La app russa che vuole rendere le foto da remoto una realtà da professionisti

@polina_oganicheva
La necessità si è sentita durante la lunga quarantena, ma, secondo i creatori, questa tecnologia farà comodo anche in seguito, permettendo ai fotografi di realizzare progetti completi su set distanti anche migliaia di chilometri, senza alzarsi dal divano

L’orologio segna già le due del pomeriggio ma io ho ancora indosso un pigiama con gli unicorni e cerco di riprendermi, con l’aiuto della terza tazza di caffè, da una notte passata sveglia a guardare serie tv. Tiro giù un altro sorso e mi concentro sullo schermo del mio smartphone. Con me in videoconferenza c’è un ragazzo alto, dai capelli scuri e leggermente arruffati, che si dimena su una sedia. Da qualche parte dal fondo del telefono, una voce femminile si rivolge a me o a lui.

“Ehi, dovresti pettinarti!”

“Hai ragione, mi sono dimenticato, come modello non sono granché!”, dice il ragazzo, imbarazzato. Meno male! Vuol dire che non diceva a me. Tocco lo schermo e scatto qualche foto.

Funziona più o meno così un servizio fotografico attraverso la app russa “CLOS” (sistema operativo iOS) per la fotografia a distanza professionale. Il creatore dell’applicazione, Dmitrij Rollins (quello sulla sedia), è sicuro che l’applicazione rimarrà popolare anche dopo la pandemia, e in generale che le riprese a distanza siano il futuro della fotografia.

“Se l’arte può essere creata dal divano, io sono solo a favore”, penso tra me e me, mentre scatto un altro paio di foto.

La app durante l’auto-isolamento

L’idea di sviluppare CLOS è venuta a Dmitrij nel marzo 2020, quando l’intera Europa era già in auto-isolamento domestico per la pandemia di Covid-19 e i fotografi avevano appena iniziato a realizzare i primi servizi fotografici tramite FaceTime o Zoom.

“Sono il fondatore di una società di produzione, dove ritocchiamo foto per riviste e servizi fotografici. Uno degli amici fotografi ci ha posto una domanda: come realizzare fotografia da remoto senza perdere qualità e senza rumore dell’immagine? E lì ci siamo resi conto che una soluzione del genere era proprio quello che mancava sul mercato”, afferma Dmitrij.

Abbiamo impiegato due mesi per sviluppare la app. Oltre a Dmitrij Rollins, hanno lavorato a CLOS il programmatore Dmitrij Ponamarev e il designer Dmitrij Gavrikov.

CLOS è stata lanciata il 9 maggio 2020. L’applicazione consente di scattare foto alla risoluzione di 4032 × 3024 pixel e video di 3840 × 2160 pixel in formato 4K.

“Ogni foto pesa 4-5 MB e viene salvata sullo smartphone del modello e in futuro verrà caricata automaticamente sul cloud in modo che tutti i partecipanti allo scatto possano selezionare immediatamente i fotogrammi giusti e monitorare il processo di scatto”, spiega Rollins.

“In generale, CLOS e applicazioni simili saranno in grado di far sviluppare un nuovo tipo di set fotografici. Con esse, si può scattare non solo a casa, ma anche andare fuori, realizzando idee creative fuori dall’appartamento. Non stiamo parlando di un’applicazione buona solo in quarantena, stiamo parlando di una app che è apparsa durante la quarantena, ma risolve altri problemi che esistevano già prima”, afferma Dmitrij.

Secondo lui, i fotografi professionisti viaggiano spesso in diverse città e spendono molti soldi spostandosi per pochi scatti. Ora, con la app, per scattare foto a New York, non sarà necessario spendere soldi per voli e hotel: puoi trovare una modella a New York, metterti d’accordo e organizzare le riprese attraverso l’applicazione senza uscire di casa, spiega Rollins.

In questo modo, i fotografi saranno in grado di lavorare a diverse riprese in luoghi diversi in un solo giorno. Questo consentirà inoltre di praticare la fotografia a coloro che, a causa di disabilità o altri motivi, non possono lasciare l’appartamento o la loro città.

Quattro regole che ho appreso

Per provare l’applicazione, ci siamo accordati su un esperimento: sarò io ad agire come fotografa da remoto e Dmitrij Rollins sarà il mio modello. Durante la sessione fotografica, ho capito quattro cose che mi sento di dare come consigli ai fotografi da remoto.

Al momento dell’avvio, l’applicazione mi offre di creare una “stanza”, cioè una videochiamata. Oltre al modello, posso invitare altre due persone allo “shooting”, ad esempio uno specialista dell’illuminazione o uno stylist. La “stanza” imita una delle tante app fotocamera, anche se senza fronzoli: l’interfaccia include solo i pulsanti di scatto, le icone di salvataggio della cornice e il passaggio dalla fotocamera principale a quella per i selfie.

Come location, Dmitrij mi offre un piedistallo vintage e diversi ritratti. Su quello sfondo riesco a immaginarmici una ragazza con un abito e un cappello vintage, ma non questo ragazzo nerboruto. Quindi la prima morale della favola è che bisogna discutere sempre in anticipo della location e dell’aspetto esteriore del modello.

Scopro poi che spiegare al modello le pose che vuoi è più difficile che mostrargliele dal vivo. La fotocamera è sul pavimento a pochi metri dal modello, lui siede perplesso sul pavimento freddo e dall’altra estremità della stanza sente a malapena le mie indicazioni:

“Allunga la gamba… e l’altra! Piega la gamba, no, non quella! Appoggiati sulle braccia, come se fossi tutto rilassato e…”

Qui ho dovuto imparare la seconda regola: l’importanza di trovare un linguaggio comune con il modello. E il più rapidamente possibile, prima che le riprese non finiscano in malora. E allo stesso tempo chiedere di spostarsi più lentamente, poiché la comunicazione video è leggermente più lenta e non ti consente di vedere tutti i movimenti in tempo reale.

Abbiamo finito di torturare quel maledetto piedistallo e siamo persino riusciti a fare delle pose davanti allo specchio, quando mi è venuto in mente che volevo che il mio modello guardasse pensieroso fuori dalla finestra!

Visto che il modello ha un bellissimo profilo, ho scattato 20-30 foto.

“A proposito, nell’applicazione è anche possibile modificare l’esposizione”, mi dice Dmitrij.

Guardo e noto la finestra sovraesposta, mentre di Dmitrij si riconosce appena la silhouette.

Regola numero tre: stupida, guarda la luce!”, mi rimprovero e continuo a scattare.

Dopo 20 minuti di riprese, la situazione è questa: la ragazza di Dmitrij è stanca di reggere lo specchio, Dmitrij stesso si è visibilmente stufato di riposizionare il telefono in giro per la stanza e io  ho fatto circa 200 foto. È vero, molte si sono rivelate sfocate a causa della qualità della comunicazione video, che a volte lasciava molto a desiderare. Quindi è diventato chiaro il punto numero quattro: scattate il maggior numero possibile di foto, come nella modalità a raffica (burst): tra le tante sicuramente ci sarà qualcosa di buono da scegliere. Oppure migliorate la qualità di Internet a casa.

Non sono riuscita a fare niente di geniale, senza preparazione e con 20 minuti di tempo a disposizione. Tuttavia, il lavoro di alcuni fotografi professionisti realizzato con l’aiuto di CLOS, mi fa più che altro dubitare delle mie capacità.

“I fotografi di tutto il mondo saranno in grado di competere tra loro in egual misura, perché il fattore decisivo non sarà l’opportunità di andare in una location meravigliosa, ma la capacità di costruire correttamente l’inquadratura, le capacità e il talento del fotografo stesso. E così la concorrenza sarà più onesta”, conclude Dmitrij.


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