330 euro per comprare una persona: chi e perché finisce schiavo in Russia

Nel mondo ci sono 45,8 milioni di persone in schiavitù. Nell’indice Global Slavery, la Russia è al 64° posto, con 5,5 “schiavi” ogni 1.000 cittadini

"Alternativa"
Nel Paese i casi supererebbero il milione. Ci sono le prostitute trascinate qui dall’Africa con promesse e ricatti, ma anche tanti disperati delle province che arrivano nelle metropoli in cerca di lavoro e finiscono nelle mani di caporali senza scrupoli

È sfuggita dalle mani della polizia con abilità, con un improvviso strattone. Le pantofole di gomma le sono scivolate via dai piedi, restando sulla strada, ma lei è corsa via a piedi nudi lungo i cortili bui. La sua “amica” ha fatto lo stesso, approfittando del momento di confusione, ed è corsa via, scomparendo nel buio, direttamente dalla macchina della polizia. Tutto è successo molto in fretta.

Bella osserva tutto questo trambusto nello specchietto retrovisore. Anche lei è stata presa in quello stesso appartamento della “fuggitiva”. Ma siede docilmente nella macchina della polizia. Perché è stata lei a far prendere tutti. Ha raccontato del bordello delle nigeriane, nel quale ha passato un mese intero come schiava sessuale.

La maledizione vudù

Sudovest di Mosca, quartiere Tjoplyj Stan (18 chilometri dal Cremlino). Palazzoni residenziali tutti uguali e grandi cortili deserti. Ogni edificio è così identico agli altri che, se non sai leggere il cirillico, è impossibile orientarsi. A destra c’è un negozietto h24 senza nome, e lunghe staccionate. A sinistra un altro negozietto h24 senza nome, e altrettanto lunghe staccionate.

Una delle ragazze è riuscita a sfuggire alla polizia dando un potente strattone. Le ciabatte di gomma le sono scivolate via dai piedi e ha continuato a correre scalza

Vivevano qui Bella e Joy, un’altra ragazza che lavorava in un bordello nella via accanto. Si mandavano sms e ogni tanto si incontravano per strada nel punto dove erano costrette a “battere”.

A Bella avevano proposto di lavorare in Russia quando si trovava ancora in Nigeria. Quale lavoro non lo avevano precisato, ma avevano assicurato che “tutto sarebbe andato bene”. Le avevano comprato un biglietto per un partita dei Mondiali, facendole ottenere la Fan-Id, il passaporto del tifoso, che permetteva di godere, nell’anno del Campionato del mondo di calcio, del regime senza visto. A quanto pare, usando questo metodo, sono state fatte entrare moltissime ragazze. All’aeroporto di Mosca, Bella ha incontrato la futura maîtresse, che ha subito ritirato il suo passaporto. Poi è stata portata nell’appartamento di Tjoplyj Stan, dove già da oltre tre anni vivevano altre ragazze nigeriane. Per riacquistare la libertà hanno stabilito la cifra di 55.000 dollari; un “debito” che lei avrebbe dovuto “ripagare” prostituendosi. E l’hanno minacciata, dicendo che avrebbe avuto grosse grane, se avesse provato a prendere contatto con la polizia.

Un edificio è esattamente uguale all’altro. Chi non sa leggere il cirillico e orientarsi con i nomi delle vie, si perderà in questo dedalo di casermoni popolari a 18 chilometri dal Cremlino

Joy l’hanno portata qui con un’altra scusa. In Nigeria frequentava i riti vudù. In uno di questi la “maledissero”. Dicendole che, per togliersi di dosso la maledizione, doveva pagare. Poi le proposero di guadagnare più velocemente la cifra in Russia.

“Abbiamo portato una gallina e un piccione. Li abbiamo scannati e abbiamo bevuto il loro sangue in un bicchiere, mescolandolo con l’alcol. Io ho dovuto bere quel cocktail fino all’ultima goccia. Poi Donna Lau ha detto che se non avessi pagato, il maligno avrebbe infierito su di me”, racconta Joy.

In seguito tutto andò secondo copione: la portarono a Mosca, stabilirono il suo “debito” e ogni giorno la spedivano in taxi fino al “punto” stabilito sulla strada, avvertendola che se qualcosa fosse andato storto, avrebbero buttato nel cesso il suo passaporto. La maîtresse le ripeteva spesso: “Quando sono arrivata in Russia, anche io avevo paura, ma quando andavo al lavoro diventavo coraggiosa”. Dopodiché le raccontò di quando un cliente voleva buttare una ragazza giù dalla finestra e lei dalla paura si buttò da sola. E le dette un consiglio: “Tieniti lontano dalle finestre. Se Dio è dalla tua parte, vedrai che riuscirai in fretta a ripagare il tuo debito”.

“Quando sono arrivata in Russia, anche io avevo paura”, dice la maîtresse, “Ma quando andavo a lavoro, diventavo coraggiosa”

Alla fine dell’estate, Joy e Bella sono riuscite a entrare in contatto con i volontari dell’associazione russa “Alternativa”, che si occupa di liberare le persone dalla schiavitù, e hanno chiesto di essere liberate, insieme alle altre ragazze. Joy è stata liberata per prima; Bella una settimana dopo.

Il commercio di esseri umani

Il numero di persone che sono finite in schiavitù in Russia, secondo le stime dell’organizzazione no-profit “Walk Free” ha superato il milione di individui. In tutto il mondo vivrebbero in condizioni di schiavitù 45,8 milioni di persone. Nel Global Slavery Index 2018 la Russia occupa il 64º posto su 167 Paesi, con una stima di 794 mila persone in schiavitù (l’Italia è al 122º posto con 145 mila persone; guida la classifica la Corea del Nord). Per quanto riguarda la Russia, vuol dire che ci sono 5,51 persone in schiavitù ogni mille abitanti (in Italia 2,43). Non esistono statistiche governative russe su questo problema.

“A noi sembra ridicolo: come si può credere a una maledizione vudù. Eppure funziona. Così come un altro trucco. Diverse maîtresse spaventano le ragazze dicendo che il loro marito è amico di Putin. E questo basta. Sono ragazze non istruite, e non sanno che del passaporto, per esempio, si può ottenere un duplicato, e che i riti vudù sono cialtronerie”, dice Oleg Melnikov, direttore di “Alternativa”.

Oleg Melnikov, imprenditore e capo dell’organizzazione “Alternativa”, che si occupa di liberare gli schiavi moderni

Sediamo con lui davanti a un narghilè in un bar del centro di Mosca, nel complesso “Ottobre rosso”. La sede dell’organizzazione non è lontana da qui, in un bel loft, dove avrebbe potuto avere i suoi uffici qualche designer o una qualsiasi agenzia pubblicitaria. Alla parete c’è una lavagna con la scritta “Il Sudan è nostro”. Significa che con il Sudan del Sud c’è un accordo: le persone vengono liberate con l’aiuto della polizia locale. Adesso “Alternativa” si sta attivamente espandendo in giro per il mondo.

A quanto dice Oleg, lo sfruttamento sessuale, come nel caso delle nigeriane, è solo una parte dell’‘industria” della schiavitù moderna. La schiavitù lavorativa è un fenomeno più diffuso. E funziona seguendo un meccanismo ormai oliato.

Le persone dalla provincia si trasferiscono nelle megalopoli russe in cerca di lavoro. Non hanno soldi neppure per trovarsi un tetto per qualche notte. Un paio le passano dormendo alla stazione e spulciando gli annunci. Poi vengono avvicinati da un caporale, che offre loro un lavoro “al Sud”. Non serve esperienza e pagano bene.

“Fu portata a Mosca, le cucirono gli occhi e la misero fuori dalla stazione ferroviaria di Kursk a chiedere l’elemosina. Più i suoi occhi facevano pus, più soldi le venivano dati dai passanti”

La persona accetta. Gli propongono di festeggiare l’accordo bevendoci su. Nel liquore sono già state diluite clozapina o clonidina. Chi beve dormirà almeno due giorni. Quando si risveglia è già da qualche parte nel Dagestan, nel territorio di una fabbrica, senza passaporto e senza telefono. Se ne vuole andare, ma gli dicono “ti abbiamo comprato. O paghi per andartene o lavori”.

“La persona pensa che lavorando un mese, poi lo lasceranno libero. Ma quando il mese è passato gli dicono che è sparito un sacco di cemento o un agnello, e inoltre che deve pagare per il cibo e per il posto dove ha dormito. Se qualcuno cerca di scappare, di solito viene trovato dopo poco e picchiato ben bene prima di essere rimandato al lavoro”, dice Oleg.

Cita anche le cifre. Per uno schiavo lavoratore 25.000 rubli (330 euro), per una ragazza da usare come schiava sessuale 150-200 mila rubli (1.980-2.640 euro). Un invalido sulla sedia a rotelle o una donna anziana vengono venduti per 50 mila rubli (660 euro), un bambino per 150 mila rubli (1.980). Queste ultime tre categorie vengono usate per mandarle a chiedere l’elemosina.

Le persone delle province vengono nella grande città per cercare lavoro. Spesso non hanno abbastanza soldi per l’alloggio e finiscono nelle mani di caporali senza scrupoli

“Ecco un esempio da manuale. Una donna anziana aveva perso la vista quando era ancora giovane. Viveva da sola a Lugansk (in Ucraina; dall’aprile 2014 de facto capitale della Repubblica Popolare di Lugansk, ndr). Nel 2012 la avvicinarono e le dissero che in Russia c’è un programma medico che permette di riacquistare la vista, e che c’era la possibilità di andare e partecipare alla sperimentazione. La portarono a Mosca, le cucirono gli occhi e la misero vicino alla stazione Kursk a chiedere la carità. E più gli occhi peggioravano e si riempivano di pus, più le persone si intenerivano e le davano soldi”.

Le dimensioni del fenomeno

Nella notte della retata nel bordello delle nigeriane, alla stazione della polizia sono arrivati solo in tre. Bella, una delle “fuggitive” (la seconda non l’hanno presa) e un protettore, un massiccio nigeriano in pantaloni rossi e con una canottiera a rete giallo fosforescente. I vicini dicono che fosse un giornalista e lavorasse in una delle università di Mosca. Ma è risultato che, parallelamente, si occupava del bordello: dando bustarelle per corrompere, accordandosi con la polizia, organizzando i turni di guardia. Si è appreso anche che altre ragazze del bordello hanno ormai ripagato il loro “debito”, ma hanno continuato a prostituirsi, adesso volontariamente. Tutte tranne Bella. Ma a Bella non credeva nessuno. Siamo rimasti oltre tre ore alla stazione di polizia.

I vicini dicono che è un giornalista e che lavora per una delle università di Mosca. Ma si è scoperto che, contemporaneamente, si occupava dell’organizzazione del bordello

I volontari sostengono che dipenda dal quartiere, e che non tutti i poliziotti sono così. Bella semplicemente non ha avuto fortuna, mentre altri sono pronti ad aiutare, entro le proprie possibilità, ovviamente, le prostitute che vogliono liberarsi.

Gli attivisti di “Assistenza civile”, un’altra organizzazione, ritengono che l’impianto legislativo russo in questo campo non sia efficiente. Quelli di “Alternativa” lo definiscono“solo abbozzato”.

La raccolta delle prove, i confronti, gli interrogatori, il processo sono un procedimento che può dilungarsi per mesi.

“E quando la persona viene liberata dal posto dove la tenevano reclusa, cosa farne poi? Nessuno se ne prende cura in appositi centri, come avviene all’estero, perché in Russia non esistono. Nel migliore dei casi, la persona se ne torna da dove era venuta. E quando è chiamata a testimoniare in tribunale non può venire, e il caso viene chiuso”, si lamenta Melnikov.
Il Rappresentante dei diritti dell’uomo nella Federazione Russa, Tatjana Moskalkova, non ha risposto alla richiesta di informazioni di Russia Beyond. Anche il Ministero degli Affari interni ha preferito non commentare il problema della schiavitù e della lotta contro questo fenomeno, e ha fornito solo la statistica dei casi penali ad esso relativa. Secondo questi dati, nel 2017 in tutta la Russia sono stati aperti 6 procedimenti penali per “uso del lavoro schiavile” e 21 per “traffico di esseri umani”. Per quanto riguarda il “sequestro di persona”, i casi sono stati invece 374, e 458 i procedimenti per “arresto illegale”. In totale si tratta di 859 casi, che in un modo o nell’altro sono ricollegabili alle vittime della schiavitù moderna.

Tanta volontà. Pochi fondi

Dopo una settimana, Joy siede sul sedile posteriore dell’automobile, la stanno portando in un domicilio provvisorio. Dei membri della diaspora nigeriana la ospiteranno finché non si troverà un lavoro. Non vuole tornare in Nigeria, neanche dopo quello che è successo, e per la quinta volta chiede quando “finalmente” le troveranno un microfono. Joy vuole cantare ed esibirsi di fronte al pubblico. E dice di doversi esercitare.

Inoltre chiede come fare per trovare un marito russo. L’attivista che è al volante si fa più brusca: “Se vuoi restare in Russia, impara innanzi tutto a mantenerti da sola”.

Joy, una delle ragazze nigeriane liberate

Negli ultimi sette anni “Alternativa” ha liberato circa mille persone. Viste le dimensioni della Russia, è poco, ritengono loro. Le richieste al loro numero verde arrivano sempre più spesso. Ma i soldi non bastano. I centomila rubli al mese (1.320 euro) che riescono a raccogliere grazie alle donazioni, è circa il 5% di quello di cui avrebbero bisogno per seguire tutti i casi. Per qualche vittima bisogna comprare i biglietti per tornare a casa, per qualche altra le medicine o il cibo, ad altri pagare dei corsi di canto o di massaggio, per cercare poi di inserirli nella società. Ma donazioni simili sono impossibili da raccogliere. E aiuti dallo Stato “Alternativa” non ne riceve. Quasi tutti i soldi vengono dal business di Melnikov, che ha diverse fabbriche, alberghi e anche quel bar con i narghilè dove siamo andati a fare l’intervista.

Durante il nostro colloquio, fa sei chiamate a suoi conoscenti (cerca un traduttore per le vittime) e bussa sempre tre volte sul legno, quando parla di qualcosa di cattivo (una superstizione russa). Stancamente si allunga sul divano. Sullo sfondo risuona un mix chill out. Melnikov scherza, dicendo che loro di “Alternativa” sono come la mafia siciliana, si incontrano sempre nella semioscurità di questo bar per decidere chi e come andare a difendere”.

“Noi, probabilmente, siamo i volontari più strani che abbia mai visto, non è vero?” mi chiede. E sembra compiacersene. Dice che con piacere si occuperebbe d’altro, ma non è ancora tempo di mollare. E, “sinceramente, mi dispiacerebbe farlo”.

Come vivono i transgender in Russia? 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond
Leggi di più

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie