Le abitudini e i vizi più strani degli zar e delle zarine di Russia

Dominio pubblico, Getty Images
Chi era dipendente dal fumo, chi dal caffè, chi era fissato con i gioielli o con i sottaceti. E non mancò chi giocava con le bambole e chi pretendeva che le dame facessero a turno per grattargli i calcagni

Anche gli zar e gli imperatori russi erano esseri umani, e, come tutti noi, ognuno di loro aveva le sue stranezze e dei vizi di cui proprio non poteva sbarazzarsi. Abitudini e fissazioni che non devono essere confuse con gli hobby quasi ufficiali. Per intenderci, andare a caccia regolarmente era un hobby di quasi tutti gli zar, ed era considerata una attività non solo normale ma anche desiderabile per chi ricopriva quel ruolo; mentre solo uno di loro, ad esempio, fumava compulsivamente il narghilè.

1 / La dipendenza dal caffè di Caterina la Grande

L’imperatrice Caterina II (1729-1796) era una vera drogata di caffè. Iniziava ogni mattina con due tazzine, ognuna delle quali preparata usando cinque o sei cucchiaini di caffè macinato! I fondi rimasti dopo la cerimonia del caffè dell’Imperatrice venivano date ai servi, che ci potevano fare un caffè abbastanza forte altre due o tre volte!

Nel XVIII secolo, il caffè era considerato una bevanda esclusivamente da uomini e con il suo bere regolarmente il caffè Caterina sottolineava di non essere da meno di qualsivoglia uomo. È rimasta alla storia quella volta che, con il permesso dell’imperatrice, il Segretario di Stato Sergej Kozmin provò il caffè preparato per lei. La sua frequenza cardiaca aumentò così tanto che ebbe bisogno del medico.

2 / La fissazione per i gioielli di Nicola II

Quando scrivono di ciò di cui l’ultimo imperatore andava pazzo, gli storici di solito menzionano il ciclismo, i tatuaggi, la caccia e il tennis sull’erba… Tuttavia, tutti questi erano semplicemente degli hobby per Nicola II (1868-1918). Per quanto riguarda i suoi vizi, vale la pena menzionare il fumo: Nicola stesso fumava molto (oltre 25 sigarette al giorno) e avrebbe anche insegnato in segreto alle figlie a fumare.

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Davvero particolare era poi l’ossessione di Nicola II di tenere un diario con l’inventario di tutti i gioielli che riceveva in regalo. Nel catalogo dei gioielli di Nicola II sono presenti 136 pagine, 41 delle quali zeppe di disegni dei gioielli a inchiostro, gessetto e vernice al bronzo. Questo insolito diario Nicola iniziò a tenerlo nel 1889, quando aveva 18 anni. La maggior parte dei disegni sono stati realizzati dalla baronessa Tiesenhausen, un’anziana signora che faceva parte della Corte imperiale. L’imperatore si assicurava che tutti i doni preziosi che riceveva fossero inseriti nell’album e firmava ciascuno di essi. Non perse questa abitudine neanche durante la Prima guerra mondiale.

3 / L’inspiegabile dipendenza dai sottaceti di Nicola I

Nicola I (1796-1855) fu l’unico imperatore russo che non fumò mai, praticamente non beveva alcol, preferiva una dieta spartana e non mangiava mai nulla di dolce.

L’unica “debolezza” dell’imperatore, menzionata da molti memorialisti, era la vera e propria “dipendenza” di Nicola I dai cetrioli sottaceto. L’imperatore iniziava ogni giorno con loro: a colazione gli veniva servito tè, pane e cinque sottaceti. L’imperatore non mangiava mai a cena, ma la sera beveva spesso un paio di cucchiai di salamoia dei cetrioli sottaceto…

4 / L’ossessione di Pietro III per le bambole

Da bambino, il futuro imperatore e coniuge di Caterina II, Pietro III (1728-1762), ebbe una educazione prussiana, piena di durezza e restrizioni. In effetti, il Granduca non ebbe niente che assomigliasse neanche lontanamente a un’infanzia normale. Fu forse per questo motivo che, quando ormai non era più piccolo, tornò ai giochi d’infanzia. Karl-Wilhelm Finck von Finckenstein, un diplomatico prussiano in Russia, scrisse nel 1748, quando Pietro III aveva ormai 20 anni: “Per diverse ore ogni giorno gioca con bambole e burattini, e coloro che sono incaricati di prendersi cura di lui sperano che con l’età acquisirà idee profonde, ma mi sembra che si stiano illudendo da troppo tempo.”

Iniziarono a nascondere le bambole all’Imperatore, ma la cosa non fu d’aiuto. Descrivendo il periodo prima che suo marito diventasse Imperatore, Caterina II scrisse che “giocattoli, bambole e altre cose infantili che amava follemente durante il giorno erano nascosti dentro e sotto il mio letto. Il Granduca andava a letto subito dopo cena e, non appena eravamo a letto, la signora Kruse (una dama del servizio di Corte) chiudeva a chiave la porta e il Granduca giocava fino all’una o alle due del mattino. Piaccia o no, ero obbligata a prendere parte a questo bel passatempo, così come lo era la signora Kruse.” Quando lui divenne imperatore, Caterina II dovette però sopportare poco. Grazie a un colpo di Stato, prese il posto del marito sul trono e lui fu trovato morto dopo pochi giorni.

5 / L’abuso di nicotina di Alessandro II

Alessandro II (1818-1881), lo zar “liberatore” (eliminò nel 1861 la servitù della gleba), ereditò dai suoi antenati vari problemi digestivi. Nel 1850, mentre era nel Caucaso, il Granduca provò a fumare il narghilè e notò che lo aiutava a rilassare il suo intestino. Successivamente, il narghilè divenne un attributo indispensabile della vita del Granduca, poi imperatore. Il conte Pjotr Dolgorukov ha ricordato: “Sua maestà, dopo essersi seduto dove meglio crede, inizia a fumare un narghilè e fuma fino a quando questa attività non ha un successo totale. Enormi schermi sono posti attorno al sovrano e dietro a questi paraventi si radunano persone a cui, per speciale favore reale, è concesso il massimo onore di intrattenere il sovrano durante il suo fumo del narghilè e altre attività.” Durante il regno di Alessandro II, la Corte aveva tra i suoi collaboratori specializzati dei produttori di narghilé arabi.

Lo zar usava il tabacco persiano e, a quanto pare, amava i suoi narghilè molto forti e abbondanti; ogni sei mesi ordinava tre pud (48 chili) di tabacco, e utilizzava circa 250 grammi al giorno (tra 20 e 25 grammi sono necessari per una singola fumata di narghilè)! Non contento, Alessandro II fumava anche i sigari.

6 / La fissazione di Elizaveta Petrovna per i grattini ai calcagni

Oggi il massaggio dei piedi fa parte di un trattamento di bellezza di routine per rilassare e tonificare il corpo. Sin dai tempi antichi era molto diffusa la pratica di grattare i calcagni e tra l’aristocrazia provinciale russa rimase popolare fino alla fine del XIX secolo. Nel suo racconto “Il passeggero di prima classe”, Anton Chekhov menziona ironicamente un padre che voleva serve a disposizione per farsi grattare i talloni dopo pranzo. In “Anime morte” di Nikolaj Gogol, Korobochka, quando dà una sistemazione a Chichikov per la notte, si offre di mandare alcuni contadini a grattargli i talloni. In entrambi i casi è la riprova di quanto fosse diffusa l’abitudine e di come fosse arrivata ai nobili dal mondo contadino.

Ma l’imperatrice Elisaveta Petrovna (Elisabetta di Russia; 1709-1762), figlia del primo imperatore russo, Pietro il Grande, acquisì questa abitudine contadina quando visse ad Aleksandrovskaja Sloboda, un’antica tenuta dei principi di Mosca. Elisabetta fu costretta a vivere lì per qualche tempo all’inizio del regno di sua cugina, Anna Ioannovna [Anna di Russia] (1693-1740). Mentre era lì, la principessa non si sottrasse al semplice lavoro contadino, trascorse molto tempo con i contadini, cantando canzoni e ballando il khorovod (una danza popolare a girotondo) con loro. Si era anche abituata a farsi graffiare i talloni prima di andare a letto. Portò questa abitudine con sé a San Pietroburgo, quando divenne Imperatrice. Affidò questo compito assolutamente non aristocratico alle sue dame di compagnia: le mogli dei primi cancellieri, ammiragli e i più alti consiglieri imperiali. E queste donne gareggiavano l’una con l’altra per l’onore di fare all’imperatrice questo trattamento di “bellezza”.

7 / La fobia di Pietro il Grande per i soffitti alti

Pietro il Grande (1672-1725), lo zar riformatore che trasformò la vita della nobiltà russa aggiornando i modi tradizionali alle usanze europee, trascorse la sua infanzia in un’atmosfera autenticamente vecchio russa in una tradizionale casa di legno nel villaggio di Preobrazhenskoe, dove viveva con sua madre, Natalja Naryshkina. Le case tradizionali russe avevano un gran numero di stanze, ma erano piccole e con i soffitti bassi: era più facile mantenere l’edificio caldo in questo modo. Quando Pietro divenne un po’ più grande, la sua residenza privata divenne il Palazzo dei Divertimenti del Cremlino. Anch’esso aveva stanze piccole, porte e soffitti bassi.

Successivamente, ovunque Pietro si fermasse, se riteneva che il soffitto di una stanza fosse troppo alto, i suoi servitori stendevano un pezzo di tela che portavano con sé per creare un soffitto sospeso improvvisato: Pietro lo trovava più accogliente in quel modo. Nonostante la sua eccezionale altezza (2,03 metri), amava gli spazi angusti. Quando viveva e studiava costruzione navale a Zaandam, in Olanda, Pietro dormiva, secondo la tradizione olandese, in un letto ad armadio, che sopravvive ancora oggi, ed è una attrazione turistica.


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