Vincenzo, campione del mondo di pizza napoletana, racconta la sua vita a Mosca

Il giovane pizzaiolo di Eataly è in Russia da sei anni. “A Mosca tantissime opportunità. Non bisogna lasciarsi abbattere dal clima rigido e dalle differenze. La pandemia? Un’occasione per avviare nuovi progetti”. E presenta il suo canale YouTube pensato per i russi (ma non solo), dove si possono trovare tante ricette

C’è chi è pronto a scommettere che la pizza più buona di tutta Mosca la si possa ordinare all’ultimo piano di un moderno centro commerciale vicino alla stazione Kievskaya. E come dargli torto: a prepararla è Vincenzo Palermo, 28 anni, campione mondiale di Pizza Napoletana nel 2018. È lui che sforna la pizza di Eataly, il polo gastronomico di Oscar Farinetti, inaugurato in Russia tre anni fa e adesso - come tutti - temporaneamente chiuso al pubblico per la pandemia. L'anno scorso la sua pizzeria è stata inserita nella lista delle 50 migliori d'Europa.

Vincenzo, cosa ti ha spinto a trasferirti a Mosca? 

La decisione è stata presa dopo un bellissimo viaggio di piacere trascorso nella suggestiva capitale russa, che ha rappresentato il trampolino di lancio della mia carriera nel settore della ristorazione. Il tutto è avvenuto circa sei anni fa: avevo tanta voglia di fare esperienza e di coltivare a pieno la mia passione per “l'arte bianca”, e dopo una breve parentesi a Roma ho deciso di trasferirmi qui, affascinato da questa bellissima città. 

Com'è la vita nella capitale russa?

Mosca rappresenta una metropoli estremamente diversa dal paesino da cui provengo, Gravina in Puglia (in provincia di Bari). Mi ha affascinato fin da subito, non solo per la sua bellezza architettonica, ma anche per l'efficacia di tutti i suoi servizi. Basti guardare il settore dei trasporti, in particolare la metro, fiore all’occhiello della metropoli, che utilizzo quotidianamente per andare al lavoro: la sotterranea di Mosca non solo è velocissima e puntuale, ma anche affascinante nella sua maestosa architettura.

Quali sono state le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare per adattarti alla realtà russa? 

Adattarsi alla realtà russa per un italiano - soprattutto per un “Made in Sud” come me - è stato sicuramente difficile, in particolare per il clima… E lo è tuttora. Abituarsi a un clima rigido, senza calore e soprattutto senza il mio amato sole, ha rappresentato lo scoglio più difficile. Fatico ancora adesso ad abituarmici: ci sono intere settimane, addirittura mesi, con il cielo perennemente coperto. E talvolta capita che ci si emozioni semplicemente guardando il sole spuntare dopo lunghe settimane di grigiore. 

Inoltre, con l'embargo ho dovuto rivedere le mie abitudini alimentari, rinunciando ad alcuni cibi italiani per me fondamentali e qui difficili da reperire.

Com'è lavorare con i clienti russi? Come percepiscono la cucina italiana? 

I russi mi sono sembrati fin da subito molto affezionati e attratti dalla cultura italiana a 360 gradi: un amore che si nota anche e soprattutto in cucina. La clientela di Mosca adora i profumi e i sapori dell’Italia racchiusi nella pizza napoletana che serviamo nella nostra pizzeria. 

Certo, in questi anni di lavoro in Russia non sono mancate alcune richieste bizzarre, avanzate soprattutto da quei clienti che non conoscono a fondo la vera tradizione italiana e la mescolano con sapori prettamente russi. Ad esempio, capita che i clienti chiedano se nell’impasto della pizza napoletana siano presenti ingredienti per noi inusuali, come uova, maionese e pepe. Domande che spiazzano un pizzaiolo italiano!

Con la pandemia in corso ti sei dato al formato online: raccontaci i tuoi nuovi progetti…

Se da un lato la pandemia ha sconvolto la nostra quotidianità, dall’altro sta offrendo un’interessante opportunità da cogliere: mi riferisco alla comunicazione attraverso un linguaggio nuovo, quello del web; un’attività che va ben oltre l’infornare una pizza, ma che ci permette di arrivare a un pubblico più ampio, consentendogli di sperimentare con le proprie mani la creazione di un prodotto speciale come la pizza, che spesso viene dato per scontato. In questo contesto, internet funge da collante con tutto il mondo. È per questo che qualche settimana fa ho lanciato il mio canale YouTube, con l’obiettivo di creare contenuti accessibili a tutti, condividendo con i miei follower delle ottime ricette italiane, riproducibili facilmente a casa, nel calore della propria famiglia. Le mie video-ricette sono rivolte non solo al pubblico italiano, ma anche a quello russo, a cui sono particolarmente affezionato; grazie ai sottotitoli, presenti in ogni video, anche i russi potranno seguire e godersi le mie ricette.

Come cambierà il mondo della ristorazione dopo la pandemia?

Ci saranno grossi cambiamenti derivanti da un diverso approccio alla vita quotidiana in generale. Quali saranno di preciso questi cambiamenti, lo scopriremo insieme… Ma sono sicuro che riusciremo ad affrontare questa nuova sfida e a uscirne più forti di prima. 

Su una cosa non ci sono dubbi: quello della ristorazione è uno dei settori più colpiti; al momento il livello di contagi in Russia è ancora critico, perciò non ci sono direttive precise in merito alla cosiddetta fase 2; confrontandomi con alcuni amici e colleghi in Italia e nel resto del mondo, sono portato a pensare che le cose seguiranno lo stesso corso anche qui. Credo che i ristoranti accuseranno la crisi per diversi mesi, perché all’inizio i clienti saranno spaventati e preferiranno cucinare a casa, affidandosi talvolta ai servizi da asporto e alle consegne a domicilio. 

Il mio augurio è senz'altro quello di tornare presto alla normalità... ma penso che la strada sia ancora molto lunga.

Cosa diresti a una persona che sogna di trasferirsi a Mosca?

Le direi di cogliere tutte le opportunità che questa grande città può offrire, interpretando le differenze come un’occasione di crescita. Le direi di non rinunciare mai ai propri sogni e di credere in sé stessi… sempre! Sicuramente ci saranno degli ostacoli da superare, delle difficoltà da affrontare, soprattutto nel primo periodo, ma una volta incamminati, Mosca aprirà le porte con le sue mille opportunità, rivelandosi un trampolino di lancio per i propri sogni.

Come stai vivendo lì l'emergenza coronavirus?

Sono in lockdown da fine marzo e mi sto impegnando al massimo per rispettare tutte le regole e le misure di sicurezza, riducendo le uscite solo per motivi strettamente necessari. Sembra quasi di essere chiusi in una bolla... con la speranza che possa “scoppiare” al più presto permettendoci di tornare ad abbracciarci. 



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