Come sono apparsi i primi occhiali in Russia e perché nessuno li voleva indossare?

Galleria Tretjakov; Peterhof; Museo Russo
In passato, i russi non riuscivano ad accettare i problemi di miopia e facevano di tutto per evitare di farsi vedere in pubblico con le lenti…

“Zia Maria Vasilyevna mi perseguitava crudelmente per il mio francese barbaro, per provare a portare gli occhiali, che avevo sempre in tasca, o per il tabacco da fiuto”, scrisse una volta lo storico russo Dmitrij Sverbeev (1799-1874). In effetti, nella Russia del passato portare gli occhiali era considerato un segno di scortesia.

“Si svelano molte cose”

Mikhail Feodorovich ritratto da un pittore anonimo (1772, Cremlino)

La prima persona russa a noi conosciuta a portare gli occhiali fu lo zar Mikhail Feodorovich, il primo Romanov. Nel 1614, “furono acquistati per il sovrano occhiali di cristallo, con un lato sfaccettato e l'altro liscio. E quando si guarda attraverso di essi, si svelano molte cose”, riportano alcuni documenti del tribunale di Mosca.

Gli occhiali per correggere la miopia furono introdotti in Europa nel XVI secolo e apparvero in Russia circa un secolo dopo. Nel 1636, Mikhail Feodorovich regalò un paio di occhiali al suo sacerdote confessore.

Solo nel 1671-1672, “491 dozzine” di occhiali (5.892 lenti) furono spedite in Russia attraverso Arkhangelsk, il che significa che a Mosca e in altre grandi città gli occhiali avevano già i loro clienti. Lo zar Aleksej Mikhailovich ne possedeva 6 paia, il patriarca Nikon 8. Un paio di occhiali pieghevoli è ancora oggi conservato nella Sagrestia del Patriarca del Cremlino di Mosca, all’interno di un astuccio d'argento a forma di pera decorato con uccellini. 

In Russia gli oftalmologi erano molto richiesti: nel 1669 i funzionari dello zar cercarono di assumere l'oculista svedese Johann Ericsson, ma la paga offerta non risultò sufficiente.

Occhiali europei risalenti al XVI-XVII secolo

Nella seconda metà del XVII secolo, anche gli artigiani russi impegnati in professioni visive - scrivani, pittori di icone, intagliatori di legno, orafi, argentieri, orologiai e ricamatori - cominciarono a usare gli occhiali.

“Rovinano l'immagine di un sovrano russo”

Gli occhiali di Caterina la Grande

Pietro il Grande, nella sua ricerca per lo sviluppo della flotta navale russa, aveva bisogno di vetro ottico, innanzitutto per i telescopi navali. Fondò diverse fabbriche produttrici di vetro e invitò un ottico tedesco, Login Sheper, con il compito di insegnare il mestiere ai primi ottici russi. Ma nella Terra dei Cremlini la produzione di vetro ottico non decollò fino alla fine del XIX secolo. La maggior parte degli occhiali indossati dai russi, infatti, erano di produzione europea.

Caterina la Grande iniziò ad avere problemi di vista nel 1770 e per lei fu ordinata una lente da 1.219 rubli, con bordo dorato e diamanti. Un altro paio di occhiali utilizzato dall’imperatrice (un modello classico, da portare sul naso) è ancora intatto.

I lorgnette di Paolo I con il suo ritratto inciso sulla parte frontale

Paolo I, figlio di Caterina, ereditò la miopia della madre. E proprio come sua moglie Maria Feodorovna, anche lui nella vita di tutti i giorni usava lorgnette (occhialini con un’impugnatura a stanghetta). Ma Maria Feodorovna rispettava rigidamente il galateo di corte e, così come scrisse lo storico Igor Zimin, pensava che “gli occhiali distruggessero l'immagine di un sovrano russo tradizionale”; per questo si astenne dall'usare lorgnette e occhiali in pubblico. “Non volendo usare i lorgnette, non potevo vedere le espressioni dei volti, ma ho visto che molte donne avevano in mano dei fazzoletti”, scrisse Maria Feodorovna sul funerale di suo figlio, l'imperatore Aleksandr I, nel 1826. Ovviamente all'epoca l'uso degli occhiali in pubblico era considerato inopportuno, soprattutto per l'imperatrice Vedova, quale fu Maria Feodorovna dopo la morte del marito, Paolo I, assassinato nel 1801.

Aleksandr I, figlio di Paolo e Maria Feodorovna, soffriva di una miopia congenita. Anche lui, infatti, era costretto a usare i lorgnette, ed era costretto ad averli sempre a portata di mano, tanto da conservarli ben nascosti sotto il polsino della sua uniforme da parata. Ma lo zar li perdeva o li rompeva di continuo, tant’è che un paio di occhiali con manico conservato fino ad oggi è ovviamente rotto. E così cominciò ad adattare i lorgnette al bottone della manica della sua uniforme.

Il monocolo rotto di Alessandro I

Ricoprendo l’incarico di imperatore, Aleksandr non nascondeva un certo imbarazzo per la sua scarsa vista e per l’uso delle lenti. Sophie de Choiseul-Gouffier, dama di compagnia della moglie di Aleksandr, Elizaveta Alekseevna, disse di lui: “Prima di congedarsi, l'imperatore si alzò e, senza dire cosa stava cercando, cominciò a esaminare attentamente il pavimento in tutti gli angoli del soggiorno. Misi la lampada sul tappeto e iniziai anche io a cercare l'oggetto smarrito: si scoprì che l'imperatore cercava i lorgnette, che erano caduti vicino ai miei piedi, sotto il tavolo”.

“Non c'è niente da guardare così da vicino!”

Il principe Aleksandr Gorchakov

L’imperatore non poteva rivelare nemmeno a una dama di compagnia, o a un servo del palazzo, di aver bisogno degli occhiali! Ma perché? All’epoca era considerato un segno di scortesia usare gli occhiali in pubblico, come se si avesse la necessità di osservare qualcosa molto intensamente. Una leggenda dice che il conte Ivan Gudovich (1741-1820), governatore generale di Mosca nel 1809-1812, odiava la gente con gli occhiali. Anche nelle case altrui, quando vedeva qualcuno con gli occhiali che lo guardava, mandava il suo servo a questa persona con un messaggio: “Qui non c'è niente da guardare così da vicino. Togliti gli occhiali, per favore”. Gudovich infatti non accettò mai persone con gli occhiali a casa sua o nel suo ufficio. 

Il granduca Konstantin Nikolaevich

Il diplomatico Aleksandr Gorchakov chiese all'imperatore un permesso speciale per indossare gli occhiali a corte. In società, infatti, guardare una donna o un ufficiale superiore attraverso gli occhiali era considerato impertinente: come se le lenti cercassero di mettere in risalto i difetti dell’interlocutore.

Alcuni manufatti dell’epoca mostrano che nella prima metà dell'Ottocento si cercava in tutti i modi di nascondere gli occhiali: esistevano ventagli e orologi da taschino con lenti occultate.

I primi dandy russi, invece, sfoggiavano gli occhiali quasi con fare dimostrativo: ne parla anche Pushkin nel suo celebre “Evgenij Onegin”, sottolineando il carattere dandy e donnaiolo del protagonista. 

Il granduca Nikolaj Konstantinovich e sua moglie Nadezhda

A partire dagli anni ‘40 del XIX secolo, in Russia si diffusero i monocoli; gli occhiali furono finalmente accettati nella seconda metà del XIX secolo. Il granduca Konstantin Nikolaevich (1827-1892), figlio di Nicolaj e capo del Ministero della Marina, fu il primo Romanov a essere fotografato senza timore con addosso un paio di occhiali. Il suo sfortunato figlio Nikolaj Konstantinovich, considerato dalla famiglia reale un “alienato mentale”, portò gli occhiali per gran parte della sua vita in esilio. Molte persone pubbliche e funzionari statali, tra cui Aleksandr Gorchakov, Cancelliere della Russia, portavano gli occhiali.

La granduchessa Olga Konstantinovna

Tuttavia, alcune persone reali continuarono a considerare a lungo gli occhiali un segno di maleducazione: Aleksandra Feodorovna, moglie di Nicola II, aveva seri problemi di vista, ma non si fece mai fotografare o vedere in pubblico con i lorgnette o le lenti. Una delle rare foto di un Romanov con gli occhiali è quella di Olga Konstantinovna, nonna del principe Filippo, duca di Edimburgo. Olga Konstantinovna sposò Giorgio I di Grecia (1845-1913) nel 1867 e divenne una reale europea, quindi per lei i lorgnette non erano nulla di cui vergognarsi.

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