30 anni fa il processo a Rust, l’occidentale che violò la cortina di ferro

Il tedesco Mathias Rust, al centro.

Il tedesco Mathias Rust, al centro.

: Nikolaj Malyshev/Alexander Konkov/TASS
Nel maggio 1987 atterrò nel centro di Mosca con un ultraleggero monomotore, superando l’avanzato sistema di difesa aerea sovietico. Il verdetto venne pronunciato il 4 settembre

In una tiepida sera di primavera del 28 maggio 1987, mentre l'Unione Sovietica celebrava la Giornata delle guardie di confine, un ultraleggero monomotore Cessna-172R atterrò nel centro di Mosca, vicino alla Piazza Rossa. Un uomo alto, con una tuta rossa, scese dalla cabina di pilotaggio e, sorridendo in modo amichevole, cominciò a firmare autografi per il pubblico che era accorso verso di lui. Appena 15 minuti dopo l'atterraggio, una macchina della polizia si fermò, due uomini chiesero al pilota di salire in macchina e si allontanarono.

Il tedesco Mathias Rust, pilota dilettante, era decollato con un aereo preso in affitto da un aeroporto nei pressi di Helsinki, aveva superato il tanto vantato sistema di difesa aerea sovietico e aveva volato a 530 miglia da terra nel cuore dell'Unione Sovietica. Fu uno shock. 

Dopo l’incidente il ministro della Difesa Sergej Sokolov e il comandante delle Forze di difesa aerea Aleksandr Koldunov vennero licenziati, insieme ad altri 300 ufficiali. Al giudice Rust dichiarò che il suo volo non era altro che “un invito alla pace”.

Il processo a carico del pilota si tenne a Mosca tra il 2 e il 4 settembre dello stesso anno. Rust fu accusato di vandalismo e condannato a quattro anni di carcere. Il governo sovietico gli concesse però l’amnistia il 3 agosto del 1988.

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