Siria, inizia il ritiro: cosa resta e cosa parte

Un pilota delle forze aeree russe vicino a un Su-24.

Un pilota delle forze aeree russe vicino a un Su-24.

: Ramil Sitdikov / RIA Novosti
Mosca ha dato il via alle nuove manovre che riporteranno in Russia buona parte dei propri uomini. Ma la lotta all’Is non si ferma

Le forze armate russe hanno iniziato a ritirare le proprie truppe dalla Siria. Secondo gli analisti militari, il numero di forze aerospaziali russe nella regione verrà considerevolmente ridotto, ma le operazioni contro i militanti dello Stato Islamico e del fronte Al-Nustra continueranno.

“Il numero di missioni si è ridotto drasticamente e vengono realizzate prevalentemente di notte”, ha detto a Rbth Viktor Murakhovskij, capo redattore della rivista Arsenale della Madrepatria e membro del consiglio di esperti della Commissione militare-industriale della Federazione Russa.

“Ma la tregua in Siria non è estesa a quei gruppi riconosciuti come terroristici dalla Russia e dalla coalizione internazionale guidata dagli Usa - ha aggiunto -. Le forze armate della Federazione continuano quindi a svolgere attacchi chirurgici contro le posizioni dei militanti dell’Is”.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato al ministro della Difesa Sergej Shojgu di iniziare il ritiro delle forze russe dalla Siria il 15 marzo. Il capo del Cremlino ha però sottolineato che le forze russe dovranno comunque garantire la sicurezza delle basi militari permanenti di Hmeymim e del porto di Tartous

Cosa viene ritirato

Nella mattina del 15 marzo il primo gruppo di caccia e bombardieri russi è partito dalla Siria alla volta dei propri luoghi di dispiegamento permanente, così come riferisce il Ministero russo della Difesa. I voli sono stati realizzati in gruppi guidati da aerei da trasporto militare (Tu-154 o Il-76), che trasportavano tecnici e ingegneri, così come materiale e attrezzatura. I piloti volano in gruppo fino al confine con la Russia, prima di dividersi verso le rispettive basi. “Dei 60 caccia e bombardieri, oltre la metà saranno ritirati. Forse due terzi”, ha spiegato Murakhovskij. “Il numero delle nostre truppe in Siria sarà invece ridotto solo leggermente. È necessario garantire la sicurezza delle basi militari permanenti russe nella base aerea di Hmeymim e nel porto di Tartous.

Secondo il ministro russo della Difesa Sergej Shojgu, le forze russe avrebbero liberato oltre 400 insediamenti e realizzato oltre novemila missioni aeree, annientando oltre duemila militanti dell’Is. Secondo Shojgu, le forze russe avrebbero distrutto anche 200 impianti per la produzione di petrolio appartenenti allo Stato Islamico

Cosa resta

Secondo Murakhovskij, resteranno tutte le unità di elicotteri per realizzare missioni di ricerca e soccorso e per il trasporto tattico in Siria. Mosca lascerà inoltre i propri consulenti militari per aiutare la leadership siriana nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico.

“La Russia non rimuoverà i propri sistemi di difesa aerea: i sistemi missilistici antiaerei S-400 e i sistemi missilistici di difesa aerea Tor-M2 e Pantsyr S-1. Inoltre le navi della marina russa continueranno a operare nella parte orientale del Mediterraneo”, ha spiegato a Rbth Viktor Litovkin, analista militare dell’agenzia Tass. Secondo Litovkin la marina avrà il compito non solo di controllare e sorvegliare i militanti dell’Is, ma anche di monitorare le navi della Nato.

“Mosca avvia il processo di pace e segue il percorso degli Usa in Afghanistan lasciando le proprie roccaforti e i mezzi di difesa”, ha concluso Fedor Lukyanov, capo redattore della rivista Global Affairs.

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