Quattro grandi eroi russi, dall’antichità ai giorni nostri

Sputnik
La Russia ha avuto nella sua storia molte persone coraggiose, capaci di lasciare il segno nella memoria collettiva

1. Aleksandr Nevskij (1220-1263)

Il principe Aleksandr Nevskij è una delle figure principali della storia russa e quindi non è stata una sorpresa quando, nel 2008, ha vinto il concorso televisivo “Imja Rossija” (“Il Nome della Russia”), avente come obiettivo la scelta della più importante personalità della storia russa, tra 500 nomi.

In larga misura, il principe russo che visse nel XIII secolo e che fu successivamente canonizzato dalla Chiesa ortodossa, deve la sua enorme popolarità al film che porta il suo nome, realizzato da Sergej Ejzenshtejn nel 1938, in cui Nevskij parafrasa il Vangelo. Quelle parole hanno avuto un’enorme risonanza in Unione Sovietica: “Chi viene da noi con la spada, di spada perirà!” L’evento centrale del film è la battaglia di Nevskij con i Cavalieri Teutonici nella cosiddetta Battaglia sul Ghiaccio del 1242, ma il film aveva chiari intenti contemporanei, ed era una sorta di avvertimento ai nazisti.

Nevskij riuscì a respingere l’attacco dell’Ordine Teutonico alla Rus’ medievale, così come le precedenti aggressioni degli svedesi. “Quelle battaglie furono punti di svolta fondamentali nel mantenimento degli ideali della Chiesa ortodossa”, ha detto lo storico Igor Danilevskij. Sottolineando come per gli invasori diffondere il cattolicesimo era più importante che guadagnare terreno. Come leader che riuscì a preservare la fede ortodossa, Nevskij fu elogiato dalla Chiesa e successivamente dai laici.

2. Ivan Susanin (?-1613)

“Nessuna delle case imperiali è iniziata in modo così insolito come la casa di Romanov. Il suo inizio era già una prodezza d’amore. L’ultimo e più miserabile soggetto dello stato sacrificò la sua vita per salvarla a uno zar. Questo sacrificio collegò inseparabilmente il monarca con i sudditi”, ha scritto lo scrittore del XIX secolo Nikolaj Gogol a proposito di Ivan Susanin.

L’eroica impresa di Susanin ebbe luogo nel 1613, durante il cosiddetto Periodo dei Torbidi. Nel caos del vuoto di potere e delle lotte dinastiche, la Polonia-Lituania intervenne attivamente negli affari russi, e i polacchi controllarono persino il Cremlino per qualche tempo. Nel 1613, tuttavia, i polacchi furono cacciati da Mosca e i russi elessero un nuovo zar, Michele I Romanov, fondatore della nuova dinastia reale. Ma al momento stava ancora con sua madre nella tenuta nella regione di Kostroma.

L’ordine non era ancora stato restaurato nel Paese e alcuni reggimenti polacco-lituani si aggiravano dando la caccia al nuovo zar. Trovarono un uomo del posto e lo costrinsero a mostrar loro la strada per arrivare allo zar. Quest’uomo era Susanin. Il coraggioso contadino, con la promessa di una scorciatoia, condusse deliberatamente i nemici fuori strada, nel fitto della foresta, dove finirono per sperdersi, e pagò per questo con la sua vita, senza rivelare il nascondiglio reale.

Più tardi, Susanin divenne un eroe di opere teatrali, storie e dell’opera di Mikhail Glinka. Tuttavia, ci sono poche informazioni affidabili sulla vita di Susanin e si è suggerito che fosse un personaggio inventato. Ma esiste un atto del dono dello zar Michele I ai parenti di Susanin del 1619, che conferma l’impresa e concede alcuni privilegi.

3. Ljudmila Pavlichenko (1916-1974)

Ljudmila Pavlichenko è stata il cecchino donna più micidiale della Seconda guerra mondiale. Divenne oggetto di canzoni e film, e la sua immagine apparve per due volte sui francobolli sovietici. Venne soprannominata “Signora Morte” dai giornalisti stranieri, con 309 uccisioni di tedeschi al suo attivo. Si ritiene che alcuni dei migliori cecchini tedeschi siano stati inviati per farla fuori, ma per 36 di loro questa fu l’ultima missione.

Fra i brutali combattimenti c’era anche posto per il romanticismo. Ljudmila incontrò un cecchino di cui si innamorò e i due decisero di sposarsi. Ma il suo fidanzato fu gravemente ferito e morì in ospedale.

Più tardi, venne ferita e fu spostata nelle retrovie. Poi, si recò negli Stati Uniti come parte di una delegazione sovietica, incontrando il presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt e sua moglie Eleanor, che la portarono in giro per il Paese. La canzone, “Miss Pavlichenko”, è stata composta da un musicista americano dopo questo viaggio. Nel 1943, Pavlichenko fu insignita del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Le sue gesta sono immortalate anche nel film “Resistance - La battaglia di Sebastopoli” del 2015.

4. Sergej Sotnikov (1958-)

Il responsabile di una pista di elicotteri in uno sperduto villaggio nel bel mezzo della taiga è diventato famoso nel 2010 quando ha salvato la vita a 91 persone che si trovavano a bordo di un aereo passeggeri in avaria. Se non fosse per la perseveranza, il senso del dovere e la disciplina di Sergej Sotnikov, tutte quelle persone sarebbero morte. Sotnikov si era preso cura delle piste di un aeroporto dismesso ormai non utilizzato da 12 anni, che ormai da sette anni non era nemmeno più segnato sulle mappe.

Questo campo d’aviazione è stato utilizzato da un aereo Tu-154 per un atterraggio d’emergenza, dopo aver subito un guasto elettrico gravissimo, e con un’autonomia residua di circa 30 minuti di volo. Sotto c’era solo la foresta sconfinata, e quando agli occhi dei piloti apparve una radura e addirittura una pista sembrò un miracolo.

Come disse più tardi Sotnikov, il pilota “non poteva credere ai suoi occhi quando vide la pista, e a come avevo installato gli schermi necessari e dipinto i segni”. La pista era troppo corta per un aereo del genere, ma l’atterraggio andò comunque bene. “Era così veloce che gli pneumatici presero fuoco. L’aereo oltrepassò la fine della pista di 160 metri”, ha detto Sotnikov. Fortunatamente, tutti ne uscirono illesi. A Sotnikov è stata data una medaglia per la sua incredibile impresa (che qui potete approfondire). 

Tra spazio e poesia, sette eroi russi dalle vite straordinarie 

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