Com’è cambiato l’atteggiamento dei russi verso gli immigrati

Russia has the world's largest number of illegal migrants, accounting for almost seven percent of the country's working population according to the OECD. The share of the legal migrant workers residing in Russia stands at 2.5 percent of the country's estimated working population of 75 million people, while illegal migrants make up for seven percent

Russia has the world's largest number of illegal migrants, accounting for almost seven percent of the country's working population according to the OECD. The share of the legal migrant workers residing in Russia stands at 2.5 percent of the country's estimated working population of 75 million people, while illegal migrants make up for seven percent

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Da molti anni la Russia detiene il secondo posto dopo gli Stati Uniti per numero di stranieri presenti nel Paese. Solo l’anno scorso sono entrati 16 milioni di immigrati, 12 dei quali provenienti dall’Asia Centrale. E nonostante le politiche di integrazione, i sentimenti di intolleranza nei loro confronti continuano a essere alti

Lavoratori stranieri. Fonte: Getty ImagesLavoratori stranieri. Fonte: Getty Images

Negli ultimi vent’anni i lavoratori immigrati sono diventati una componente imprescindibile della vita delle città russe. Solo l’anno scorso sono entrati nel paese 16 milioni di stranieri, 12 dei quali emigrati dall’Asia Centrale (la cifra è stimata sulla popolazione di Mosca). Oggi sono loro a costruire i palazzi, le linee della metropolitana, i centri commerciali e le strade. Lavorano nei cantieri più importanti anche a 80 metri sotto terra e sono impiegati nelle catene commerciali e nelle società di servizi.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica le persone di origine asiatica hanno rappresentato la quinta ondata di forza lavoro immigrata in Russia. Prima di loro era stata la volta di ucraini, azeri, moldavi e armeni. Ormai da molti anni la Russia detiene saldamente il secondo posto dopo gli Stati Uniti per numero di stranieri presenti nel paese, secondo le stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Ma, secondo i dati pubblicati dal Centro di sondaggi Levada, quasi un russo su due (67%) percepisce la presenza dei lavoratori stranieri come un’invasione dall’Oriente povero che occorre fermare. A detta dei sociologi, l’intolleranza nei confronti degli stranieri non è un trend, ma un umore radicato in Russia e né la riforma sull’immigrazione, né i centri di tolleranza hanno potuto modificare questo atteggiamento. Spesso le cause sono da cercare altrove.

Folla alla stazione Kazanskij di Mosca. Fonte: Aleksej Filippov/RIA NovostiFolla alla stazione Kazanskij di Mosca. Fonte: Aleksej Filippov/RIA Novosti

Il fattore politico

In Russia sentimenti di intolleranza vengono registrati soprattutto nei confronti degli asiatici e degli immigrati dal Caucaso Settentrionale di etnia non slava. Ma negli ultimi anni si è acuita l’intolleranza anche nei confronti degli ucraini, mentre al contrario si è rafforzata la percezione positiva verso gli immigrati dei Paesi Transcaucasici. “Possiamo riscontrare come avvenimenti di politica estera quali il conflitto con l’Ucraina si riflettano sull’atteggiamento verso i lavoratori immigrati dall’Ucraina”, commenta la sociologa Karina Pipija del Centro Levada. Nelle relazioni con la Georgia la Russia sta attraversando un periodo più che favorevole e questo produce i suoi effetti.

Anche nella sfera della politica interna il tema dell’immigrazione ha un peso piuttosto rilevante. “I politici non sono degli sprovveduti e utilizzano a proprio vantaggio il fattore migranti, facendo leva sugli umori della gente”, spiega la sociologa.

Durante la campagna elettorale del 2013 il regime dei visti con i paesi dell’Asia Centrale era uno dei punti di forza del programma dell’oppositore Aleksej Navalnyj. Alle amministrative il politico russo era arrivato secondo, e benché non fosse stato eletto sindaco, aveva ottenuto il 27% dei consensi (contro il 51% di Sergej Sobyanin poi diventato sindaco di Mosca). Allora erano presenti forti umori xenofobi nella società che di lì a qualche mese sarebbero sfociati nelle proteste di massa scoppiate nel quartiere Zapadnoe Biryulevo di Mosca, degenerate nei pogrom e negli scontri con la polizia (nel quartiere si trovava un deposito di ortaggi in cui lavoravano in prevalenza gli immigrati). Queste proteste furono presentate dai media essenzialmente come conflitti etnici. L’esito fu che quell’anno i sociologi registrarono il più alto picco di rifiuto verso gli stranieri immigrati dal 2002, ovvero il 78%.

Un ragazzo con la bandiera russa e la bandiera con lo stemma di Mosca. Fonte: APUn ragazzo con la bandiera russa e la bandiera con lo stemma di Mosca. Fonte: AP

Nel 2018 si terranno in Russia le elezioni presidenziali e con ogni probabilità l’atteggiamento negativo verso gli immigrati crescerà e questo tema, a detta di Karina Pipija, potrebbe diventare incandescente. Il Presidente Vladimir Putin persegue una linea coerente e onesta nei confronti degli immigrati: ha dato incarico di formulare una legge per la loro integrazione, ha annunciato un’amnistia per chi ha violato le scadenze di tempo per lasciare il Paese (dandogli la possibilità di rientrare di nuovo), ma al contempo introduce una sovrattassa ed esorta a monitorare con la massima attenzione gli stranieri che entrano in Russia, verificando la durata e lo scopo del loro soggiorno: “Occorre risolvere il problema degli stranieri che entrano nel nostro Paese con il regime senza visto e che risiedono per lungo tempo in Russia senza uno scopo ben definito. Almeno in apparenza… Forse qualche scopo lo perseguono, ma lo Stato non ne è al corrente”.

Vladimir Zhirinovskij, il parlamentare noto per le sue provocazioni, nonché presidente del Partito liberal-democratico di Russia, che dal 1991 in poi si è sempre candidato a tutte le elezioni presidenziali, propone di trattare gli immigrati senza mezze misure, espellendoli, per esempio, dalle megalopoli per inviarli nelle regioni in cui c’è un particolare bisogno di manodopera. Il leader dell’opposizione indipendente, Aleksej Navalnyj, ritiene che la questione vada affrontata in modo più radicale. “Io sto dalla parte dell’Asia Centrale e sono favorevole al regime dei visti. Si tratta di una misura corretta, normale”, ha scritto nel suo Twitter Navalnyj, inaugurando per primo in modo non ufficiale la campagna per le presidenziali e i “visti di lavoro per i migranti” sono tornati a essere un punto del suo programma. Tuttavia, la stessa candidatura di Navalnyj alle presidenziali appare ancora incerta.

La riforma sull'immigrazione

Le proteste a Biryulevo, la crisi dei profughi siriani in Europa, il caso della baby sitter, originaria dell’Uzbekistan, che ha decapitato la bambina che accudiva, dichiarata poi incapace d’intendere e di volere, e la tragedia in cui sono stati coinvolti i migranti incrementano gli atteggiamenti negativi e xenofobi. “L’Isis cambia residenza: i terroristi immigrati provengono dall’Asia Centrale”: questo era il titolo del servizio mandato in onda dall’emittente federale Ntv dopo l’attentato terroristico nella stazione della metropolitana di Pietroburgo. “Tutte le strutture in cui lavorano gli immigrati, soprattutto quelle outsourcing e le  società di servizi e i cantieri edili sono obiettivi a rischio. “Nella metropolitana di Pietroburgo ormai da parecchi anni hanno licenziato le inservienti russe per assumere delle immigrate e come si fa a distinguerle anche solo dall’aspetto?”, hanno scritto dei cittadini. Ma per il momento a neutralizzare simili fobie sono solo avvenimenti di potente impatto, come, per esempio, l’annessione della Crimea. 

La riforma sull’immigrazione, che è stata approvata nel 2014 e obbliga tutti i migranti ad avere un permesso (piuttosto costoso) per poter lavorare nel Paese, mirava, tra l’altro, a legalizzare il mercato del lavoro e a promuovere la tolleranza dei residenti verso i lavoratori provenienti dai paesi senza regime di visto, ma, tuttavia, non ha affatto inciso sull’opinione pubblica. Questa riforma ha consentito di ridurre notevolmente il numero di immigrati stranieri (secondo le stime di Rosstat di parecchie decine di punti percentuale e nel caso di alcune nazionalità almeno del 40%), però, tutto ciò non è stato percepito dai russi.

Operaio allo stadio Luzhniki di Mosca. Fonte: APOperaio allo stadio Luzhniki di Mosca. Fonte: AP

“La quota di chi sostiene che il numero di immigrati sia diminuito è praticamente irrilevante. Nei focus group affermano di sapere che esiste la pratica della concessione dei permessi, ma questo non è sufficiente. Nel 2016 il 78% degli intervistati si era dichiarato favorevole all’introduzione di un regime di visti severo. La riforma c’è stata, ma la gente continua a non credere che gli immigrati siano diminuiti e non nutre nei loro confronti un atteggiamento più positivo”, si constata al Centro Levada.

La crisi economica ha avuto un ruolo rilevante, provocando anche un aumento dell’insofferenza della gente. Nella Russia di oggi la parola tagiko è diventata sinonimo di lavoratore clandestino sottopagato, disposto a svolgere lavori molto duri e precari. Ad accettare cioè impieghi con salari così bassi che i russi rifiuterebbero. “Tuttavia, i russi continuano a pensare che gli immigrati gli tolgano il lavoro solo perché il livello di fiducia nel futuro si è ridotto”, spiega Karina Pipija.

Ma a parte le rivalità riguardanti il lavoro (la domanda di lavoratori stranieri è davvero elevata), ciò che infastidisce di più i russi negli immigrati è il loro scarso livello di istruzione e la loro capacità di eseguire solo lavori poco qualificati (a pensarla così è il 32% degli intervistati), e anche la barriera culturale, sociale e linguistica. “Sì, sorridono, ma questo non vuol dire niente”, “Non mostrano quasi mai i loro veri sentimenti”, “Pensano una cosa, ne dicono un’altra e ne fanno una terza, e ne tengono nascosta una quarta”, “Non capiscono ciò che gli viene detto”, “Non sanno come ci si deve comportare”, “Si comportano come a casa loro”: sono solo alcune delle accuse più frequenti nei confronti degli stranieri immigrati che sembrano suscitare più ostilità che comprensione.

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