Coronavirus: un fotografo russo ora scatta solo a distanza di sicurezza, metro alla mano

Aleksandr Chernov
Come rispettare le norme sanitarie per il contenimento del Covid-19 senza rinunciare alla creatività e a un minimo di socializzazione? Ecco un esempio

Aleksandr Chernov, un fotografo di San Pietroburgo, vive auto-isolato con la sua famiglia  già da tre settimane, ben prima cioè che, il 30 marzo, diventasse obbligatorio non uscire di casa, se non per strette necessità. Lui già da prima evitava i luoghi pubblici affollati, aveva smesso di andare in visita ai parenti e di ricevere ospiti.

“A un certo punto, già prima del lockdown completo, le quattro mura hanno come iniziato a soffocarmi, e mi sono reso conto che avevo bisogno di una qualche attività creativa che mi permettesse di comunicare. Così mi è venuta l’idea di questo progetto, e ho scattato principalmente foto ad amici e conoscenti”, racconta Chernov.

Dopo gli scatti, le persone gli hanno raccontato come il coronavirus stesse loro cambiando vita, quello che temevano di più, e quale sarà la prima cosa che faranno quando sarà possibile tornare al modo di vivere consueto.

“Mi sembra che questo progetto abbia un forte aspetto psicoterapeutico. Per i soggetti delle foto, questa è un’opportunità per tirare fuori quello che pensano, ed esplicitare tutte le loro preoccupazioni. Per chi legge i testi con queste testimonianze, è un’opportunità per vedere che tutti abbiamo problemi comuni, che la situazione è difficile per tutti. E poi che c’è chi continua a guardare il mondo con speranza e a trovare il positivo anche nelle nuove condizioni. Per me, il mio progetto è stata una realizzazione creativa, e l’opportunità di vedere gli amici (seppur a distanza di sicurezza) prima dell’auto-isolamento completo imposto il 30 marzo, ha spiegato Chernov.

Olga, impiegata un’importante centro espositivo

“Lavoro al Maneggio [edificio storico nel centro di San Pietroburgo, ora sede di mostre temporanee, ndr]. La nostra sala esposizioni è stato chiusa ai visitatori [il 18 marzo]. E non ci sono assolutamente informazioni su quando potremo riaprire. Penso che nessuno lo sappia ora.

Di solito trascorrevo più tempo fuori casa: lavoro, incontri con gli amici, viaggi per mostre e altre delizie. Ora sono felice di scoprire che mi piace stare a casa circondata dalle mie piante, accendere candele, incenso e lampadine multicolori. Guardo trasmissioni dall’Opera di Vienna, leggo un libro sull’India e rivedo ‘X-Files’. Non so quanto durerà, ma finora non ci sono problemi.

Ho solo paura dell’incertezza. Vorrei che qualcuno mi spiegasse chiaramente le cose e mi calmasse. Non voglio cambiamenti in futuro. Sono preoccupata per le persone a me vicine. E sogno, quando tutto sarà finito, di andare a Budapest, visitare l’India e tornare di nuovo a Istanbul. E sono contenta che per questo progetto abbia potuto truccarmi con i brillantini: ora ci sono così poche opportunità per farlo.”

Anton, fotografo

“Lavoro come fotografo di interni. Tra gennaio e febbraio c’era stato il solito calo stagionale. Ma mi aspettavo che a marzo e aprile avrei come sempre recuperato… E invece tutti i progetti sono congelati e vorrei quasi trovarmi un lavoretto come rider nelle consegne a domicilio in bicicletta.

Soprattutto, temo che se si arriverà a una guerra per bande sulle rovine della società moderna, la mia si chiamerà “pony rosa dell’apocalisse”. Mi pare che possa andare.

Non ho idea di cosa accadrà tra sei mesi e se potrò continuare a fare ciò che amo. Sinceramente non voglio sprecare energie a pensarci.

A maggio, avevo in programma un tour in bicicletta nella regione di Kaliningrad. La data probabilmente andrà spostata, ma la voglia è intatta.”

Stepan, barman

“Ora la situazione è tale che ogni giorno non sai cosa accadrà domani e non sai se domani avrai ancora un lavoro. Né cosa ci sarà dopo la quarantena. Se il bar chiude, potrà riaprire? E cosa accadrà alle nostre abitudini e alle passioni del tempo libero?

Ogni giorno cerchi di fare economia. Ti lavi le mani, provi a non toccare nulla, e al lavoro devi pulire tutto per molto tempo. Non stringere la mano a nessuno e non abbracciarti, e cercare di non infastidirti quando qualcuno scherza su un simile comportamento. È difficile ricordare sempre di stare attento a non infettarti accidentalmente. Più volte al giorno l’opinione sulla situazione cambia, e questo è stancante.

Quello che mi spaventa è che non finisca mai e che sarà necessario lottare per l’esistenza due volte più duramente e con meno opportunità di adesso, perché dovremo stare chiusi in casa e saremo sempre a rischio di ammalarci o infettarci. E che tutte le cose buone cesseranno di esistere, tra cui scienza, carità, qualsiasi tipo di politica, business e tutti i processi complessi.

È difficile immaginare il futuro. Spero per il meglio.

Quando i confini si apriranno, vorrei andare almeno in Finlandia. E voglio andare a un mare caldo.”

Katerina, regista e modella

“Prima della pandemia, lavoravo a progetti come regista e giravo video. Portavo i bambini all’asilo, passeggiavamo con gli amici, andavamo a teatro, al cinema, al ristorante. I bambini non vanno all’asilo da più di un mese: prima a causa di una lunga malattia e ora a causa della pandemia.

Ora ho annullato, posticipato o congelato la maggior parte dei progetti, inclusa la possibilità di lavorare all’estero con un ottimo contratto. Oggi, per esempio, sarei dovuta essere per lavoro a Bordeaux. Ma tutto è andato storto e mi sembra che questo sia necessario per qualcosa. È un momento unico, spaventoso e interessante allo stesso tempo; un vero film.

La cosa più difficile è lavorare e rilassarsi quando si è ininterrottamente con i bambini. I giorni sono disegnati come un lungo gioco dell’oca senza numeri e frecce; tutti i bordi si confondono, e non c’è modo di staccare un po’ la spina. Abbiamo smesso di uscire senza un buon motivo, ho smesso di chiamare le baby sitter. Non è facile.

Fa paura l’ignoto e la mancanza di date certe. Non è chiaro quando questa storia finirà, né se ci sarà l’happy end.

Amo la Francia e voglio andare in Spagna, quindi quando potrò, volerò a Parigi, per mostrare a mio figlio la Torre Eiffel, e a Étretat, per bermi un bel sidro normanno sul Canale della Manica, e a Barcellona, perché lo desidero da tanto tempo. E a Bordeaux, se finalmente ci riuscirò, a bere… del Bordeaux.”


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