Che fine fecero dopo la Rivoluzione russa tenute e palazzi nobiliari?

Storia
ALEKSANDRA GUZEVA
Alcuni sono andati perduti per i saccheggi e l’incuria, ma la gran parte fu trasformata in musei, case di cura, istituti e alberghi. Ecco alcuni degli edifici più interessanti a livello storico-architettonico e cosa ospitano oggi

Negli ultimi anni dell’Impero Russo, secondo varie fonti, si potevano contare circa 40 mila tenute e decine di palazzi. I proprietari di molti latifondi scapparono all’estero dopo la Rivoluzione del 1917, lasciando le loro proprietà libere di essere occupate e saccheggiate dai contadini e dagli abitanti dei villaggi vicini. Fino ai nostri giorni si è conservato solo un decimo di quelle tenute, molte delle quali sono in cattivo stato di conservazione o semidistrutte. I palazzi hanno avuto un destino leggermente migliore, ma molti subirono varie trasformazioni durante il periodo sovietico.

Musei

Molti palazzi e le residenze imperiali di San Pietroburgo furono preservate dai bolscevichi. Fin dal 1918 divennero dei musei il Palazzo di Caterina a Tsarskoe Selò, il complesso di palazzi e parchi di Peterhof e il Palazzo Gatchina

Più tardi il destino avrebbe teso un brutto scherzo a questi complessi monumentali: tutti si trovano a ridosso dei confini della città o poco fuori e furono occupati dagli invasori nazisti nella Seconda guerra mondiale. Ritirandosi, i tedeschi li danneggiarono profondamente e fecero persino saltare in aria alcuni edifici; tagliarono gli alberi dei parchi o li dettero alle fiamme e, da Tsarskoe Selò, rubarono integralmente la celebre Camera d’ambra. Lo Stato sovietico avrebbe poi, a sue spese, scrupolosamente restaurato tutto e, a Gatchina, i lavori proseguono fino al nostro tempo.

Un destino migliore ebbe il Palazzo d’Inverno. Dopo essere stato al centro degli eventi rivoluzionari, aprì come museo (è parte dell’Ermitage) nel 1920.

Ebbero la fortuna di diventare musei anche molte tenute nobiliari della Regione di Mosca, come per esempio Ostafjevo, Abramtsevo e Kuskovo. Quest’ultima, a dire il vero, durante la Seconda guerra mondiale, funse temporaneamente da caserma per gli allievi della scuola dei cecchini.

Anche la pittoresca tenuta di Arkhangelskoe fu trasformata in museo, ma i panorami divennero più sacrificati, perché sul territorio del suo complesso furono edificati gli enormi edifici del Sanatorio bellico.

Sanatori (case di cura)

L’istituzione sovietica del sanatorio (inteso come qualcosa a metà tra “casa di cura” e “stazione termale”, dove passare le vacanze, rigenerandosi anche a livello fisico) fu la cosa che più spesso trovò sede nelle vecchie tenute di campagna. A Mosca e nella regione circostante ancora oggi sono in funzione sanatori nelle ex tenute di Uzkoe, Valuevo, Varanovo…, e alcune furono trasformate in residenze per le vacanze degli impiegati di vari enti statali.

Sotto Stalin e dopo di lui, persino i sanatori e le colonie estive per pionieri nuovi di zecca vennero spesso costruiti in quello stile classico, come fossero vecchie tenute: con colonnati, portici e lunghi corridoi con varie sale. Un esempio ottimo di questo è il Sanatorio “Metallurg” di Sochi, costruito nel 1956, ma che potrebbe essere benissimo scambiato per l’antica residenza di qualche conte.

Il lussuoso Palazzo di Livadija, in Crimea, era la dacia della famiglia imperiale, e durante l’epoca sovietica è diventato famoso perché qui si tenne la Conferenza di Jalta, alla presenza di Stalin, Roosevelt e Churchill.

Il Palazzo Vorontsov (detto anche Palazzo Alupka), sempre in Crimea, dopo la Rivoluzione divenne un museo. Ma in seguito questo ghiotto boccone affacciato sul Mar Nero fu trasformato in dacia di Stato per gli alti papaveri del Partito. Qui, al tempo della Conferenza di Jalta pernottò Winston Churchill.

Il Palazzo Massandra, in una delle zone vitivinicole per eccellenza della Crimea, fino alla Seconda guerra mondiale fu un sanatorio per la cura della tubercolosi, poi vi trovò sede l’Istituto di viticoltura e vinificazione Magarach, quindi divenne l’ennesima dacia di lusso per Stalin e i successivi segretari generali del Pcus. Dal 2014 è una sede del dicastero Affari Presidenziali della Federazione Russa.

Uffici statali, scuole e università

Il Palazzo di Lefortovo, fin dal XIX secolo fu trasformato in caserme, e nel periodo sovietico divenne la sede dell’Archivio storico militare, e tale resta ancora oggi.

Caterina la Grande ordinò di costruire diversi palazzi non di grandi dimensioni sulla strada tra San Pietroburgo e Mosca, per avere la possibilità di fermarsi a riposare dove fosse più comodo durante i viaggi tra le due città. I palazzi di Tver e Velikij Novgorod dopo la Rivoluzione accolsero i membri dei soviet e poi il secondo divenne un Palazzo della Cultura dell’Armata Rossa.

Un altro di questi palazzi di Caterina II, nella cittadina di Torzhok, fu acquistato nel XIX secolo dall’amministrazione cittadina e destinato a vari scopi: fu sede del ginnasio femminile, poi di una scuola (di quelle con sette anni di corso), quindi di una scuola serale per i giovani lavoratori.

Alla fine degli anni Ottanta del Novecento il Palazzo di Pietro il Grande a Strelna fu inserito tra le proprietà del complesso museale di Peterhof. Aveva sofferto danni durante l’invasione nazista, a lungo era rimasto vuoto e poi era stato sede di un asilo infantile.

Il bellissimo palazzo dei principi Golitsyn a Vjazjomy, dove spesso fu di casa il poeta Pushkin da bambino e dove, secondo la leggenda, dormirono, a distanza di appena due notti, Kutuzov e Napoleone, durante il periodo sovietico fu riadattato a un sacco di usi: ricovero per i bambini abbandonati, scuola per i paracadutisti e i carristi (a causa della vicinanza con le guarnigioni di Kubinka). Ma al tempo della Perestrojka è diventato un museo.

Alberghi

Nel suo palazzo “da viaggio” alle porte di Mosca (ora si trova in un quartiere della capitale, vicino alla stazione della metro “Dinamo”) Caterina la Grande si fermò solo due volte. Dopo la Rivoluzione ebbero sede qui un ospedale militare, un commissariato di polizia, un distaccamento di vari commissariati del popolo (ministeri) e nel 1923 fu dato in uso all’Accademia “Zhukovskij” di Aviazione militare. Al tempo della Seconda guerra mondiale in questo “Palazzo dell’aviazione rossa” c’era il comando dell’aviazione sovietica.

Adesso il palazzo appartiene all’amministrazione cittadina che lo usa per ricevimenti solenni. Al primo piano c’è un museo e nelle ali l’hotel di lusso Petroff Palace. Passare la notte tra le pareti che ricordano la vita degli zar russi si può a partire da 8.100 rubli (111 euro).

Alle porte di San Pietroburgo, un insolito hotel ha sede all’interno del Bastione di Paolo I, che fu “castello per i giochi” quando il discendente al trono era ancora piccolo. Al tempo della Guerra civile russa qui ebbe sede il quartier generale dei Bianchi del generale Nikolaj Judenich. In seguito, l’edificio fu utilizzato per vari scopi: casa per l’infanzia, magazzino, commissariato di leva, persino cassa di risparmio. Ma al tempo della Seconda guerra mondiale un incendio lo distrusse: rimasero solo le pareti di pietra. È stato restaurato dopo il 2000 e ora le camere più economiche partono da 12 mila rubli a notte (165 euro), mentre le due suite costano 60 mila rubli (826 euro).

Le chiese al tempo della Rivoluzione: da luoghi di culto a prigioni e magazzini