Proteste sul confine tra Crimea e Ucraina

Manifestazione di protesta sul confine tra Crimea e Ucraina

Manifestazione di protesta sul confine tra Crimea e Ucraina

AP
Alcuni manifestanti tatari crimeani hanno creato un vero e proprio blocco lungo la frontiera tra la Crimea e l’Ucraina, impedendo ai camion che trasportano merci ucraine di entrare nella penisola. Ecco cosa rivendicano i partecipanti alla protesta

Nei giorni scorsi alcuni manifestanti tatari crimeani hanno creato un vero e proprio blocco lungo il confine tra la Crimea e l’Ucraina, impedendo agli autocarri trasportanti merci ucraine di entrare nella penisola. I partecipanti alla protesta avanzano rivendicazioni politiche come la fine delle discriminazioni da parte delle autorità russe in Crimea.

Il procuratore della Crimea, Natalia Poklonskaya, con il sostegno del Ministero dell’Informazione della penisola, ha “caldamente invitato” i mezzi di comunicazione locali a non usare il termine "Mejlis" o l’espressione "Mejlis del Popolo Tataro di Crimea” nei loro articoli e reportage. “Tale organizzazione non è registrata sul territorio della Crimea ed è pertanto inesistente”, si legge nella lettera che il Ministero dell’Informazione ha inviato agli uffici dei principali media di Crimea e Sebastopoli.

L’invito del procuratore generale è arrivato al Ministero il 21 settembre 2015, il giorno dopo che Mustafa Dzhemilev e Refat Chubarov, rispettivamente l’attuale e precedente presidente del Mejlis, avevano organizzato un blocco del lato ucraino dei valichi di frontiera tra la Crimea e l’Ucraina, impedendo agli autocarri trasportanti merci ucraine di entrare nella penisola. I tatari di Crimea sono appoggiati da deputati della Verkhovna Rada ucraina, rappresentanti dell'organizzazione nazionalista “Settore Destro” (un’organizzazione vietata in Russia, ndr), attivisti civili e forze speciali. Due file di "difesa" sono già state sollevate. Dai valichi di frontiera si estende una fila di camion, i cui conducenti hanno già i documenti pronti per attraversare il confine. Alcuni di essi hanno deciso di tornare indietro per impedire che i prodotti che trasportano vadano a male. Altri, che si rifiutano invece di fare dietrofront, si sono accampati in prossimità del confine.

Che cosa chiedono?

Il vicepresidente del Mejlis, Nariman Dzhelyalov, ha dichiarato a RBTH che la manifestazione si protrarrà finché Mosca non accoglierà delle richieste ben precise, cinque per l’esattezza, che includono “la liberazione dei prigionieri politici ucraini" detenuti in Russia, “la rimozione di tutti gli ostacoli illegali al lavoro dei mezzi di comunicazione tatari crimeani e ucraini” in Crimea, “la cessazione delle persecuzioni infondate dei tatari di Crimea", modifiche alla legge sulla zona franca "Crimea" e la creazione di sistemi di scambio trasparenti. "Di modo che gli scambi commerciali possano avvenire non come avvengono oggi. Nella maggior parte dei casi adesso, infatti, le merci entrano di contrabbando e i profitti vanno nelle tasche di funzionari e uomini d'affari, tanto crimeani quanto ucraini", ha spiegato Dzhelyalov. Egli ha poi aggiunto che ufficialmente il Mejlis - composto attualmente da trenta persone - non ha deciso di organizzare il blocco e che i tatari che si trovano in Crimea non sono in alcun modo legati alla manifestazione. Il blocco è stato organizzato da tatari che si trovano "su costrizione o volontariamente in Ucraina", ha detto.

 
Tutte le opinioni
sulla questione ucraina

Il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha espresso il proprio appoggio alla dimostrazione, adducendo che essa contribuirà al rapido ripristino della sovranità dello Stato ucraino sulla penisola.

Secondo Poroshenko, tanto le guardie di frontiera ucraine quanto il Ministero degli Interni hanno ricevuto ordine di assicurare l'ordine pubblico e l'assenza di provocazioni.

Il Mejlis ritiene che le raccomandazioni del procuratore di Crimea ai mezzi di comunicazione siano una risposta al blocco e le ha definite "birichinate infantili". "I mezzi di comunicazione crimeani non hanno comunque mai parlato di noi in maniera positiva, ecco perché siamo abbastanza indifferenti nei loro riguardi", ha dichiarato Dzhelyalov.

Il Mejlis non ha inoltre nessuna intenzione di registrarsi in Russia come un’organizzazione sociale (in Ucraina gode dello status di organo di rappresentanza nazionale dal marzo del 2014).

"Questo è un momento fondamentale. Il Mejlis e il nostro congresso nazionale Kuriltai sono organi rappresentativi di un intero popolo. Il diritto di stabilire tali strutture è decretato nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni", ha spiegato Dzhelyalov.

Un evidente legame

Nel frattempo, il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri di Crimea, Ruslan Balbek, ha affermato che nessuno sulla penisola intende reagire alla manifestazione con i camion, e l'unica cosa che le autorità della Crimea hanno intenzione di fare è sostituire i prodotti ucraini con quelli russi.

"La Crimea non dipende dai prodotti ucraini. Solo il 5-6 per cento dei prodotti proviene dall’Ucraina. Per la Crimea questo schema è di natura più che altro politica, giacché la sua economia non ne risentirà", ha spiegato Balbek, aggiungendo che ciò danneggerà invece l'economia della vicina Regione di Kherson (Ucraina), il cui mercato è strettamente legato alla Crimea (per lo più per prodotti come pomodori, zucchine, cetrioli, ecc.)

Ruslan Grinberg, direttore dell'Istituto di Economia presso l'Accademia Russa delle Scienze, non è così ottimista come il governo crimeano.

"Le merci possono essere sostituite, ma qualsiasi blocco provoca comunque più inflazione. La relazione qui è evidente. I prezzi aumenteranno", ha avvertito l’esperto.

Secondo Vadim Karasev, direttore dell'Istituto Ucraino di Studi Globali, tuttavia, non c’è la sensazione che il blocco continuerà a lungo.

"Non è interessante per il governo ucraino, né per quello russo, né tantomeno per quello crimeano. In Ucraina non vi è affatto una percezione chiara di questa manifestazione", ha spiegato Karasev.

Egli è convinto che l'obiettivo principale dei tatari della Crimea sia quello di riportare la questione della Crimea sotto l’attenzione della politica internazionale, da cui sta lentamente scomparendo, e spingere Kiev verso azioni più decise.

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