Cinque appuntamenti in 5 giorni, da Tinder allo Speed Date: l’esperimento di una ragazza russa

Legion Media
Una nostra volenterosa cronista si è prestata a testare a Mosca i modi con cui ci si incontra per conoscersi e amarsi, dalla app del momento a un’agenzia matrimoniale, dal classico locale notturno ai social network. Ci racconta com’è andata

1º Giorno: su Tinder

In Russia c’è un gran numero di siti di incontri online, e quasi tutti scopiazzano l’interfaccia di Tinder. Senza starci su a pensar troppo, mi sono scaricata la app originale, ci ho messo su un po’ di foto scattate durante le vacanze, ho reso più interessante il profilo con una breve descrizione, ed eccomi già intenta a buttare gente a destra e a sinistra. In realtà, mandare foto verso destra era un compito più difficile, perché almeno un terzo dei profili di ragazzi a Mosca spingono al no immediato, essendo di questo tipo:

Ma io non mi sono data per vinta, e ho iniziato a mandare a destra, come se mi interessassero davvero, anche quelli che invece di mostrare la faccia mettevano come foto profilo un gattino o un cucciolo di cane. Il risultato non si è fatto attendere, ho iniziato a ottenere un “match” (indicazione del reciproco interesse) dopo l’altro, e ho superato me stessa, raccogliendone in poco tempo ben 275! Mica male, solo che… nessuno di questi mi scriveva. Sul serio. Neanche uno!

Perché vi sia chiaro il problema, dovete sapere che alle ragazze in Russia viene insegnato che non devono mai fare il primo passo, ma sempre attendere che sia il maschio a farsi avanti. Io di fatto ho distrutto il mio ego femminile e ho iniziato a scrivere “ciao” a tutti i ragazzi che mi piacevano. Verso sera ho avuto con uno di loro il seguente dialogo.

Io: Ciao

Lui: Oh cavolo

Io: ???

Lui: Ma porca troia

Io: Puoi spiegarti, per favore?

Lui: Scusa, ma io non sono un giornalista, a differenza tua. Non so parlare altrimenti. Ciao

Verso la fine della giornata uno dei ragazzi ha finalmente preso l’iniziativa. Così:

“Buon giorno. Il mio giorno è iniziato bene, io cerco continuamente amici per fare sesso”.

“Ma che sei scema a metterti su Tinder? Le persone ci stanno o per fare sesso o per alzarsi l’autostima”, mi ha detto un’amica, quando le ho raccontato del mio esperimento di “socializzazione” via app. Mi sono ricordata che anche io, quando, più di un anno fa, avevo già scaricato per un po’ di tempo Tinder, non rispondevo mai a nessuno di quelli che mi scrivevano, anche se mi piacevano da pazzi i complimenti che mi facevano, e a ogni match la mia autostima andava alle stelle. E se io stessa mi comportavo così, ora che diritto avevo di giudicare i maschi che facevano esattamente lo stesso?

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***

2º Giorno: sui social network

Con Facebook mi sembrava che dovesse andare meglio. Ho un profilo da anni, con un sacco di foto, e quelle di Instagram raccolgono sempre un dignitoso numero di like tra colleghi e amici. Inoltre, il sistema raccomanda le persone che potresti conoscere e che vale la pena aggiungere alla lista degli amici…

Non ho fatto neanche in tempo a mettermi attivamente alla ricerca di un partner che su Messenger mi arriva questo messaggio: “Ciao, hai un Instagram incredibile. Mi sembra che tu debba studiare poesia da noi alla facoltà di letteratura”.

Per molto tempo mi sono lambiccata il cervello cercando di capire in che modo foto di paesaggi scattate conl’iPhone e selfie potessero essere collegati alla poesia, ma poi la cosa si è rivelata essere semplicemente il complimento un po’ surreale del redattore della sezione di tecnologia di un giornale russo di affari. Dopo un paio d’ore a chattare sul giornalismo, sui film di fantascienza su “The Witcher”, mi ha invitata a uscire e ad andare con lui in un bar. Per mostrare il suo interesse, mi ha detto di essersi persino messo una delle mie foto come salvaschermo dello smartphone. Comprendendo che per un nerd questa doveva essere la più alta forma di complimento, mi sono resa conto che non potevo esimermi dall’uscire con lui.

Il nerd si è presentato con jeans attillati ed enormi galosce. Le sue borse sotto gli occhi, dovute evidentemente alla ricerca di notizie 24 ore su 24 sembravano occupargli metà viso, e i suoi occhi rossi per la mancanza di sonno si fondevano con la luce rossa del bar. Si è adagiato sul divano, accanto a una palma artificiale. Io ho ordinato un aperol, commettendo un errore catastrofico. Avrei dovuto prendere un caffè per ascoltare le sue storie sul lavoro per un’ora e mezza senza addormentarmi. Anche se mi calava la palpebra, sono riuscita ad annuire in modo comprensivo più volte, a emettere suoni inarticolati di assenso, a toccare la palma e a esaminare di sfuggita tutte le coppie che si baciavano.

L’Aperol ha però iniziato ad agire rapidamente, mentre le storie su colleghi bizzari e personaggi malvagi proseguivano senza sosta. Sentendo che stavo per addormentarmi, ho fatto il peggio che si potesse fare: all’improvviso mi sono “ricordata” di un importante appuntamento di lavoro, che, ovviamente, non esisteva, e sono scappata a casa.

***

3º Giorno: in un locale notturno

“Io lo so che tu sei mafia. E sai perché? Perché sei cazzutissima”, mi dice un bell’uomo sui trent’anni di origini georgiane, versandomi vino bianco nel bicchiere. Sono ormai le 6 del mattino. Io, lui, una mia amica e altre 13 persone giochiamo a “Mafia” in un caffè di Mosca. Ho raggiunto il mio obiettivo, ma cavolo, tutto è andato non secondo i piani.

Il terzo giorno, avevo deciso di mandare al diavolo tutti i gadget tecnologici e di conoscere alla vecchia maniera un uomo, in un locale notturno. Truccata, con i capelli fatti, finalmente avevo una scusa per mettermi un vestito. 

La mattina vado tutta agghindata verso l’ascensore per salire in ufficio, e fantastico di fare già lì l’incontro perfetto, ma sono accolta da un odore di medicinale e da una tosse squassante: “Vado al terzo piano. Anche se con una ragazza del genere potrei andare anche fino al sesto”, mi dice un nonnetto di almeno 75 anni in camicia inamidata, con un sorriso malizioso. Ride. Rido anch’io ma esco precipitosamente, decidendo in un istante di fare le scale.

Verso le due del mattino, io e la mia amica stiamo ballando come forsennate con la musica dei Linkin Park in un bar di Mosca. Due uomini, che si sono presentati come portoghesi (non ricordo altro di loro) ci offrono un altro giro di whisky e cola. Credo sia il quarto. La mia amica salta letteralmente di gioia e grida qualcosa. Non sento una sola parola di quello che dice, la mia testa sta iniziando a ronzare, ma attraverso la musica odo un estratto dal dialogo di quei ‘portoghesi’:

“Guarda come ballano, sono proprio delle rocker assatanate. Tu quale ti prendi? Io posso prendere anche la brunetta”, dice uno dei due in perfetto russo, cercando di afferrarmi per la vita senza chiedermelo.

Mi tiro indietro, brontolo qualcosa sul mal di testa, afferro la mano della mia amica e la trascino all’aria fresca. Ce ne andiamo e corriamo nel bar più vicino per aspettare che la metropolitana apra e per tornare un po’ sobrie. Mentre cerchiamo di riprenderci bevendo del tè verde, sentiamo urla e risate nella sala accanto. La curiosità aumenta, ed ecco che veniamo risucchiate a giocare a Mafia e siamo al tavolo da gioco ormai da ore. Quel ragazzo georgiano si prende il mio numero di telefono e la mattina dopo mi chiama per darmi appuntamento. E sì, nel gioco ero davvero la mafia. Mi ha scoperta solo nell’ultimo round.

***

4º Giorno: con un’agenzia matrimoniale

“Hai già avuto esperienze di relazione?” mi chiede un uomo grassottello di 42 anni, in giacca e cravatta. Alla mia calma risposta “Sì”, esce immediatamente di sé.

“Hai già baciato, e anche tutto il resto? Questa è una catastrofe! Tutti gli uomini vogliono solo delle vergini! Quindi, diremo agli uomini che è stato un errore di giovinezza, ma che ti sei già pentita e hai ricominciato la vita da zero”, mi spiega Sergej.

Sergej lavora per una delle principali agenzie matrimoniali. Tali agenzie godono ancora di grande successo in Russia, soprattutto tra coloro che hanno provato i metodi precedenti e non sono riusciti a trovare un compagno. I mediatori ti spiegano come compilare correttamente il profilo in Tinder, come rispondere correttamente ai messaggi degli uomini, cosa dire nel corso degli appuntamenti e anche come mandare alle lunghe queste uscite per almeno 4 mesi. Tutto questo costa almeno 54 mila rubli (695 euro). Esistono diverse tariffe: il programma più costoso costa un milione e mezzo di rubli (oltre 19 mila euro!!!). Per questo importo, ti garantiscono di portarti all’altare, e continuano a darti assistenza dopo le nozze, per migliorare le relazioni familiari, e promettono di “cambiare completamente la persona in meglio”. Il primo incontro è gratuito. E così eccomi qua.

Sergej è un sostenitore delle relazioni tradizionali, in cui l’uomo è il capo della famiglia. Secondo lui, questo modello dovrebbe essere formalmente difeso dalla legislazione della Federazione Russa. Ed è questo tipo di interazione che insegna alle sue clienti donne, che sono una fila infinita. Per mezz’ora, in un piccolo caffè di Mosca, mi spiega che quello che dice un uomo non dovrebbe mai essere messo in discussione, e che un sacco di gente non riesce a trovare l’anima gemella a causa di problemi con i genitori. Quanto a me, dice che “non sono il caso più disperato, perché sono intelligente e di faccia non sono neanche troppo male”. Dopo avermi lasciato il suo biglietto da visita e un giorno per pensarci su, Sergej mi saluta e si siede al tavolo accanto. Mentre lascio il caffè, lo sento dire a una bella donna dai capelli rossi di circa 35 anni:

“Quindi quante relazioni hai avuto? Tutti gli uomini vogliono solo vergini…”

***

5º Giorno: con lo Speed dating

“Una volta stavo tornando a casa dal lavoro di notte, e il cuore ha cominciato a battermi forte, e ho capito che se mi fossi seduto, non sarei stato più in grado di alzarmi”, mi racconta con voce monocorde un giovane magro con gli occhiali, rabboccando la tazza di tisana all’olivello spinoso. Ci sono sei ragazze e 13 ragazzi nel caffè. I ragazzi si siedono a turno con ogni ragazza. Ogni coppia ha cinque minuti per parlare, poi i ragazzi cambiano tavolo, e così via, finché non hanno parlato con tutte le ragazze. Questo è il mio primo interlocutore di oggi, e sì, per rompere il ghiaccio ha deciso di raccontarmi come è quasi morto quella volta tornando stanco dal lavoro.

“Ti è mai capitato qualcosa del genere?”, mi chiede, strabuzzando gli occhi. Cerco di far mente locale, ma ricordo solo la storia, di come un paio di anni fa sono rimasta bloccata in un cumulo di neve, senza riuscire a uscirne per circa 5 minuti.

“Cioè, se non ci fossi riuscita, avresti potuto congelare a morte e non saresti stata qui oggi?”, mi chiede il cavaliere, e ride sguaiatamente, come se avessi raccontato una barzelletta. Ho la leggera sensazione di parlare con un maniaco. Mentalmente gli do un voto totalmente negativo. Fortunatamente, il tempo sta volgendo al termine e il prossimo partner viene a sedersi vicino a me.

In circa un’ora e mezza, ho parlato con quattro programmisti informatici, un militare, un gopnik, uno studente universitario e qualcun altro che non ricordo. Già al quarto partner, ti dimentichi con chi hai parlato cinque minuti fa, al decimo, la testa comincia a farti male e sogni solo di tornare a casa.

“Mi sa che sarai stanca. Mi dispiace di essere l’ultimo, sarà difficile dire qualcosa che ti diverta”, mi dice l’ultimo partner. Bassetto, grassoccio, l’ennesimo programmista, non è proprio di mio gusto. Ma è estremamente educato. E ha occhi gentili.

In cinque minuti racconta una storia per la quale quasi piango. La scorsa settimana, è andato su Tinder, ha incontrato una ragazza, e si sono in poco tempo messi d’accordo per vedersi in un caffè. Durante l’appuntamento, la ragazza ha ordinato un caffè ed è scomparsa, e quando il ragazzo ha chiesto il conto gliene hanno portato uno enorme. Quando ha rifiutato di pagare, due ragazzi grandi e grossi sono entrati. Lo hanno trascinato in strada, picchiato e gli hanno portato via tutto quello che aveva.

“E ora sono qui. Non credo certo di trovare una ragazza, ma almeno mi distraggo un po’”, dice. Capisco che un sentimento di pietà non è il migliore in questi casi, e può sembrare ipocrita, ma è quello che provo, e per il resto dell’incontro gli tengo le mani, cercando in qualche modo di tirarlo su e di rallegrarlo. È stato l’unico “speed dater” a cui in seguito ho scritto.

***

Durante i giorni in cui ho lavorato a questo articolo ho incontrato molti uomini. Alcuni di loro erano proprio dei tamarri, e vorrei dimenticarmene rapidamente. Ma questo non significa che non meritino la loro felicità. Significa che non vanno bene per me, ma per qualcun altro, in un altro posto e in un altro momento, saranno l’ideale. E sì, in un’intera settimana lavorativa non sono riuscita a conoscere un solo ragazzo con cui mi sarebbe interessato iniziare una relazione, ma, a quanto pare, ho trovato un amico.


Perché la Russia è al tempo stesso un Paese sex-addicted e puritano? 

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