Quel nove novembre che cambiò la storia

Il murales di Dmitrij Vrubel che ritrae il bacio tra Leonid Brezhnev e Erich Honecker (Foto: Yuri Paniev)

Il murales di Dmitrij Vrubel che ritrae il bacio tra Leonid Brezhnev e Erich Honecker (Foto: Yuri Paniev)

Alle 21.20 di quel giorno del 1989 venne sollevata la sbarra di confine al posto di blocco sulla Bornholmer Strasse. In quei minuti la storia stava cambiando. Stava cadendo il Muro di Berlino. I racconti dei testimoni dell’epoca e dell’artista Dmitrij Vrubel che dipinse il celebre bacio sulla bocca tra Brezhnev e Honecker

Il 9 novembre del 1989, alle ore 21 e 20 minuti al posto di blocco sulla Bornholmer Strasse venne sollevata la sbarra di confine. Stava cadendo il muro di Berlino. E ci si avviava così verso la riunificazione delle due Germanie. Pochi sanno che a questo avvenimento è preceduta una lunga fila di consultazioni fra i dirigenti della Repubblica Democratica Tedesca e dell'Unione Sovietica.

“La direzione della RDT comprese perfettamente che era giunto il momento di ammorbidire le misure che impedivano l'uscita dal paese - ha raccontato a RBTH Igor Maksimychev, principale collaboratore scientifico dell'Istituto d'Europa RAN, consigliere e corrispondente dell'ambasciata russa a Berlino -. Il 7 novembre, il segretario generale del SED (Partito Socialista Unificato di Germania) Egon Krenz e il ministro degli Affari Esteri Oskar Fischer informarono l'ambasciatore dell'URSS Vjacheslav Kochemasov della preparazione di un nuovo progetto di legge riguardante l'espatrio. Le autorità intendevano aprire, al confine con la Repubblica Federale Tedesca, un punto di blocco speciale, attraverso il quale i cittadini desiderosi di trasferirsi in Occidente avrebbero potuto farlo senza inutili formalità. Krenz e Fischer chiesero l'opinione di Mosca a questo proposito ed entro la prima metà del 9 di novembre, Kochemasov comunicò che non c'erano obiezioni da parte di Mosca”.

 
1989, quei mesi
che cambiarono il mondo

Già quella sera stessa, il membro dell'ufficio politico Gunter Schabowski diede una conferenza stampa in diretta dedicata al lavoro della sessione plenaria del Comitato Centrale del SED, rendendo al contempo di pubblico dominio l'introduzione delle nuove regole che permettevano ai cittadini della RDT di muoversi liberamente verso la Germania Occidentale. Alla domanda del giornalista italiano che chiedeva da quando il provvedimento entrasse in vigore, Schabowski rispose un po' disorientato: “Da adesso”.

Incontro al capitalismo

Winfried Petch ricorda come masse di berlinesi dell'est si fossero riversate al posto di blocco più vicino e l'avessero preso d'assalto. Ventimila persone almeno nel giro di un'ora attraversarono il confine sul ponte Bose Brucke senza che vi fosse alcun controllo, anche se all'inizio al passaggio timbravano ancora i passaporti.

Winfried ha conservato il suo passaporto della Repubblica Democratica Tedesca con il timbro degli agenti di frontiera datato 9 novembre 1989. Esso è impresso direttamente sulla fotografia. Allora, questo stava a significare che l'intestatario del documento non avrebbe potuto più fare ritorno a Berlino Est. “Insieme a mia moglie aspettavamo di fronte alla sbarra della frontiera. Io le dissi: Andiamo, ritorneremo poi. Ora questo timbro per noi è una reliquia. Io e mia moglie ne siamo molto orgogliosi”.

 
La caduta del Muro di Berlino
e quelle ore di giornali silenziosi

Quella stessa notte, Helga Krauze si trovava sul ponte Bose Brucke. E ancora dopo un quarto di secolo stenta a trattenere le lacrime: “Ho vissuto in questo quartiere circa vent'anni, ogni giorno vedevo il ponte e non osavo neppure pensare di avvicinarmi. Mentre ecco allora mi trovavo proprio sul ponte e piangevo. La gente che viveva a Osloer Strasse, nella parte Ovest, venne incontro a me con lo champagne, e insieme brindammo”.

A giudicare dai racconti dei partecipanti a quegli eventi, da entrambi i lati del muro regnava un'atmosfera follemente gioiosa. “Era successo un miracolo - dicono –. Era scomparsa la striscia della morte nel centro dell'Europa”.

Più di centomila abitanti della RDT avevano tentato di spingersi oltre il muro di Berlino e non è noto quanti di loro persero la vita per simili tentativi. I collaboratori del Centro di ricerca a Potsdam parlano di 138 vittime accertate.

Il bacio dei segretari generali è diventato il simbolo della liberazione

Il muro che aveva portato a 28 anni di terrore con i suoi soldati armati in posizione nelle torrette di guardia, le mitragliatrici, il filo spinato, le mine, il recinto di segnalazione cominciò ad essere smontato a blocchi. Anche se non subito, ma solo dopo qualche tempo. Winfried e i suoi vicini di casa ne distrussero parti con martelli e scalpelli. Altri invece ne speronarono altri tratti con i camion o con i rulli per la posa dell'asfalto. Oggi alcuni frammenti di questa parete di cemento sono ottimi souvenir per coloro che a Berlino chiamano i “picchi del muro”. È proprio da loro che i resti della “vergogna del XX secolo” vengono vigilmente protetti dallo stato.

Il tratto più lungo del muro ancora intatto misura 999 metri e si trova nella Mulhenstrasse - spiegano le guide berlinesi -. In passato, il terribile e impenetrabile confine di stato venne trasformato in galleria d'arte a cielo aperto. Artisti ed architetti hanno restaurato sulle lastre i graffiti realizzati ancora ai tempi dell'unificazione tedesca”.

La parete pitturata è il simbolo per eccellenza, tanto per i tedeschi, quanto per tutta l'umanità, dell'anno 1989. Proprio lì venne immortalato il famoso bacio sulle labbra di Leonid Brezhnev e Erich Honecker, nei graffiti del russo Dmitrij Vrubel'.

Secondo le parole dell'artista, egli era venuto a Berlino per altri motivi. “È accaduto tutto per caso. Semplicemente, un amico che mi aveva invitato a Berlino per una mostra, viveva a 500 metri da quella parte di muro che avevano deciso di affidare agli artisti. Quel quartiere era tetro e spaventoso. Berlino Est era vuota, tutti se n'erano andati in Occidente abbandonando gli appartamenti ammobiliati”, racconta Vrubel.

Il restauro del famoso graffito di Vrubel' somigliava più a un'attrazione da strada. “Per tre giorni non ho potuto iniziare i lavori e ho finito solo dopo un mese. Al giorno dipingevo una sola lettera. Arrivavo, mi sedevo, e subito accorrevano in cinquecento, fra persone comuni e giornalisti. Firmavo autografi, rilasciavo interviste", ricorrda l'artista. La versione vecchia si è conservata solo sulle cartoline e sui magneti. Il mio compito era quello di ripetere un disegno che non c'era ma che era rimasto impresso nelle menti di tutti i berlinesi”.

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