I pazzi riti di iniziazione degli archeologi russi

Aleksandr Kryazhev/Sputnik
Chi è alla prima esperienza in uno scavo è sottoposto a un battesimo che prevede spaventosi percorsi notturni, ricerche tra i vermi e il dover mangiare una piccola quantità di esplosivo

Ogni studente russo di storia che sia stato in una spedizione archeologica sa cos’è l’iniziazione all’archeologia. “Gli archeologi sono per lo più non credenti”, dice Natasha Ilina, storica, guida e archeologa. “Ma questo campo scientifico riguarda la cultura e la vita quotidiana degli antichi, che erano profondamente intrise di religiosità. Quindi senti inevitabilmente di toccare qualcosa di sacro. È forse per questo che gli archeologi impiegano alcuni rituali e riti per connettersi con la Terra.”

C’è un “giorno dell’archeologia” non ufficiale in Russia (che si festeggia il 15 agosto), ma l’iniziazione di solito non avviene in questa occasione; le date variano. Una spedizione consiste in un gruppo di archeologi, guidati da un archeologo esperto. Ogni gruppo visita lo stesso sito anno dopo anno, scava, studia, ricerca e conserva manufatti storici. Naturalmente, in ogni spedizione ci sono tradizioni durature.

“Nella nostra spedizione a Rostislavl-Rjazanskij (un’antica città russa abbandonata nel XVIII secolo, 170 chilometri a sud di Mosca), la giornata più significativa è il 26 luglio, il giorno di Komljata, spiega Ilina. “In questo giorno, ci siamo imbattuti in un pezzo di un’antica croce di pietra bianca con questo nome inciso sopra, un raro artefatto pre-mongolo.” Quelle spedizioni che non hanno “giorni speciali” di solito fanno l’iniziazione nell’ultimo giorno della campagna di scavi. Ma il rito è inevitabile.

“Ancora non sappiamo cosa gli è successo”

Solo pochi archeologi hanno accettato di parlarci dell’argomento. “Ogni spedizione vuole mantenere segreti i propri riti per una ragione ovvia: non vogliono che i neofiti abbiano idea di cosa potrebbe accadere loro durante il rito”, dice Jan, un archeologo esperto della Seconda Guerra Mondiale. Sia Jan che Natasha concordano sul fatto che l’obiettivo principale dell’iniziazione sia “testare” se i novellini hanno quello che serve per lavorare come archeologo in futuro. Ed è anche per questo che l’iniziazione viene solitamente eseguita verso la fine della stagione: se fosse all’inizio, la maggior parte delle matricole se la darebbe a gambe, capendo quanto sia dura l’archeologia.

“Gli archeologi esperti di solito spaventano i principianti fino a farli tremare”, ride Jan. “Dicono cose del tipo ‘L’anno scorso, alcuni ragazzi sono scomparsi durante il rito di iniziazione. Non sappiamo ancora che cosa gli sia successo. Durante la nostra spedizione, i tirocinanti erano bendati, con le mani legate, e venivano guidati su un pendio ripido e scivoloso durante la notte. Indossavano i vestiti peggiori che avevano, perché si cade molte volte durante questa spedizione alla cieca”, dice Jan.

“Un’altra volta, stavano lì con gli occhi bendati, e l’archeologo anziano prese una motosega, tolse la catena, la accese e cominciò a toccare le braccia e le gambe dei neofiti con la sega mentre respirava affannosamente”, racconta Vadim, un archeologo che ha lavorato nella Russia centrale. “Uno studente cadde in ginocchio, implorando di non essere segato in due e promettendo di lavorare duro. Fortunatamente, anche questo faceva parte della cerimonia.”

Perché spaventare gli studenti? Beh, perché scavare tombe e ritrovare cadaveri è un affare spaventoso. Inoltre, quasi ogni iniziazione include il rito di ricoprire i novizi con sporcizia e argilla, versando acqua su di loro e spesso frustando gli studenti con ortiche. “È una sorta di battesimo con la potenza degli elementi con cui ogni archeologo lavora; terra e acqua”, spiega Natasha.

Ama la Terra come te stesso

Ogni iniziazione all’archeologia è “unica” e dipende dal periodo in cui si tengono gli scavi e dalla zona: le spedizioni nella Russia centrale recitano scene con “principi” e “boiardi”; le persone che lavorano nelle regioni meridionali, un tempo territorio dell’Orda d’oro, sono vestiti come khan e guerrieri tatari. Uno degli obiettivi principali è insegnare ai neofiti a combattere la paura e il disgusto. “Versiamo dell’acqua in un contenitore, lo riempiamo di vermi e ci buttiamo dentro una chiave. I neofiti devono trovare la chiave il più velocemente possibile”, racconta Natasha. Un’altra attività popolare consiste nel trovare (usando una mappa e scavando) una bottiglia di vodka sepolta in profondità sotto sporco, polvere, sabbia e spazzatura.

Vi sembra un gioco da ragazzi? Le cose si fanno serie negli scavi sulla Seconda guerra mondiale. “Il sito di scavo è a circa due chilometri dal campo base. Di notte, questa è una passeggiata piuttosto spaventosa attraverso i boschi, non resa migliore dal fatto che il terreno è pieno di cadaveri. I neofiti devono raggiungere il sito e tornare indietro. Per dimostrare che sono stati lì, devono portare un valenok (scarpe di feltro delle truppe sovietiche in inverno) o una maschera antigas, presa dallo scavo. Questo è un test della paura”, dice Jan.

Per superare la prova di iniziazione, i neofiti, in alcune spedizioni di scavo in campi di battaglia della Seconda guerra mondiale, mangiano TNT presa da munizioni abbandonate. “Bisogna mangiare un minuscolo pezzo di esplosivo portato alla luce e ingoiarlo con la vodka. Il tritolo ha un sapore disgustoso. Molti dopo vomitano. Ma questo è quello che serve per diventare parte dell’archeologia di guerra”, continua Jan.

L’iniziazione è solitamente completa con un giuramento. Uno famoso dice “Giuro di amare la Terra come me stesso”. Un altro: “Giuro di rischiare la mia vita per la scienza storica, proteggere l’onore della spedizione e seppellire i tombaroli nelle tombe che stanno saccheggiando”.

Inoltre, c’è l’abitudine di regalare alle reclute qualche piccolo ritrovamento o dono. Può essere un frammento di ceramica o una maglietta con l’anno di iniziazione. Gli archeologi di guerra sono i più strani in questo. “I membri delle spedizioni della Prima guerra mondiale e della Seconda guerra mondiale si scambiano spesso amuleti speciali: specialmente ciondoli fatti di schegge e proiettili estratti dai cadaveri”, dice Jan. “Si ritiene che se questo pezzo ha ucciso qualcuno in passato, un giorno salverà la vita di chi lo indossa. Ne ho uno anche io: un proiettile del 1941, calibro 7,62 mm.”

Scavano nel centro di Mosca e trovano un tesoro 

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