“Il mio viaggio sul Bajkal e quella volta che mi hanno lasciato a piedi nel mezzo della Siberia”

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Visitare gli angoli più remoti del paese, adattarsi al gelo e alla natura più selvaggia… e ritrovarsi all’improvviso soli, senza soldi né documenti, laddove regna solo la neve. Marcos Cury, dal Brasile, ha girato il mondo intero. Ma confessa che nessuna esperienza l’ha segnato tanto come la Russia. Ecco la sua incredibile storia

Se vi capita di litigare con dei russi, assicuratevi di urlare più forte di loro: vi aiuterà ad averla vinta. Vi starete chiedendo come ho imparato la lezione. Ebbene, ecco la mia storia…

Stavo tornando dall’Isola di Olkhon, sul lago Bajkal, diretto a Irkutsk. Il furgoncino sul quale viaggiavo era quasi vuoto: c’erano solo l’autista, un altro ragazzo e una signora russa. A un certo punto l’autista decide di fermarsi per fare benzina e noi decidiamo di approfittarne per comprare qualcosa da mangiare. Ovviamente non avevamo alcuna intenzione di passare il resto della giornata in quella sperduta stazione di servizio. Ma una volta usciti dal negozio ci siamo accorti che il bus se ne era già andato! 

Provate a mettervi nei nostri panni: eravamo soli, lasciati a piedi nel mezzo della Siberia. Tutti i miei documenti e gli oggetti personali erano all’interno del furgone. Il ragazzo che era sceso con me non aveva nemmeno indossato la giacca. 

Presi dal panico, siamo rientrati nella stazione di servizio. I commessi sembravano sinceramente dispiaciuti per l’accaduto. Nessuno parlava inglese, ma hanno cercato lo stesso di tirarci su il morale. Il ragazzo, ahimè, era sul punto di mettersi a piangere. 

E così le persone del negozio ci hanno aiutato a telefonare all’hotel dove avevamo alloggiato ad Olkhon: era piuttosto piccolo e poco frequentato, soprattutto in inverno, quindi abbiamo ipotizzato che si conoscessero tutti. Per fortuna il manager dell’albergo è riuscito a contattare l’autista e a convincerlo a tornare indietro. Quando è arrivato, ce ne ha dette di tutti i colori. Ma io ero arrabbiatissimo e, davanti alle sue urla, ho alzato la voce ancora di più. Quando si è reso conto che ero davvero nero di rabbia, si è zittito. 

Il freddo

Il capitolo più difficile di questa avventura è sicuramente quello relativo al freddo. A Ulan-Ude ho capito cosa significa vivere a -32°C! Avevo già imparato l’importanza di vestirsi a strati e con questa abile tecnica sono riuscito a godermi delle escursioni anche a -20°C. 

La disponibilità della gente, poi, sembra essere direttamente proporzionale all’abbassarsi delle temperature. In Russia ho messo a dura prova la mia resistenza al freddo e ormai anche i luoghi più gelidi non mi fanno paura. Sogno infatti di visitare presto la Yakuzia, la Kamchatka e gli sperduti villaggi dell’Artico.

Sembrerà banale, ma per “sopravvivere” in Russia è necessario essere dei bravi bevitori: accettare un bicchierino offerto è una norma di cortesia tenuta molto in considerazione. E rifiutare diventa impossibile! Bisogna però tener presente che i russi non bevono così tanto come si crede: si tratta perlopiù di una tradizione legata all’ospitalità, per far sentire gli invitati a proprio agio. La maggior parte dei clienti nei locali notturni e nelle discoteche infatti è sempre sobria.

La Russia, quella vera

L’esperienza “più russa” che ho fatto è stata in una dacia vicino al Bajkal. Abbiamo mangiato sushi preparato da noi con pesce Omul e poi siamo corsi in banya (la sauna russa). Era incredibilmente calda! L’usanza prevede che in banya non si indossi nulla, solamente un cappello per proteggere la testa e i capelli dalle alte temperature. L’intera cerimonia è davvero pazzesca: ci si percuote con rami di betulla e poi si corre nella neve. È stato bellissimo! 

Un’altra esperienza autenticamente russa è quella di viaggiare a bordo di un platskart (treno di terza classe), dove le cuccette sono sistemate lungo l’intero vagone, senza divisori. È un’occasione per socializzare, riducendo i costi del viaggio. Si conosce sempre gente molto interessante.

Devo inoltre riconoscere che la capotreno è stata estremamente gentile e mi ha aiutato parecchio: ogni volta che dovevo ricaricare il telefonino, era sufficiente farle un sorriso.

I russi vogliono davvero essere i migliori in tutto. E, al contrario dei brasiliani, sono molto patriottici. Conoscono la storia del proprio paese e ne vanno fieri. 

Intervista di Daria Aminova

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