Quattro geni che la Russia perse a causa della Rivoluzione

Georgi Trunov/Wikipedia; Karl Bulla/Wikipedia; Global Look Press; Sputnik
Cento anni fa, dopo la presa del potere da parte dei Bolscevichi e con l’inizio della Guerra civile, molti membri dell’intellighenzia lasciarono il Paese e alcuni non tornarono mai. Ecco le vite in esilio di alcuni di loro

Ivan Bunin (1870-1953)

Ivan Bunin

Bunin, uno scrittore aristocratico che adorava la vecchia Russia con le sue fattorie e tenute, non poteva sopportare la Rivoluzione di Ottobre. La vedeva, notò il critico letterario Igor Sukhikh, come “la cacofonia della sommossa” e odiava istintivamente i bolscevichi.

Nel 1920, lasciò Odessa (ora in Ucraina) con sua moglie e si diresse a Istanbul, quindi a Parigi. “All’improvviso ho capito: sono sul Mar Nero, su una nave straniera… La Russia è finita, e così la mia vecchia vita”, scrisse nelle sue memorie.

I Bunin si stabilirono in Francia, l’autore continuò a scrivere e rimase il principale protagonista della letteratura dell’emigrazione (almeno prima che Vladimir Nabokov diventasse popolare), ma la famiglia non riusciva quasi a sbarcare il lunario. Nel 1933, Bunin vinse il premio Nobel per la letteratura. Quando gli fu chiesto della sua cittadinanza, rispose: “Sono un esule russo”. Morì a Parigi nel 1953.

Sergej Rachmaninov (1873-1943)

Sergej Rachmaninov

Nel 1917, Rachmaninov era già un compositore e pianista famoso in tutto il mondo. Scettico sulle idee comuniste, usò la sua prima opportunità (nel 1918) di fuggire in Europa via Svezia e Danimarca. Lì, facendo concerti frequenti, in un anno guadagnò abbastanza soldi per trasferirsi negli Stati Uniti.

In America, Rachmaninov si dedicò alle tournée come pianista e divenne rapidamente una star: per esempio, tenne ben 92 concerti nella famosa Carnegie Hall di New York tra il 1918 e il 1943. Contemporaneamente, scrisse solo sei opere musicali durante questo periodo: come compositore, trovava difficile separarsi da casa. “Quando ho perso la mia patria, ho perso anche me stesso… non ho voglia di creare senza tradizioni e senza il suolo russo sotto i miei piedi”, era solito dire.

Durante la Seconda guerra mondiale, ebbe molto a cuore il destino della Russia e inviò persino il denaro guadagnato in diversi concerti al fondo dell’Armata Rossa. Sfortunatamente, non visse abbastanza a lungo per vedere il giorno della vittoria, morendo nel 1943 a Beverly Hills. 

Nikolaj Berdjaev (1874-1948)

Nikolaj Berdjaev

Filosofo che ha dato vita alla concezione di “esistenzialismo religioso russo” e promosso idee di libertà, Berdjaev non voleva lasciare l’Unione Sovietica. Tuttavia, le sue critiche ai bolscevichi, che considerava troppo razionalisti e rigidi, non gli lasciarono altra scelta. Dopo il suo arresto nel 1922, “le autorità mi hanno detto che sono stato mandato via e mi spareranno se provo a tornare”, ha ricordato nelle sue memorie.

Insieme ad altri oppositori del bolscevismo, Berdjaev fu costretto a lasciare la Russia su una cosiddetta “nave dei filosofi”. (https://it.rbth.com/storia/79530-le-navi-dei-filosofi ) Visse in Germania e in Francia, non smise mai di scrivere e divenne piuttosto famoso in Occidente, specialmente per il suo libro “Nuovo Medioevo.” Ma per lui rimase sempre un cruccio quello di aver perso il suo Paese. “Sono molto conosciuto in Europa e in America, i miei lavori sono tradotti in molte lingue. L’unico Paese che non conosce quasi nulla di me è la mia Russia”, scrisse con tristezza.

Igor Sikorskij (1889-1972)

Igor Sikorskij

Prima della rivoluzione, la posizione di Sikorskij in Russia era più che di alto rango: letteralmente era al di sopra delle nuvole. Progettista e aviatore di talento, aveva progettato il primo aereo pesante al mondo con quattro motori e riceveva regolari incarichi e commesse dallo zar. Come capo della sua compagnia, Sikorskij produsse aeroplani per l’esercito russo durante la Prima guerra mondiale, ma perse tutto nel 1917.

Fedele a Nicola II, fuggì dalla Russia attraverso il confine settentrionale, si trasferì in Francia e poi negli Stati Uniti, dove iniziò tutto da capo. La sua compagnia Sikorsky Aircraft Corporation ebbe un grande successo negli anni Quaranta e Cinquanta, soprattutto per i suoi elicotteri tecnologicamente sofisticati. Nel 2015 Sikorsky Aircraft è stata acquisita dalla società aerospaziale statunitense Lockheed Martin.

Nonostante tutto il successo ottenuto in America, Sikorskij rimase un fedele seguace della Chiesa ortodossa e un patriota russo per tutta la vita. “Dovremmo lavorare e imparare tutte le cose che ci aiuteranno a ricostruire la nostra patria quando lei lo pretenderà da noi”, era solito dire.

 

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