Pescatori alla deriva tra i ghiacci: è emergenza in Estremo Oriente

ice fishing in Russia

ice fishing in Russia

Vladimir Smirnov/TASS
In una zona della Russia dove si vive prevalentemente di pesca, ogni anno decine di persone mettono a repentaglio la propria vita nel mare di Okhotsk, al largo dell’isola di Sakhalin, dove le piattaforme gelate in questo periodo si sciolgono e si staccano, intrappolando i pescherecci. E gli avvertimenti delle autorità restano inascoltati

Pescatori tra i ghiacci. Fonte: Vladimir Smirnov/TASSPescatori tra i ghiacci. Fonte: Vladimir Smirnov/TASS

Nell’Estremo Oriente russo ha inizio la stagione dei ghiacci galleggianti: a causa del riscaldamento globale e delle violente raffiche di vento, enormi banchi di ghiaccio si staccano dalla terraferma e vanno alla deriva nell’Oceano Pacifico. Ogni anno in Russia il Ministero delle Situazioni d’emergenza allerta i pescatori sui rischi della pesca in questo periodo e ogni anno centinaia di pescatori vengono trascinati via insieme ai ghiacci a decine di chilometri di distanza dalle loro case. Rbth ha intervistato gli operatori che li soccorrono.

La Baia di Mordvinov fa parte dell’isola di Sakhalin (a 6.300 km di distanza da Mosca) ed è bagnata dal mare di Okhotsk. Negli opuscoli informativi l’isola è uno dei luoghi più citati, ma non a causa delle sue bellezze naturali, bensì per i suoi ghiacci alla deriva che sotto l’azione del calore e del vento finiscono in mare. Lungo la riva sono stati collocati dei cartelli che avvertono: “Camminare sul ghiaccio è estremamente pericoloso”; cartelli che è impossibile ignorare. Ma questo non basta a fermare i pescatori locali. Se abitate qui nei dintorni e non siete occupati nell’estrazione di gas e petrolio, non vi resta che la pesca, con il rischio di mettere a repentaglio le vostre vite.

Peschereccio sul mare di Okhotsk. Fonte: Sergej Krasnouhov/RIA NovostiPeschereccio sul mare di Okhotsk. Fonte: Sergej Krasnouhov/RIA Novosti

Le condizioni climatiche

Solo nell’ultima decade di febbraio sono finiti alla deriva nel Mare di Okhotsk numerosi pescatori (per l’esattezza otto il 17 febbraio, sette il 24 e venti in un colpo solo il 25). Tutti sono stati salvati dal Centro operativo del Ministero delle Situazioni d’emergenza della provincia di Sakhalin. Ma talvolta può non andare così: a causa delle cattive condizioni climatiche le barche e gli elicotteri non riescono a raggiungere i banchi di ghiaccio che si sono staccati e i pescatori muoiono assiderati o annegano, cercando di raggiungere da soli la riva.

In Russia non esistono statistiche che registrino il numero di persone che ogni anno vengono trascinate via dai ghiacci alla deriva, ma si può tranquillamente affermare che siano nell’ordine delle migliaia. “Il ghiaccio si spacca in pochi minuti”, racconta Aleksej, uno dei pescatori portati in salvo nel distretto della Baia di Mordvinov. “Il mattino il tempo era splendido, brillava il sole e non c’era vento. Dopo pranzo si è scatenata una violenta tempesta di neve, ma lo spessore del ghiaccio era ancora di circa 40 centimetri. Si è messo a soffiare un po’ di vento e il ghiaccio si è staccato. Quando ti trovi a 5 chilometri dalla riva, non ce la fai a tornare indietro di corsa prima che la fenditura si allarghi, è impossibile. Non sono Ben Johnson. E poi la neve mi arrivava alle ginocchia, imperversava la tempesta e non si vedeva niente”.

Eppure malgrado ciò che gli è capitato, domani Aleksej tornerà di nuovo a pesca. “Cosa dovrei fare? Bisogna pur trovare il modo di rimediare qualcosa… Ho una famiglia da mantenere”. E quelli come lui sono migliaia.

Un altro degli abitanti che praticano la pesca racconta che “dal villaggio di Okhotskoe alla riva del lago Tunajcha (che dista un chilometro) le macchine sono tutte parcheggiate una a ridosso dell’altra su entrambi i lati della strada”.

Pescatori tra i ghiacci. Fonte: Konstantin Kokoshkin/Global Look PressPescatori tra i ghiacci. Fonte: Konstantin Kokoshkin/Global Look Press

I soccorsi

Al centro operativo del Ministero delle Situazioni d’emergenza dicono di essere operativi ventiquattro ore su ventiquattro e di lavorare praticamente in regime d’allerta, benché nessuno l’abbia ufficialmente decretato. Denis Ilvinov, uno dei responsabili delle sezioni di soccorso, lamenta che i pescatori, pur venendo continuamente avvertiti dei rischi, escano lo stesso tutti i giorni a pescare, confidando in caso di difficoltà nell’intervento degli operatori del ministero, e che tuttavia non possano essere puniti. “Parecchi anni fa gli amanti della pesca sul ghiaccio venivano multati, ma ora il tribunale ha annullato questa misura sanzionatoria. E ancora prima, ai tempi dell’Unione Sovietica, quando venivano tratti in salvo dai ghiacci con l’elicottero firmavano un saldo per il suo utilizzo che superava a volte l’intera entità del loro salario”.

Oggi non esiste niente del genere, anche se le complesse operazioni di soccorso richiedono l’intervento di elicotteri, airboat e decine di soccorritori e l’intervento può venire a costare allo Stato un paio di milioni di rubli.

Un altro collaboratore del Ministero, che preferisce mantenere l’anonimato, è tuttavia più esplicito: “Il comportamento dei pescatori ci danneggia enormemente! Così mi verrebbe voglia di dirgli: andate al diavolo, crepate pure, non verremo più a cercarvi… Li mettiamo in guardia, li avvisiamo dei rischi, ma loro se ne infischiano. Ci usano in modo spudorato”.

Quasi a conferma delle sue parole il primo giorno di primavera sono usciti a pescare sui ghiacci della Baia di Mordvinov quasi millecinquecento persone e questo nonostante soffiasse un vento tiepido da Ovest e la grande onda della marea avesse già cominciato a erodere la riva ghiacciata. Sull’argomento si è anche organizzato un briefing al Ministero delle Situazioni d’emergenza che ha emesso un comunicato in cui si avvertivano gli amanti della pesca sul ghiaccio che a mezzo chilometro di distanza dalla riva si stava formando una fenditura sulla superficie del ghiaccio e che a causa delle nubi a bassa quota l’elicottero non sarebbe potuto uscire per i soccorsi. Ma nessuno dei pescatori ha abbandonato la zona pericolosa, costringendo il ministero a dislocare quattro pattuglie di guardia sulla riva del golfo.  

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