Tre situazioni di vita quotidiana in Russia che mettono in difficoltà gli stranieri

Bob May/Flickr
Poca attenzione alla privacy, uno scarso rispetto dello spazio personale e un modo tutto particolare di affrontare le beghe tra vicini rappresentano spesso uno choc culturale

Quando Laura Hancock si trasferì temporaneamente dagli Stati Uniti in Russia, tutti attorno le sembravano straordinariamente depressi, “come se fosse morto a tutti il cane”. Ma quando arrivò il momento di tornarsene negli Usa e rientrò a Detroit, in testa le girava solo questo pensiero fisso:“Gesù, ma cosa mai avete, cretini, da essere tanto felici? Non lo sapete che la vita è solo un breve passaggio verso l’entropia?”.

Sì, questo è l’effetto che le fece la Russia. Con il tempo, Laura iniziò a guardare il mondo con gli occhi dei russi. Loro stessi, a proposito della scarsa affabilità che li contraddistingue, dicono: agli sconosciuti qui sorride solo chi ha frequentato un corso da venditore o un corso da playboy.

Ma, oltre alla scarsa propensione al sorriso, ci sono come minimo altre tre situazioni che possono rappresentare una dura prova, o prendere una piega imbarazzante, per gli stranieri in Russia.

1. Liti condominiali

“Al piano di sopra viveva un vicino che dormiva tutto il giorno e di notte usciva sul balcone per fumare marijuana. Non ho niente in contrario, ma la sua porta del balcone cigolava così forte che mi svegliavo ogni santa volta”, ricorda Veronica, una russa che si è trasferita a Miami. Di notte, lei faceva piani su come andare dal vicino, un bel giorno, e dirgli in faccia tutto ciò che aveva ribollito nelle lunghe ore insonni. Ma non osava mai andarci davvero, e chiese a suo marito di farlo. Ma lui le rispose: “Cerca di capire, vivi in America adesso. Qui tutto si decide in tribunale. Non siamo mica in Russia. Qui non si può semplicemente andare dal vicino, rompergli il muso e costringerlo ad aggiustare la porta. Bisogna sporgere querela”.

In Russia, se sorgono problemi con i vicini, si cerca sempre di risolverli di persona. A volte le persone si mettono subito d’accordo (risparmiando tempo e complicazioni), altre finisce in un battibecco o in una vera e propria rissa condominiale. Ma quello che è sicuro è che tribunali e querele sono proprio l’ultimo estremo passo: i russi sono piuttosto diffidenti nei confronti della legge e dei poliziotti.

Ma a volte questo porta a reazioni eccessivamente dure.

“Una volta mi suonano alla porta alle 6 di mattina. Era la babushka dell’appartamento accanto. Mi guarda e mi chiede con severità perché sulla finestra delle scale ci sia un portacenere con dei mozziconi. La sera prima da me c’era stata una festa e qualcuno era uscito là ad accendersi una sigaretta. La nonnina aveva ragione a lamentarsi, perché nell’androne fumare è vietato. Ma occorreva buttarmi giù dal letto alle 6 di mattina?”, racconta perplessa la studentessa francese Erica.

2. Invasione dello spazio personale

I russi non sono capaci di tenere le distanze e spesso non capiscono il concetto di “spazio personale”. La distanza di comfort tra le persone mentre parlano scende qui a uno due passi. Così vicino può piazzarvisi non solo un amico stretto, ma anche un commesso che vedete per la prima volta nella vita. Per non parlare delle persone in fila alla posta, in banca o in farmacia. La cosa è considerata normale in Russia e bisogna farci l’abitudine.

“Mi sono così abituato alle norme sociali russe, vivendo qui, che ho cominciato anch’io a comportarmi così”, racconta Kevin, un programmatore informatico statunitense. “Me ne sono accorto quando è venuto un americano, e, mentre parlavamo, lui arretrava continuamente e io mi avvicinavo, e lui arretrava ancora. Quando si è fatto tutta la stanza a retromarcia, ho capito che non stavo rispettando il suo spazio di comfort, e che doveva pensare che io fossi piuttosto aggressivo”.

3. Rispetto della privacy

I russi possono sembrare persone che amano circondarsi di alte palizzate di tre metri. “Noi siamo convinti che solo se non diciamo nulla a nessuno, i nostri piani si realizzeranno. E ci preoccupiamo della nostra privacy quasi ovunque. Ad esempio, se andiamo da uno psicoanalista. In occidente andarci è considerato un segno di benessere quasi da ostentare. In Russia, è un segno di follia da nascondere”, dice Ljutsina.

Ma davvero i russi sono così attenti alla loro privacy? “Non credo proprio. La privacy non è un concetto russo”, dice Mikhail Vladimirskij. I miei figli coprono la webcam del computer, ma non perché la loro vita sia così segreta e a loro importi davvero. Solo perché è di moda, e lo fa Zuckerberg. Ma, in realtà, una fuga di dati, come nel caso dello scandalo Facebook, in Russia non ha portato a un’isteria collettiva come in altri Paesi. Persino il fatto che fosse trasmesso in tv un video con un uomo molto rassomigliante al procuratore generale della Federazione russa in una sauna con delle prostitute non aveva procurato una grande reazione ai tempi. Siamo politicamente piuttosto passivi”.

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