Professione sufljòr: abbiamo incontrato uno degli ultimi suggeritori di un teatro russo

Mark Bojarskij
Al Malyj Teatr (il “Piccolo Teatro”) di Mosca sono ancora in cinque a svolgere questo nobile e antico mestiere, ma nella stragrande maggioranza dei palcoscenici la figura è scomparsa

Con l’attenzione di un medico che tasta il polso, Larisa Andreeva tiene il dito sul testo. Le lunghe dita dalla manicure curata scorrono riga dopo riga e pagina dopo pagina, senza un secondo di pausa. Larisa svolge una professione ormai rara: fa il suggeritore al Malyj Teatr di Mosca; il sufljòr, come si dice in russo, con parola presa dal francese (souffleur).

L’uomo che sussurrava agli attori 

Come ci si immagina generalmente il suggeritore? Come un uomo (o una donna) ingobbito sul copione nella buca al centro della ribalta. Solo la testa fuoriesce dal sottopalco, ma è occultata agli spettatori dal cupolino.

“In questa ‘trincea anticarro’, come la chiamo io, vola tutta la polvere del palcoscenico, e io sono terribilmente allergica. Non resisto neanche cinque minuti, e poi inizio a tossicchiare e spesso a starnutire. Cerco di far piano, ma una volta, dalla prima fila della platea, ho sentito gridare ‘salute!’. Sarei voluta sprofondare!”, racconta Larisa Andreeva.

Proprio per questo motivo, già da tempo ha lasciato la buca e svolge il suo lavoro nascosta dietro le quinte, sedendosi a destra o a sinistra, a seconda della scenografia. Ha a sua disposizione un tavolinetto e una lampada, e si tiene sempre a portata di mano una tazza di tè, perché la gola si secca facilmente.

Oggi è arrivata in teatro solo un’ora e mezzo prima dell’inizio dello spettacolo. È in programma “Il giardino dei ciliegi”, e lo spettacolo è in cartellone ormai da molti anni, quindi non servono particolari prove o suggerimenti. In questa messa in scena, Larisa lavora fin dalla première e sa tutto di tutti a menadito: quando e chi e cosa devono dire gli attori, e perché a volte tacciono. “Possono stare in silenzio anche a lungo e io non devo intervenire, quando capisco che è una pausa attoriale”. 

Dalla scena al dietro le quinte 

Al mestiere di suggeritore Larisa è arrivata per caso: in gioventù faceva l’attrice nel teatro di Kurgan (città 2.100 chilometri a est di Mosca). Un giorno tutti e due i suggeritori erano malati e gli attori avevano bisogno di essere aiutati. Così uno di loro le chiese di mettersi alla prova in quel ruolo, tanto “nella vita può sempre servire”. E la giovane attrice divenne una suggeritrice part time.

Durante gli anni di lavoro a Kurgan, Larisa ha interpretato molti ruoli e ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Artista emerita della Federazione Russa. Ma nel 2003 si è trasferita a Mosca. Cercava lavoro, e il caso l’ha condotta al Malyj Teatr, dove avevano bisogno proprio di un suggeritore. 

All’inizio, lasciare la professione di attrice fu psicologicamente pesante, e Larisa non ricorda volentieri quei momenti. “Ma il tempo vola, e se adesso mi chiedessero di entrare nella compagnia come attrice, non accetterei per niente al mondo”, assicura.

Una professione che scompare 

“La mia è una professione che sta morendo. Anzi, è già morta”, dice Larisa Andreeva.

Il Malyj Teatr è uno dei due teatri di prosa di Mosca che ancora utilizza i suggeritori. Larisa dice che in certi grandi teatri, nelle ultime fasi di preparazione di un nuovo spettacolo, gli aiuto-regista possono aiutare gli attori dando le imbeccate e gli spunti a tempo, mentre in tanti altri teatri gli attori devono semplicemente cavarsela da soli. Nei teatri d’opera, tra cui al Bolshoj, invece, il suggeritore è ancora una professione molto importante e richiesta. 

L’arte del suggerimento in Russia non viene insegnata nelle accademie ed è unicamente un lavoro d’intuito. Ma al Malyj possono fare dei corsi a chi intende intraprendere questa strada. Per esempio, recentemente ha iniziato a lavorare qui una giovane, e Larisa è convinta che abbia fiuto per il mestiere. 

Adesso al Malyj Teatr lavorano cinque suggeritori. Ovviamente, oggi come oggi, si potrebbero mettere agli attori delle piccole cuffie o utilizzare altre tecnologie, ma Larisa ritiene che per gli attori sia psicologicamente importante lavorare con i suggeritori. 

“Tutti qui sanno che, qualsiasi cosa accada, c’è il suggeritore. Quando andiamo in tournée, la prima cosa che mi chiedono è da quale parte della scena mi sederò”. Il palcoscenico è nuovo, l’acustica sconosciuta. Ma il suggeritore è la loro sicurezza nelle retrovie”. 

Uno psicologo per gli attori 

Il copione in mano al suggeritore è simile a una complessa partitura. Una decina di segni sono comprensibili solo per un professionista. Da qualche parte, del testo è stato cancellato: il regista ha deciso di tagliare il frammento. Da qualche altra, una frase è sottolineata: l’attore la dimentica costantemente. Punto esclamativo: è necessario prestare attenzione durante lo spettacolo. Un segno di spunta: l’attore fa una pausa. Tre segni di spunta: una lunga pausa. 

Gli artisti non devono girare la testa in cerca di Larisa, per individuarla. Lei stessa sa chi ha bisogno di aiuto e in quale momento. Come detto, la parola che indica il suggeritore in russo, sufljòr, viene dal francese souffleur, dove “souffler” vuol dire “soffiare”. Il suggeritore, infatti, a bassa voce ma con decisione, deve “soffiare” la parola necessaria nell’orecchio dell’attore. E senza che gli spettatori sentano niente.

Certe volte, bisogna riportare alla mente non solo qualche frase, ma qualche movimento sulla scena: “vai a destra”; “appoggia quella cosa”; “dagliela a lui” e così via. Gli attori dicono che ormai possono leggere sulle labbra di Larisa. 

Lei ci racconta “l’unica barzelletta esistente sui suggeritori”. “È il giorno della prima. L’attore che interpreta il ruolo del protagonista si avvicina al suggeritore poco prima dell’inizio dello spettacolo e gli dice: ‘Oggi riposati pure. Non dovrai suggerirmi niente. So ogni battuta’. Suona il gong la prima volta. Si avvicina di nuovo e dice: ‘In ogni caso, sai… tienimi d’occhio’. Secondo gong. ‘Sai, c’è quel monologo. Ecco là, magari…’. Terzo gong. ‘Ti prego: suggeriscimi ogni singola parola!”. 

Ogni giorno si ripete lo stesso testo, ma Larisa non è annoiata per niente. “Ogni spettacolo è un po’ differente dal precedente, ogni volta viene recitato in modo nuovo”, dice. E secondo lei, “a volte c’è persino da meravigliarsi a vedere quale nuova sfumatura o emozione è riuscito a inventarsi l’attore”.

 

La magia dei costumi: ecco le foto dal dietro le quinte del Malyj Teatr di Mosca 

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