Come funziona il sistema tecnologico russo per individuare i possibili contagiati da Coronavirus?

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Grazie alla geolocalizzazione dei telefoni cellulari di chi è risultato positivo, chiunque gli sia passato vicino nei giorni a rischio sarà avvisato via sms e dovrà mettersi in quarantena. Il servizio sarà attivo a breve, dopo la risoluzione degli ultimi problemi tecnologici e di privacy

Il primo ministro russo Mikhail Mishustin ha incaricato il Ministero delle comunicazioni e dei mass media di creare un sistema che segua i cittadini entrati in contatto con i pazienti che hanno contratto il coronavirus, per avvertirli via sms della necessità di mettersi in autoisolamento. Il sistema dovrebbe essere creato il prima possibile, entro il 27 marzo 2020.

Intanto, al 26 marzo, con una crescita di 182 casi (+28) in ventiquattr’ore, i contagiati dal virus in Russia sono saliti a 840 (con 38 guariti e due morti).

Come funzionerà il sistema?

I movimenti dei cittadini dovrebbero essere raccolti e tracciati come segue:

– Gli operatori di telefonia forniranno dati sulla geolocalizzazione del telefono cellulare della persona infetta dal coronavirus.

– Sulla base di questi dati, il sistema determinerà il percorso della persona malata fino all’inizio della quarantena.

– Il sistema identificherà tutti gli abbonati che si trovavano nelle immediate vicinanze dell’interessato, quindi invierà loro messaggi automatici sms sulla necessità di mettersi in isolamento domestico per 14 giorni.

– Inoltre, tutte le informazioni sulla potenziale infezione saranno comunicate al Centro operativo regionale contro l’epidemia da coronavirus.

Ma tutto questo è possibile?

È tecnicamente possibile creare un tale sistema, come ha comunicato al quotidiano Kommersant il servizio stampa dell’operatore di telefonia mobile russo MegaFon. Ad esempio, una soluzione simile viene utilizzata dal Ministero delle Emergenze della Russia per avvertire i cittadini sulle situazioni di rischio (allerta meteo e simili).

“Tuttavia, il meccanismo di attuazione del progetto proposto dal Ministero delle comunicazioni non è ancora del tutto chiaro, e potrebbe richiedere cambiamenti di tipo normativo”, ha affermato MegaFon.

Un dipendente di uno degli operatori mobili russi che ha voluto restare anonimo ha dichiarato che “negli insediamenti urbani con grande densità di edifici è possibile tracciare la posizione dell’abbonato, ma l’errore sarà di circa 50 metri. Quanto ai villaggi di campagna, l’approssimazione sarà ancora maggiore.”

È legale tutto questo?

Dmitrij Peskov, il segretario stampa del presidente russo Vladimir Putin ha detto ai giornalisti che il sistema di localizzazione non viola i diritti dei cittadini.

Anche l’avvocato dell’organizzazione per i diritti umani Agorà considera legale il monitoraggio dei movimenti dei cittadini, ma solo se il paziente con il coronavirus dà il proprio consenso. In caso di rifiuto della persona malata, sarà possibile tracciare i suoi movimenti solo su ordinanza del tribunale, come nel caso di un procedimento penale.

Inoltre, il tracciamento sarà illegale se la geolocalizzazione dovesse rendere disponibili alle autorità i nomi, i numeri di telefono, e gli indirizzi delle persone entrate in contatto con pazienti di Covid-19 e se, su quella base, delle ambulanze o la polizia cercassero di raggiungerli. “Questo costituirebbe già una violazione della privacy,” ha detto l’avvocato.

Un monitoraggio è già in corso

Il canale Telegram di Mash il 24 marzo ha pubblicato una mappa della distribuzione del coronavirus a Mosca. Mostra gli indirizzi di tutte le case da cui sono stati prelevati dalle ambulanze i contagiati da coronavirus.

“Perché nessuno pensa che anche noi malati abbiamo dei parenti e conserviamo il diritto alla privacy? Nessuno mi ha chiesto il permesso di pubblicare il mio indirizzo sui social network. Non voglio davvero che mia madre sia molestata o spaventata da qualcuno. Contatterò le organizzazioni per i diritti umani”, ha affermato Marija Mukhina, il cui indirizzo era uno di quelli che figurava nell’elenco.

In relazione a tali denunce, il 19 marzo l’organizzazione per i diritti umani Agorà ha lanciato il “Quartier generale dell’assistenza legale su questioni relative al coronavirus”.

“Entro il 23 marzo, oltre 100 persone hanno fatto domanda di assistenza legale”, ha scritto il capo dell’organizzazione, Pavel Chikov, sulla sua pagina Facebook. Secondo lui, il problema più urgente rimane il ricovero forzato e l’incapacità di ottenere un certificato dei risultati del tampone.

Le persone si lamentano anche dell’impossibilità di tornare in Russia per i cittadini che hanno un permesso di soggiorno temporaneo, nonché del rifiuto di restituire denaro da parte delle compagnie di viaggio in seguito alla cancellazione di tour o voli.

“Inoltre il servizio viene contattato per questioni relative al congedo per malattia in caso di quarantena, lavoro a domicilio e periodi di inattività temporanei. Gli avvocati di Agorà hanno dato consigli a tutti coloro che li hanno richiesti. E il quartier generale continua a lavorare”, ha scritto il capo dell’organizzazione.


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