Il fenomeno delle diaspore nella Russia moderna

Alcuni manifestanti sfilano con la bandiera armena, in occasione dei cento anni dal genocidio

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Dalla politica al legame con il proprio paese d'origine: uno studio ha analizzato le nuove tendenze e le richieste che vengono avanzate dai rappresentanti di questi gruppi. Rbth ne ha parlato con il direttore della ESPI, Vitaliy Merkushev

In Russia, nel contesto della crisi in Ucraina, è aumentato l’interesse per lo studio dell'influenza delle varie diaspore nella politica interna ed estera del Paese. La Rete euroasiatica di studi politici (ESPI, secondo la sigla in russo) ha condotto uno studio intitolato "Le organizzazioni pubbliche russe delle diaspore nazionali provenienti dai Paesi dell’Eurasia: analisi dei meccanismi di influenza", realizzato intervistando più di 60 rappresentati di queste associazioni.

Dallo studio è emerso che le organizzazioni delle varie diaspore vogliono essere coinvolte maggiormente nella politica russa. RBTH ha intervistato il direttore della ESPI, Vitaliy Merkushev, per analizzare i primi risultati di questo lavoro.

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Come avete stabilito che cos’è una diaspora e che cosa non lo è?

Lo abbiamo fatto nel senso lato del termine: una parte di popolazione che vive al di fuori dei confini della propria patria storica.

Può una diaspora considerarsi una struttura chiusa?

In parte sì, persino nel XXI secolo in Russia. Di fatto, anche quelle popolazioni che vivono ormai da tempo in Russia, come i greci o gli armeni, cercano di mettere su famiglia all'interno del loro stesso gruppo etnico. Vanno ai matrimoni e cercano moglie o marito tra i propri connazionali. È per questo anche che queste celebrazioni radunano spesso molti invitati.

Quali diaspore avete preso in considerazione?

Abbiamo studiato solo i popoli delle diaspore eurasiatiche, principalmente quelli dei Paesi dell’ex Unione Sovietica, ad eccezione dei Paesi baltici, includendo però anche i bulgari e i greci, essendo questi ultimi piuttosto implicati nella tematica eurasiatica. Abbiamo parlato con i capi formali e informali delle diaspore nonché con persone che godono di una certa influenza all’interno di esse.

Che cosa interessa alle diaspore ad eccezione della cultura?

Si preoccupano innanzitutto della tutela della loro attività. Si tratta, in generale, di piccole e medie imprese. Un altro dei loro interessi, poi, è la diplomazia sociale, ovvero il cercare di mantenere vivo il legame con i loro Paesi di origine e le relazioni di questi ultimi con la Russia. A causa del conflitto russo-georgiano nel 2008, ad esempio, molte persone non si sono potute vedere con i propri familiari o amici per circa cinque o sei anni. È questo il genere di cose che vogliono evitare.

Infine, vi è la questione, naturalmente, del potere. I leader delle diaspore vogliono partecipare a processi decisionali, soprattutto in questioni di politica estera legate alla loro patria storica.

Quali sono le diaspore più forti?

La diaspora armena, quella azera, quella georgiana, che continua a rimanere forte, mentre cresce l’influenza anche delle diaspore kirghisa e uzbeka.

Quanti rappresentanti di ciascuna diaspora vivono in Russia approssimativamente?

Li abbiamo divisi in tre gruppi, nel senso più ampio del termine "diaspora". Il primo gruppo è composto dai cittadini: la diaspora in senso stretto. Si può dare uno sguardo alle statistiche ufficiali del censimento del 2010 per capire la loro entità, nonostante le cifre relative alle varie nazionalità non siano del tutto corrette.

Il secondo gruppo è costituito da coloro che vivono e lavorano ufficialmente come cittadini degli Stati dell'Unione economica eurasiatica, cioè bielorussi, kazaki, armeni e presto anche kirghisi. Si tratta di circa 2,5 milioni di persone.

Al terzo gruppo, infine, appartiene l'enorme quantità di lavoratori legali e illegali. Le cifre relative a questo gruppo partono dagli 11 milioni di persone.

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Tutti i leader delle diaspore appartengono praticamente al primo gruppo e vantano un passaporto russo.

Qual è il rapporto delle diaspore con gli immigrati?

Le diaspore sono generalmente critiche nei confronti dell’aumento del flusso di immigrati, ad eccezione degli uzbeki e, in parte, dei tagiki, che si dichiarano, invece, a favore. I leader in Russia sanno di dover lavorare con la propria gente, cioè con coloro che sono già qui, e che la loro espansione aggrava solo la situazione.

Sono leali alla Russia?

In generale, sì. Si sentono subordinate al potere russo e sanno che protestare contro di esso non risulterebbe loro vantaggioso in nessun caso. Ciononostante, alcuni dei leader avanzano ancora diverse pretese. Nessuna legata a questioni di sicurezza, giacché la Russia è già abbastanza sicura per le diaspore. Si tratta di richieste legate perlopiù a un desiderio: quello di avere un tenore di vita simile a quello europeo. I leader delle diaspore visitano sempre più i Paesi ricchi come turisti e alcuni di loro riconoscono tristemente che la Russia non sarà mai come loro, mentre nei loro Paesi di origine potrebbe anche verificarsi una svolta. Da questo punto di vista, nutrono una sorta di invidia storica.

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