Diario lunare №5: l’esperimento della privazione del sonno. Ecco le mie 36 ore senza dormire

Ufficio stampa
Anastasia Stepanova è uno dei membri di una speciale spedizione sulla Luna: un esperimento di simulazione del volo nello Spazio che si svolge per mesi in una struttura nel centro di Mosca. Qui ci racconta due delle giornate più estreme dei test

Due mesi dopo l’inizio del test di isolamento SIRIUS-19, è arrivato il giorno X per noi cavie/ricercatori: era il momento di “volare sulla Luna”, seppur rimanendo nel centro di Mosca. È stato anche il giorno in cui abbiamo dovuto subire la privazione del sonno. Gli scienziati dell’Istituto dei Problemi biomedici di Mosca dell’Accademia Russa delle Scienze ci hanno ricordato, con un sorriso di comprensione, di questa importante parte dell’esperimento.

La privazione del sonno serve a testare le prestazioni, l’umore e il benessere dell’equipaggio se non dorme per 36 ore (il numero di ore può variare). Durante queste ore, abbiamo dovuto fare molte analisi sui nostri ormoni dello stress, nonché test cognitivi, e prendere parte ad altre ricerche usando tecniche psicofisiologiche.

Una lunga giornata

La mattinata è iniziata con le analisi del sangue, sia in vena che da un dito, nonché con il prelievo di campioni di saliva e urina. Ci hanno poi fatto un elettrocardiogramma, ci hanno misurato la pressione sanguigna e il polso e sottoposto a test cognitivi. Dopo la colazione, abbiamo fatto esercizi e allenamenti sui tapis roulant. Il che è continuato fino all’ora di cena!

La sera è arrivata la parte divertente: abbiamo dovuto indossare una cannula nasale e circa 12 sensori su testa, collo, torace, gambe e dita. È stato l’inizio di un monitoraggio di 16 ore dei dati fisiologici del nostro sistema cardiorespiratorio durante il sonno e la veglia, utilizzando il dispositivo portatile SOMNOtouch Resp (un poligrafo). Di solito, iniziamo la procedura prima di andare a letto ma, quel giorno, è stato tutto diverso.

Dovevamo rimanere svegli e fare esperimenti mentre eravamo attaccati ai sensori e ai fili che continuavano a scivolare via e a impigliarsi negli oggetti attorno a noi. A un certo punto, quando sono passata davanti a uno specchio, sono stato sorpresa dal mio aspetto, tutta intrecciata nei cavi, mi sono sentita una extraterreste.

A mezzanotte, “ha attraccato” alla nostra “stazione spaziale” un modulo di rifornimento con cibo, attrezzature aggiuntive e pacchi dei parenti sulla Terra. Lo scarico ha richiesto diverse ore, seguito da alcuni ricercatori che guidavano un finto rover lunare e eseguivano attracchi virtuali con l’astronave.

Test infiniti

La tentazione di fare un pisolino durante una finestra libera nel programma (tra le quattro e le sei del mattino) è stata grande. Ma ho resistito e ho deciso che un po’ di attività fisica mi avrebbe aiutata a passare meglio il tempo. Insieme all’ingegnere di volo Daria Zhidova abbiamo iniziato a sistemare il carico consegnato, disponendo tutto sugli scaffali e inserendo gli articoli nel database. Tutto ciò ha avuto luogo con l’accompagnamento di musica e danze, il che ci ha aiutato a mantenerci di ottimo umore. Di conseguenza, il tempo è passato rapidamente.

Alle 6 del mattino, abbiamo iniziato le procedure americane: test cognitivi monotoni, in cui devi continuare a premere lo stesso pulsante per 10 minuti. A un certo punto, mi sono appisolata. Mi sembrava di aver dormito anni, ma, secondo il sensore, si era trattato solo di due secondi. Non è successo di nuovo, ma è stata una strana sensazione. Nel complesso, il test è stato ripetuto sette volte durante l’intero periodo di privazione del sonno. Un’eccellente prova di pazienza.

Dopo le 6 del mattino, abbiamo dovuto fornire nuovamente campioni di sangue, saliva e urina. Finalmente è arrivato il momento della nostra tanto attesa colazione. Mentre di solito dopo la notte non si ha gran voglia di mangiare, stavolta stavamo morendo di fame, dopo quella costante attività fisica e mentale. Tra le 22 e le 8, gli snack non erano ammessi, poiché avrebbero potuto influire sui risultati delle analisi. Per 36 ore non ci è stato permesso di bere bevande contenenti caffeina, quindi non vedevamo l’ora che arrivasse la colazione con una bella tazza di caffè fumante!

Successivamente, il programma includeva alcune procedure tedesche, durante le quali si doveva indossare un casco per l’elettroencefalogramma con una grande quantità di gel, risolvere equazioni e reagire a fotografie tenere e commoventi o disgustose e crudeli.

Quindi, di nuovo a correre! Nonostante il fatto che l’allenamento sul tapis roulant non fosse incluso nel mio programma di attività, e che solo il comandante, l’ingegnere di volo e il ricercatore №1 dovessero farlo, ho deciso di testare anch’io la mia resistenza e di vedere come una notte insonne  influenzi la qualità di la mia corsa. Inoltre, il premio per l’intero esperimento è stato una doccia (che, di regola, ci è permesso fare solo una volta ogni 10 giorni). Abbiamo corso tutti come facciamo di solito.

Un altro test di privazione del sonno

Il secondo test di privazione del sonno è avvenuto all’inizio del quarto mese del nostro isolamento. Questa volta, di notte non c’erano mezzi di approvvigionamento da scaricare, ma, ancora una volta, abbiamo dovuto indossare cannule nasali e 12 sensori che coprivano tutto il corpo, e fornire campioni di sangue, urina e saliva.

Durante questa privazione del sonno, gli scienziati hanno voluto monitorarci mentre svolgevamo compiti monotoni e provocare una reazione allo stress. Gli psicologi hanno cercato di provocare una reazione rivolgendosi deliberatamente a ciascun membro dell’equipaggio con qualche lamentela, sottolineando i nostri errori e come eravamo trasandati. Ma dal momento che il test ha avuto luogo durante la nostra trentesima ora senza dormire, nulla poteva più ferire i nostri sentimenti. Alla domanda “Perché ha un aspetto così derelitto?”, non mi sono né sorpresa né offesa, e ho semplicemente ribattuto, con una risata, “probabilmente perché non dormo da molto tempo”, pensando, mentre lo dicevo, che quella risposta era proprio scontata. 

I risultati dell’esperimento

L’essere umano è una creatura resistente e, alla fine, restare 36 ore senza dormire non è stata una prova così difficile. Avevo trovato molto più difficile fare uno figura rispettabile nel test della camera di isolamento insonorizzato per aspiranti cosmonauti, la temibile “surdokamera”. Il candidato deve rimanerci per circa tre giorni e mezzo, tutto solo e in completo silenzio.

Mentre sei dentro, a parte il fatto che non riesci a dormire, devi svolgere compiti facili, principalmente relativi alla psicologia cognitiva. Ad esempio, devi scrivere un saggio su un determinato argomento. Leggendo quello che scrivi, possono valutare la stabilità mentale del candidato.

Come tentazione, c’è sempre un letto nella camera, ma è meglio non sedercisi nemmeno. Non ti è permesso dormire: non appena chiudi gli occhi, si accende una lampada e si attiva un allarme acutissimo. Psicologi e medici monitorano costantemente il tuo comportamento ed esprimono il loro verdetto alla fine dell’esperimento di prova.

Molti aspiranti cosmonauti sono stati eliminati in questa fase, ad esempio perché hanno iniziato a parlare da soli o a scacciarsi di dosso degli scarafaggi immaginari. Ma durante i nostri esperimenti di prova, nessuno dei membri dell’equipaggio SIRIUS ha immaginato di vedere scarafaggi o sentire voci, ecc. Il segreto di un test di successo durante le notti insonni sta dentro di noi.

Noi eravamo sei ricercatori che si sostenevano a vicenda, pronti in qualsiasi momento ad aiutarsi l’un l’altro, a rallegrarci o semplicemente starci ad ascoltare. Quella forza che ti consente di superare molte ore senza sonno né cibo, mentre sei sottoposto a una costante pressione mentale e fisica, non ci ha mai abbandonati.

Ecco le altre puntate del Diario Lunare di Anastasia:

№1: come ci si prepara a restare quattro mesi in orbita 

№2: Perché ci sono ancora così poche donne astronauta?

№ 3: come ho imparato ad amare il terribile tapis roulant magnetico 

№ 4: ecco com’è la stazione spaziale per le esercitazioni nel centro di Mosca 

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