Clima: Ksenia e gli altri, ecco chi sono i (pochi) giovani russi che lottano in difesa del Pianeta

Greta Thunberg

Greta Thunberg

AP
Il movimento Fridays for Future, lanciato dall’attivista Greta Thunberg, sta lentamente contagiando anche la scettica Russia. Abbiamo parlato con i ragazzi che ogni giorno si battono per accendere i riflettori sul problema del cambiamento climatico, sfidando il silenzio della stampa e il timore delle manifestazioni

Arshak Makichyan è un violinista di 25 anni, diplomatosi da poco al prestigioso Conservatorio di Stato di Mosca. Ma Arshak non è solo un musicista: è un convinto attivista, consapevole di non poter salvare il mondo con il solo aiuto del suo violino. 

Lo scorso weekend il giovane ha proclamato l’ennesimo sciopero (il 28esimo di fila) per chiedere un intervento urgente contro il cambiamento climatico: ogni venerdì, dopo il Global Climate Strike for Future - gli scioperi globali avviati dai ragazzi per ricordare agli adulti la necessità di agire subito contro i cambiamenti climatici -, Arshak organizza un picchetto in solitaria in Piazza Pushkin a Mosca. 

Nel primo giorno della Global Week for Future (20-27 settembre 2019), nelle piazze di 150 paesi sono scesi 4 milioni di persone per dire “basta” all’indifferenza della politica. Uno dei movimenti chiave di questo sciopero è il Venerdì per il Futuro, noto anche come Sciopero scolastico per il clima, ispirato alle proteste solitarie di Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese. 

Sull’onda di queste manifestazioni, gli studenti di tutto il mondo sono scesi in strada per chiedere il 100% di energia pulita e lo stop al fossile. 

Arshak Makichyan

E mentre i giovani di tutto il mondo si mobilitano accogliendo l’invito di Greta, a San Pietroburgo sono scesi in piazza solamente un centinaio di ragazzi; ancor meno a Mosca e a Novosibirsk, dove i manifestanti sono stati meno di una quarantina, secondo Konstantin Fomin, addetto stampa di Greenpeace Russia. 

E anche se i numeri sono scoraggianti, oggi Arshak Makichyan si sente meno solo. Makichyan è già stato ribattezzato la Greta Thunberg della Russia: è stato lui, infatti, a ispirare i ragazzi di Irkutsk, Kaliningrad, Kursk, Novosibirsk, Nizhny Novgorod, Sochi e di altre città russe a scendere in strada per chiedere un futuro pulito, sicuro e abitabile.

La Russia e quella lotta per rompere il silenzio

“Il problema principale in Russia sta nel fatto che la stampa riporta ben poche informazioni sui cambiamenti climatici e sui movimenti giovanili che si battono per il nostro futuro come Extinction Rebellion e FridaysForFuture”, spiega Arshak a Russia Beyond

Irina Kozlovskikh, specialista del progetto Zero Waste (rifiuti zero) di Greenpeace Russia, ritiene che uno dei maggiori ostacoli alla diffusione di questo movimento nel paese sia rappresentato dalla mancanza di informazioni sulle cause e sugli effetti del riscaldamento globale.

“Secondo recenti studi, tra le maggiori preoccupazioni dei russi ci sono anche i problemi ecologici - racconta Irina -. Ma per la maggior parte dei cittadini, questi problemi si limitano alle discariche e alla qualità dell’aria... In alcune zone del paese la gente è molto preoccupata per la costruzione di nuovi inceneritori. Purtroppo il cambiamento climatico continua a essere un concetto ancora molto astratto e le sue conseguenze sono difficili da misurare nella vita di tutti i giorni. Quando la gente in Russia sente la frase ‘catastrofe ecologica’ immagina tornado, tifoni, incendi boschivi e così via. Non si rende conto che il cambiamento climatico è un processo che sta avvenendo gradualmente, le conseguenze si vedono con il passare del tempo... e nonostante questo, non si sta facendo nulla per fermarlo”. 

E così la disperazione di Arshak per una tale indifferenza si è trasformata in rabbia e determinazione: una rabbia che gli ha dato la forza per portare questa emergenza sotto i riflettori del suo paese. “La cosa più importante da fare ora è smettere di nascondere la verità e spiegare quanto sia terribile l’emergenza climatica. Non appena la gente scoprirà la verità, si arriverà presto a una soluzione”, dichiara. 

Una battaglia per il clima, una battaglia per la vita

Secondo Chingis Balbarov, coordinatore delle reti sociali del WWF Russia, i giovani del paese stanno intensificando la lotta in difesa di un’aria e di un’acqua pulita nell’ambito di una più ampia battaglia in difesa dei propri diritti. Dopotutto sono loro che stanno ereditando il Pianeta: un Pianeta che gli viene consegnato dai loro padri e nonni in condizioni climatiche sull’orlo del disastro. Se il governo continuerà a ignorare le loro richieste, conclude Balbarov, i ragazzi inizieranno a scendere in strada con maggior frequenza. 

Karina Kuznetsova

Ma quando si tratta di manifestazioni e raduni, la situazione in Russia si rivela a dir poco complessa, soprattutto quando di mezzo ci sono i giovani: la legge, infatti, vieta ai minori di 18 anni di organizzare proteste di massa e singoli picchetti. Tuttavia alcuni attivisti non si fermano davanti a simili limitazioni: la studentessa Karina Kuznetsova, 16 anni, della cittadina di Gus’-Khrustalny, è l’unica a scendere in strada ogni venerdì per difendere il suo futuro e quello dei suoi compagni. 

Ricorda il suo primo picchetto di protesta come fosse ieri: “È stato orribile. In una città piccola come la nostra, dove tutti si conoscono, è un atto di grande coraggio. Sono molto grata a un mio amico che mi ha accompagnato per darmi sostegno morale. A conti fatti è andata bene, la gente ha avuto reazioni diverse: alcuni passanti mi hanno sorriso, altri hanno avviato accese discussioni, altri ancora mi hanno chiesto perché, secondo me, il Pianeta starebbe morendo”. 

Karina Kuznetsova

Spesso si rileva alquanto complicato ottenere le autorizzazioni necessarie per manifestare. Le varie richieste avanzate da Arshak a Mosca sono rimaste fino ad ora inascoltate; l’unico posto dove il ragazzo è autorizzato a protestare è il cosiddetto “Hyde Park”, un remoto angolo del parco Sokolniki della capitale, frequentato da ben pochi passanti. 

Il futuro nelle mani dei giovani

A giudicare da come si sono evoluti i picchetti in solitaria di Arshak e dal consenso che hanno raccolto nell’arco di questi mesi, secondo Konstantin Fomin il movimento verde può sperare di avere un futuro... anche in Russia. “Nel nostro paese il rivoluzionario movimento Fridays For Future è iniziato a maggio 2019, quando le autorità locali hanno finalmente approvato due picchetti - racconta -.  Nelle ultime due settimane si è registrata una crescita nel numero di giovani russi che stanno aderendo alle manifestazioni. Forse perché la gente ha ascoltato il discorso di Greta all’Assemblea Generale dell’ONU e ha visto l’enorme risposta globale che c’è stata”.

Fra i giovani attivisti c’è anche Ksenia Stadnikova, 25 anni, specialista informatica di Nizhnij Novgorod, tra i primi a dare uno scossone ai propri coetanei, invitandoli a scendere in strada. È stata lei, infatti, a organizzare diversi cortei nella sua città. “Ho provato una sensazione di pericolo, soprattutto dopo gli arresti di massa dei manifestanti che erano scesi in piazza pacificamente”, racconta Ksenia. 

Irina Kozlovskikh

Irina Kozlovskikh, che ha partecipato a diversi raduni sia a Mosca, sia a Kaliningrad, ha detto di essere sorpresa dalla quantità di giovani - "veramente giovani" - che sono intervenuti. “È importante che i ragazzi aderiscano a queste proteste per dimostrare che ci ritroviamo in una situazione spaventosa. La gente deve capire che questi raduni sono organizzati nel rispetto della legge, e che non vi è motivo di incorrere in multe o arresti. Dobbiamo emulare gli esempi positivi di altri paesi, come l’Australia, dove la settimana scorsa si sono radunati 300.000 giovani, o Berlino, dove si sono riuniti 270.000 giovani. Queste manifestazioni hanno coinvolto 4 milioni di persone in tutto il mondo. Dobbiamo alzare la voce per far capire a tutti che, se non rallentiamo il ritmo del riscaldamento globale, la razza umana non avrà alcun futuro su questo pianeta”. 

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