L’ombra di un gruppo sconosciuto dietro l’attentato a San Pietroburgo

Policemen patrol at Pushkinskaya subway station in St.Petersburg, Russia, Friday, April 7, 2017. A bomb blast tore through a subway train under Russia's second-largest city on Monday, killing many people and wounding many others.

Policemen patrol at Pushkinskaya subway station in St.Petersburg, Russia, Friday, April 7, 2017. A bomb blast tore through a subway train under Russia's second-largest city on Monday, killing many people and wounding many others.

AP
La rivendicazione è arrivata online. E in attesa della conferma ufficiale, gli esperti valutano l’attendibilità della notizia e il peso che essa può avere per capire le dinamiche e la diffusione della rete di estremisti. Il gruppo si sarebbe rivolto al popolo russo per chiedere l'interruzione della “guerra contro i musulmani in Siria, Cecenia e Libia”

Forze dell'ordine sorvegliano la metropolitana di San Pietroburgo dopo l'attentato del 3 aprile scorso. Fonte: APForze dell'ordine sorvegliano la metropolitana di San Pietroburgo dopo l'attentato del 3 aprile scorso. Fonte: AP

L’attentato del 3 aprile nella metropolitana di San Pietroburgo, dove sono morte 16 persone, è stato rivendicato da un gruppo terroristico finora sconosciuto. Il 24 aprile scorso su un sito islamico spesso utilizzato dai jihadisti è infatti apparso il messaggio del gruppo estremista “Katibat al-Imam Shama” (“Il battaglione dell’imam Shama”), che rivendica l’attacco.

Il gruppo si è rivolto al “popolo russo” perché faccia pressioni sul governo per interrompere “la guerra contro i musulmani in Siria, Cecenia e Libia”. Nel comunicato si fa il nome del kamikaze Akbar Jan Jalilov, definendolo membro del “battaglione”, e si minacciano nuovi attacchi in Russia.

Dal testo, spiegano i giornalisti, si deduce che il gruppo è legato ad Al-Qaeda. Secondo la BBC, il comunicato è stato discusso da influenti sostenitori dell’organizzazione per mezzo del canale Telegram.

Ci sono due ipotesi sull’origine del nome del gruppo. La prima, citata nella risorsa online islamica, spiega che il “battaglione” si chiama così in onore dell’estremista ceceno Shamil Basaev, combattente del periodo tra le due guerre in Cecenia, dalla fine degli anni Novanta all’inizio Duemila. La seconda versione rimanda all’imam Shamil che nell’Ottocento aveva riunito le popolazioni del Caucaso settentrionale, combattendo per alcuni decenni contro la Russia.

La nascita di nuovi gruppi

Secondo gli esperti il fatto che l’organizzazione non sia nota non significa che si tratti per forza di una notizia falsa. Sergej Demidenko, orientalista dell’Istituto di scienze sociali RANCHIGS, ritiene che il gruppo potrebbe esistere davvero. “Non si può prevedere la formazione di strutture di questo tipo. Di norma i gruppi come questo nascono per farsi pubblicità e poi giurare fedeltà alle organizzazioni più importanti (in questo caso Al Qaeda). Ce ne sono tantissimi, in Iraq prima spuntavano come funghi”, ha dichiarato l’esperto a Rbth. Anche secondo Semen Bagdasarov, direttore del Centro di studi del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, i gruppi estremisti si formano di continuo.

Come osserva Aleksandr Shumilin, direttore del Centro di analisi dei conflitti in Medio Oriente presso l'Istituto degli Stati Uniti e del Canada, non è nemmeno strano che il comunicato sia comparso su un sito islamico: i jihadisti utilizzano qualsiasi piattaforma a disposizione per diffondere i propri messaggi.

I terroristi si riorganizzano

Secondo Shumilin la comparsa del “battaglione” potrebbe essere la prova che tra i ranghi dei terroristi stanno avvenendo grandi cambiamenti. “Le forze all’interno delle organizzazioni terroristiche principali stanno cambiando assetto. Man mano che si eliminano le cellule base dell’Isis in Siria e Iraq i combattenti spostano le proprie attività nelle periferie, incluso il Caucaso settentrionale”, spiega l’esperto.

Demidenko sottolinea che tra le fila degli estremisti mediorientali ci sono molti combattenti che arrivano dalla Russia e sostiene che in Siria ci siano gruppi interi formati da soli ceceni. Quando li cacceranno dall’area siriana inizieranno pian piano a tornare in patria, conclude l’esperto.

Un giudice aveva già dichiarato in precedenza un possibile collegamento dei combattenti coinvolti nell’attentato alla metropolitana di San Pietroburgo con gli estremisti del Medio Oriente, mostrando informazioni sul finanziamento dell’attacco da parte dei membri di un gruppo estremista internazionale con base in Turchia.

Il commento dell'analista

Gli esperti sostengono che per contrastare le minacce dei jihadisti è necessaria una strategia articolata. Non basta portare avanti la lotta con gli estremisti nel Medio Oriente, così facendo si accelera soltanto il loro ritorno ai paesi di origine, Russia inclusa.

Come sostiene Demidenko, le forze speciali russe “devono concentrarsi sul proprio territorio, in modo che sia tutto pronto prima dell’arrivo dei gruppi”. Ma anche puntare soltanto sulla forza sarebbe un errore strategico, visto che l’appello alla società arriva dai detentori di una ideologia specifica, quella dei sostenitori dell’islam radicale o della corrente wahabita.

Questo tipo di radicalismo non si può battere con misure militari, perché è la componente sociale che determina la vitalità di un’ideologia. Le sue pretese di uguaglianza si rivolgono agli “umiliati e offesi”.

“È di fatto una nuova versione dell’ideologia di sinistra”, ribadisce il ricercatore. Per contrastare con successo le idee radicali serve una politica interna ben strutturata e un serio lavoro di propaganda in modo da “lasciare gli estremisti in un vuoto culturale, politico ed economico”.

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