I cinque più spaventosi serial killer russi

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GEORGY MANAEV
A guidarli era una incredibile voglia di sangue e violenza, e hanno terrorizzato a lungo il Paese

1. Andrej Chikatilo

Andrej Chikatilo è considerato uno dei maniaci più terrificanti mai catturati. Dal 1982 al 1990 ha brutalmente assassinato e violentato oltre 50 bambini e ragazze. Chikatilo studiò all’università, scrisse articoli, lavorò come insegnante e aveva una famiglia apparentemente normale. C’erano pochi segni, insomma che lo potevano far identificare come un serial killer.

Uccise le sue prime vittime alla fine degli anni Settanta e poi rimase inattivo per un po’ di tempo. Ma ben presto, trovò un lavoro che gli permetteva di fare lunghe trasferte in tutta l’Unione Sovietica. Iniziò così a mietere vittime in diverse città, rendendo difficile collegare i suoi efferati crimini. Di solito attirava i bambini nei boschi promettendo loro dolci o vedendo con loro un film prima di violentarli e ucciderli. Spesso tagliava parti dei loro corpi e li mangiava. Chikatilo copriva o strappava spesso gli occhi delle sue vittime. “Durante il crimine, le ho coperto gli occhi con una sciarpa, perché avevo paura del suo sguardo”, ha poi confessato riguardo alla sua prima vittima.

Chikatilo fu incarcerato la prima volta nel 1984 per un presunto furto, ma presto liberato. Nel 1985, le autorità russe lanciarono una campagna per trovare il maniaco. A quel tempo aveva già ucciso circa 30 persone. Chikatilo partecipò attivamente alla ricerca di se stesso, come membro della squadra di ricerca, per allontanare i sospetti. Fu arrestato solo nel 1990 (la squadra di ricerca notò il suo aspetto sospettoso e il fatto che tentava spesso di fare amicizia con i bambini per strada). Chikatilo ha negato tutte le accuse fino a quando non è stato interrogato dallo psichiatra Aleksandr Bukhanovskij. “Gli ho spiegato che ero un medico e il mio obiettivo era di aiutarlo. So praticare l’ipnosi, ma non ne ho avuto bisogno. Sono stato il primo uomo a cui ha detto tutto. Ha pianto, ha incolpato il suo destino e le persone che lo circondavano”, ha ricordato Bukhanovskij.

Issa Kostoev, capo investigatore del caso Chikatilo, ha detto: “Non penso che fosse malato di mente. Aveva alcune deviazioni, ma era completamente sano di mente, era solo impotente e questo lo faceva impazzire…” Chikatilo fu giustiziato nel 1994 dopo un processo di due anni.

2. Aleksandr Pichushkin

Soprannominato “Il maniaco del Parco Bitsa”, Aleksandr Pichushkin ha compiuto tutti i suoi omicidi all’interno e intorno al parco Bitsa di Mosca, una grande riserva boschiva nel sud della capitale. “Il primo omicidio è come il primo amore, non si scorda mai”, ha detto durante il suo interrogatorio. La prima vittima fu un suo compagno di classe, quando aveva 18 anni, nel 1992. Durante quel periodo, tutti gli occhi del Paese erano rivolti al processo Chikatilo. Pichushkin in seguito confessò che la “fama” di Chikatilo lo invogliava a uccidere di più. Nel 2001, mentre lavorava come magazziniere in un negozio e viveva con sua madre, la sua follia omicida riprese in grande stile.

Mentre rispondeva alle domande di un’intervista televisiva dopo il suo arresto, Pichushkin spiegò la natura dei suoi orribili crimini. “Mi chiedi, perché ho ucciso? Come dirlo correttamente… Per me, la vita senza omicidi è come la vita senza cibo per te. È una necessità. Ero come un padre per queste persone, ho aperto loro una porta per un altro mondo. Li ho lasciati andare in una nuova vita”, ha detto.

Proponeva a gente che conosceva sul posto, o ad alcuni suoi conoscenti, di andare a bere nei boschi. Dopo averli fatti ubriacare, Pichusking li uccideva. Il suo “marchio di fabbrica” era che colpiva le sue vittime in testa con un oggetto pesante prima di infilare rami, bottiglie rotte o spazzatura nella ferita. Spesso, Pichushkin scaricava i corpi nelle nelle fognature. Alcuni di quelli abbastanza fortunati da fuggire aiutarono la polizia con l’identikit.

La maggior parte delle sue vittime erano uomini adulti. Durante le indagini, Pichushkin disse che alcuni di loro si resero conto che sarebbero stati uccisi, prima che li uccidesse. A quanto pare, una vittima espresse persino il desiderio di essere uccisa. Pichushkin è stato arrestato nel 2006, quando ha ucciso una donna, pur sapendo che lei aveva lasciato il nome di lui e il suo numero alla famiglia prima di andare all’appuntamento. Ha ricevuto una condanna all’ergastolo per aver ucciso 48 persone. Uno dei suoi compagni di cella nel centro di detenzione ha dichiarato: “Non dà l’impressione di essere una persona pazza o malata di mente. È convinto di dover uccidere. A parte questo, è sano di mente.” Tuttavia, dopo che il maniaco ha iniziato la sua prigionia, ha spaventato talmente tanto il suo compagno di cella, il famoso terrorista Kulaev, uno dei responsabili dell’attacco alla scuola di Beslan, al punto che Kulaev ha chiesto di essere trasferito.

3. Il Maniaco di ‘Akademgorodok’

Artjom Anufriev e Nikita Lytkin sono cresciuti nel distretto di Akademgorodok di Irkutsk senza i loro padri. Si sono incontrati alla festa di compleanno di un amico. Lytkin, che era molto riservato e introverso, divenne l’unico amico di Artem, che non era troppo popolare, a causa della sua arroganza. Insieme formarono un gruppo musicale chiamato Raschlenjonnaja PugacjOva (“PugacjOva smembrata”). I testi delle loro canzoni in stile noisecore, contenevano molti richiami a violenza e omicidio, ma nessuno prestò troppa attenzione alla cosa.

Cercarono di entrare a far parte di un’organizzazione neo-nazista, ma furono respinti perché “odiavano tutti, indistintamente, e non gli importava chi fosse stato ucciso”, ha detto una persona dell’organizzazione durante il processo. Presto, hanno iniziato a girare per il loro quartiere ogni giorno e ad aggredire le persone con martelli, mazze da baseball e coltelli, attaccando sempre alle spalle: cosicché anche le vittime sopravvissute non potessero identificarli facilmente. Anufriev e Lytkin hanno attaccato soprattutto donne anziane, bambini, ubriachi e senzatetto. Hanno spesso abusato delle loro vittime e le hanno mutilate.

Nel marzo 2011, dopo che un’altra vittima è stata trovata, la polizia ha organizzato un incontro con la popolazione per spiegare quali misure erano state prese per eliminare gli assassini. Anufriev e Lytkin erano presenti all’incontro e si offrirono di aiutare, filmando con i loro telefoni cellulari.

Infine, gli assassini vennero arrestati grazie all’aiuto dello zio di Lytkin, che trovò una pennetta usb con un video di uno degli omicidi. Durante le indagini e il processo, Anufriev si è comportato istericamente e ha regolarmente cambiato e ritirato le sue dichiarazioni. Continua a dichiararsi innocente. È stato condannato all’ergastolo, mentre Lytkin ha ricevuto una condanna a 25 anni di carcere.

4. Aleksandr Spesivtsev

Quando Spesivtsev era bambino, sua madre, assistente di un avvocato, portava a casa le foto dei cadaveri e le mostrava a suo figlio. Fino all’età di 12 anni, lui ha dormito nello stesso letto con sua madre. A 18 anni è stato in cura in un istituto psichiatrico. Nel 1991, ha iniziato una relazione con una ragazza, ma non ha preso troppo bene quando lei ha deciso di rompere con lui. Spesivtsev l’ha rinchiusa nel suo appartamento e l’ha torturata per tre settimane. Quando la polizia l’ha scoperta, era già gravemente mutilata ed è poi morta in ospedale. Spesivtsev è stato dichiarato pazzo e messo in un ospedale psichiatrico per tre anni. Dopo essere stato dichiarato sano di mente, è tornato a casa nel 1995, e ha ripreso la sua attività omicida.

Sua madre spesso aiutava Spesivtsev a liberarsi dei corpi. Nel maggio 1996, ha invitato a casa sei ragazzi adolescenti e li ha uccisi. “Ho messo i corpi nella camera da letto e li ho coperti con un tappeto. Una settimana dopo, mia madre venne a trovarmi. Sono andato a dormire e, al mattino, i corpi non c’erano. Non so cosa abbia fatto con loro, non gliel’ho mai chiesto”, ha riferito Spesivtsev in seguito.

Spesivtsev attirava le persone a casa usando diversi pretesti. A volte, sua madre o sua sorella lo aiutavano, creando un’immagine di una famiglia “normale”. Dentro, Spesivtsev ammanettava le vittime al radiatore, le violentava e le torturava.

“Dopo aver ucciso Nastja, ci ha fatto sezionare il corpo per nasconderlo più facilmente”, ha detto Olja, una delle sue vittime, prima di morire in ospedale. “Ci ha dato una sega a mano, e abbiamo tagliato il cadavere, separando la carne dalle ossa con un coltello. Ci diceva lui cosa fare. Ha dato da mangiare carne e ossa al suo cane. Io e la mia amica Zhenja abbiamo portato le parti del corpo in bagno, le abbiamo messe nella vasca da bagno e nella cassetta dello sciacquone. E sua madre e sua sorella hanno visto tutto questo, erano presenti. Per tutto il resto del tempo, ha picchiato me e Zhenja. Le ha spezzato un braccio e la ha rotto la testa, poi gliel’ha ricucita con ago e filo…”.

I vicini si sono lamentati con la polizia per la musica a palla e l’odore sgradevole che veniva dell’appartamento di Spesivtsev, ma nella difficile città di provincia di Novokuznetsk i poliziotti non hanno prestato molta attenzione alla cosa. Alla fine, è stato fermato durante un’ispezione di routine del servizio idraulico. Quando il maniaco ha rifiutato di aprire la porta, gli idraulici hanno chiamato la polizia, che ha trovato parti di cadavere nel suo appartamento. Il numero esatto delle sue vittime è ancora sconosciuto, ma è sicuramente superiore a 20. Attualmente, Spesivtsev è sotto sorveglianza in un reparto mentale. Sua madre ha scontato 13 anni di carcere e da allora è stata rilasciata. Sua sorella è stata dichiarata innocente.

5. Mikhail Popkov

Questo serial killer è riuscito a commettere più omicidi di Chikatilo e Pichushkin. La storia di Mikhail Popkov è terrificante per la sua somiglianza ai film horror. Popkov ha iniziato a uccidere mentre stava prestando servizio nella polizia russa. Al lavoro, era considerato un ragazzo molto allegro e bonario. Il suo soprannome era “Misha Gwynplaine”, dal cognome del protagonista de “L’uomo che ride” di Victor Hugo, la cui bocca è deformata da un ghigno perenne.

Dal 1994 al 2000, nella città russa di Angarsk si sono verificati oltre 20 omicidi di giovani donne. Tutti tranne una delle vittime erano ubriache quando sono state uccise. Sono state assassinate con cacciavite, coltelli, mazze, martelli e così via. Sono state anche violentate prima di essere uccise (tutte tranne quello che era sobria) e mutilate dopo la morte. I crimini sono rimasti irrisolti fino al 2012, quando ripetuti test genetici hanno mostrato che Popkov, che precedentemente aveva partecipato alle indagini, era l’assassino. Ricercato, si è arreso alla polizia.

Popkov ha detto che all’inizio della relazione, sua moglie lo ha tradito. Non ha fatto niente, perché ha avuto pietà dei loro figli. Ma a partire da quel momento, ha deciso di “punire” le ragazze che “si comportavano male”. Come ufficiale di polizia, quando tornava a casa in macchina dopo un turno, raccoglieva giovani donne ubriache offrendo loro un passaggio e di avere un rapporto sessuale con lui. Procedeva quindi a uccidere quelle che accettavano. Popkov “indagava” sugli omicidi che lui stesso aveva perpetrato, occultando tutti i potenziali indizi che avrebbero potuto metterlo nei guai.

Anche dopo la sua condanna a vita, Popkov ha continuato a confessare omicidi, probabilmente nella speranza di posticipare l’inizio della sua “vera” prigionia (temeva che i compagni di reclusione lo potessero uccidere). Alla fine, ha confessato più di 80 omicidi e ha detto che ha smesso di uccidere a causa dell’impotenza acquisita a causa di una malattia venerea. Gli psichiatri non lo hanno dichiarato pazzo ed è ancora sotto processo per i suoi omicidi.

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