Come vivono e come vivevano cento anni fa i piccoli popoli indigeni della Russia? Le foto

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ANNA SOROKINA
Contano ognuno da poche centinaia a meno di 50 mila persone. Mantengono alcune tradizioni, ma in parte hanno dimenticato la lingua. Ecco un confronto fotografico tra gli inizi del Novecento e i nostri giorni

Le “piccole nazioni” (“Malye narody”) in Russia sono quelle etnie il cui numero non supera le 50 mila persone. Ufficialmente la denominazione è “Коренные малочисленные народы” (“Korennye malochislennye narody”; “Popoli indigeni poco numerosi”), e se ne contano 47 sulle 190 etnie che costituiscono la popolazione della Federazione Russa. Vivono in gran parte nel Nord, in Siberia e nell’Estremo Oriente, ma ce ne sono anche sugli Urali e al confine con l’Estonia. Ma sono in grado di mantenere la loro cultura nel contesto della globalizzazione?

Нивхи – Nivkhi o Ghiliachi

Gli abitanti indigeni dell’isola di Sakhalin sono ritenuti la popolazione più misteriosa del mondo: hanno vissuto a lungo in isolamento, la loro origine non è ancora stata stabilita e la loro lingua è diversa da qualsiasi altra. Oggi in Russia ci sono circa 4.500 Nivkhi e diversi di loro parlano sia la propria lingua che il russo.

Ительмены – Itelmeni o Camciadali

Gli abitanti della parte occidentale della Kamchatka pescano da secoli e adorano gli spiriti della natura, nonostante siano stati convertiti all’ortodossia nel XVIII secolo. Ovviamente è ancora diffuso lo sciamanesimo. Tra gli Itelmeni, a svolgere il ruolo di sciamano sono di solito le donne. In totale, circa 3.000 Itelmeni vivono in Russia, con la maggioranza nel Circondario dei Coriacchi, una suddivisione amministrativa del Territorio della Kamchatka. Solo le generazioni più anziane considerano l’itelmeno la loro madrelingua, sebbene sia insegnata a scuola e vengano pubblicati dei giornali locali. Come nomi di persona usano di solito quelli russi.

Нагайбаки – Nağaybäk o Cosacchi tatari

Lo sapevate che negli Urali, nella regione di Cheljabinsk, ci sono diversi villaggi con nomi europei? Parizh (Parigi), Berlin (Berlino), Lejptsig (Lipsia) e il centro distrettuale di Fershampenuaz (Fère-Champenoise). Prendono il nome dalle vittorie nella guerra contro Napoleone, conseguite anche grazie ai cosacchi locali, i Nağaybäk, tatari convertiti all’ortodossia, che parlano un dialetto della lingua tatara. Oggi vivono, per la maggior parte, in questi luoghi. In totale sono circa 10 mila.

Ненцы – Nenezi o Nenci o Nenets

La più grande di tutte le piccole nazioni della Russia è dispersa sull’enorme territorio che va dalla penisola di Kola alla penisola di Taimyr. I nenezi sono circa 45 mila (a volte sono chiamati Samoiedi, termine però che si riferisce a un gruppo più vasto di etnie e di lingue). Sono impegnati nell’allevamento delle renne e sono lieti di invitare tutti a conoscere la loro cultura presso il Centro per il turismo artico di Narjan-Mar, il capoluogo del Circondario autonomo dei Nenets (compreso nella Regione di Arcangelo). Il cane samoiedo, bianco, soffice e allegro, è sempre stato e rimane il compagno principale dei nenezi, e riscalda bambini nel chum, la tenda tipica.

Сету – Setos o Setoq o Setu

La maggior parte di questa popolazione di circa 10.000 persone vive nel territorio dell’attuale Estonia e in Russia ne rimangono solo 300 nella città di Pechory, nella Regione di Pskov. I setos credono che imprecare attiri gli spiriti maligni e quindi nella loro lingua non ci sono parolacce. A differenza degli estoni, luterani, i setos di entrambi i Paesi sono ortodossi, tuttavia hanno parzialmente preservato le tradizioni pagane, motivo per cui sono stati in passato chiamati “poluvertsy” (“mezzi credenti”) in Russia. Oggi i setos della Regione di Pskov parlano russo e hanno nomi russi, tuttavia organizzano spesso festival etnoculturali nella loro zona.

Удэгейцы – Udege o Udihe

Gli indigeni del Territorio del Litorale vivono compatti in diversi villaggi nel nord della regione, e il centro della loro cultura è il villaggio di Krasnyj Jar, nel territorio del Parco Nazionale di Bikin. Delle 1.500 persone che si definiscono Udege, poco meno di cento parlano la lingua dei loro antenati. Allo stesso tempo, il popolo Udege ha mantenuto la fede negli spiriti della natura e nel potere degli sciamani. Credono di provenire da una tigre.

Эвены – Eveni o Lamuti

Popolazione indigena della Jakuzia e della Kamchatka, nella vecchia letteratura vengono chiamati “Lamuti”, che significa “popolo del mare”. Tradizionalmente si dedicano alla pesca e all’allevamento delle renne e ricevono i loro primi esemplari alla nascita. Quelle renne sono considerate fin dall’inizio di proprietà del bambino, e per le ragazze fungeranno anche da dote. Gli eveni conducono ancora uno stile di vita nomade e adorano gli spiriti della natura. Circa 20 mila rappresentanti di questo popolo vivono in Russia.

Чукчи – Ciukci

Delle 16 mila persone che compongono questo popolo, 13 mila vivono in Chukotka, e il resto in Kamchatka, in Jakuzia e nella Regione di Magadan. In precedenza, erano considerati un popolo insolitamente bellicoso, che di tanto in tanto attaccava i vicini: Itelmeni, Jukaghiri, Coriacchi, catturando i loro cervi. Un’arma particolarmente pericolosa nelle loro mani erano arco e freccia (a proposito, durante la Grande Guerra Patriottica, la Seconda guerra mondiale, molti Ciukci divennero famosi come eccellenti cecchini). Oggi, la maggior parte dei Ciukci è impegnata nell’allevamento pacifico delle renne e caccia solo trichechi.

Ханты – Ostiachi o Khanty o Chande o Kantek

Il nome di questo popolo deriva dalla parola “uomo”; “persona”. Dei 30 mila esponenti di questa etnia, due terzi vivono nel Circondario autonomo degli Khanty-Mansi-Jugra, all’interno della Regione di Tjumen, nella Siberia occidentale, conservando la loro cultura, la fede (sciamanesimo) e la lingua. È consuetudine che i cacciatori ostiachi abbiano due case: una permanente e l’altra portatile, una yurta. Quella permanente non è diversa dalle normali case dei villaggi russi.

Манси – Mansi o Voguli

Sono i parenti più stretti degli ostiachi e vivono accanto a loro. Hanno una propria lingua, ma su 12 mila Mansi, più della metà parla russo. A proposito, anche il loro nome deriva dalla parola “uomo”, “persona”. Inoltre, sia la lingua ostiaca che quella vogula sono legate all’ungherese (appartengono infatti al gruppo obugrico, che fa parte delle lingue ugrofinniche). A differenza degli ostiachi, molti mansi sono pastori nomadi di renne. Le due popolazioni hanno diversi luoghi di insediamento: gli ostiachi preferiscono la foresta e i mansi la tundra.


Tre popoli indigeni della Russia che continuano a vivere come i loro antenati