie di un leader-politico indigeno recentemente scomparso.

Ad ogni modo la “Fanciulla di ghiaccio” è tornata in Altaj. È stata collocata in una stanza speciale del museo in conformità alle credenze del popolo indigeno Altaj, e giace all’interno di una riproduzione della bara in cui era stata originariamente trovata. I visitatori possono vedere la “Fanciulla” solo alcuni giorni all'anno, perché l'esposizione costante potrebbe danneggiarne i resti. Negli altri giorni, il pubblico può ammirare la copia esatta del luogo di sepoltura che mostra come la “Fanciulla” poteva apparire quando, secoli fa, lasciò questo mondo per l’aldilà.

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